Nipotini, figlio e nuora ad attenderlo, ma anche una notevole folla di giornalisti. E’ atterrato all’aeroporto Marconi di Bologna, Romano Prodi, di ritorno dalla missione in Mali come da programma. Anche se rimette piede sul suolo italiano masticando amaro per quella candidatura al Quirinale bruciata alla quarta votazione.

“Grazie dell’accoglienza, mi ricorda i vecchi tempi, ma non ho nulla da dichiarare”, afferma l’ex premier nella sala arrivi del Marconi. Qualche caramella scambiata con uno dei nipotini, qualche timido applauso tra i viaggiatori che lo riconoscono.

“Sulle frasi di Grillo non commento”, prosegue. E a chi gli chiede se è deluso da quello che è successo, con la rielezione di Napolitano al Quirinale dopo la sua bocciatura, la risposta amara dell’ex presidente del consiglio è stata lapidaria: “Per nulla. Solo molto sereno, non mi sento tradito”.

Pochi minuti e Prodi arriva a casa sua, in via Gerusalemme. Anche lì lo attende un folto gruppo di giornalisti, accalcato sulla soglia del portone di casa sua. Lui scende dalla macchina e saluta con una battuta: “Perché tutta questa gente non sono mica il presidente della Repubblica?”. La prima domanda è di rito. È su Napolitano rileletto Capo dello Stato proprio mentre lui si si trovava seduto in auto, diretto a casa dalla moglie Flavia. “Non l’ho sentito, ho saputo ora la notizia. Ma gli faccio i miei migliori auguri”.

Non si lascia andare ad altro Prodi. Nessun commento politico, nessuna dichiarazione su quel Pd che dopo avergli dato la tessera numero 1 lo ha tradito, scrivendo la parola fine alla sua corsa per il Colle. Nessuna parola per chi lo ha tirato dentro l’agone politico, in un gioco al massacro. E nemmeno per quella folla radunata che grida ‘vergogna’. in piazza a Roma No, sulla politica in tempesta oggi il professore non si esprime. “Su quello che è successo non ho nessuna riflessione” taglia corto. “Nessuna”. Anzi di più: “Encefalogramma piatto”.

Ma è il volto a parlare per lui. Un viso tirato, forse anche per il lungo viaggio dal continente nero, rivela l’amarezza nascosta nella voce: “Non sono deluso, sono sereno. È il Paese a preoccuparmi da molto tempo”. E poi facendosi spazio, saluta i giornalisti che lo incalzano: “Ora lasciatemi andare a casa, ho fatto 16 ore di viaggio”.

di Martina Castigliani