Beppe Grillo rivolge una sola domanda al segretario Pd: “Perché il no inflessibile a Rodotà da parte di Bersani?”. Il leader dei 5 Stelle in un post sul suo blog si rivolge al segretario democratico e lo invita a convergere sul nome del terzo candidato delle Quirinarie. Dopo il ritiro di Milena Gabanelli e Gino Strada, il giurista è infatti il nome ufficiale scelto dal Movimento mentre il centrosinistra, dopo la “bocciatura” di Franco Marini, ha deciso di proporre per il Quirinale Romano Prodi. In caso di elezione di Rodotà, inoltre, Grillo ha promesso un “patto di governo”.

Si tratta di un “quesito a cui non c’è risposta – prosegue Grillo – , della serie chi siamo? dove andiamo? esiste l’intelligenza sugli altri pianeti e nel pdmenoelle?”. E ricorda la notte della trattativa tra i democratici: “Ieri notte i gloriosi resti dello ‘squadrone’ (copyright Bersani) si sono riuniti per valutare una rosa di nomi. Si dice che abbiano spaziato da D’Alema a Amato, da Mattarella a un Marini redivivo, a Prodi, gli unici esclusi sono stati Renzi, il sindaco fantasma di Firenze, per motivi di età, Berlusconi perché ufficialmente di un altro partito e Stefano Rodotà per motivi sconosciuti, forse perché non corruttibile. Un peccato mortale in politica”.

Il leader 5 Stelle ricorda anche il curriculum del candidato, che definisce “di tutto rispetto”. Infatti “ha insegnato nelle università di Macerata, Genova e Roma, dove è stato professore ordinario di diritto civile e gli è stato conferito il titolo di professore emerito. Ha insegnato in molte università europee, Stati Uniti d’America, America Latina, Canada, Australia e India. Professore invitato presso l’All Souls College di Oxford e la Stanford School of Law“. E ancora: “Insegnato presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Collaborato con il Collège de France. Laurea honoris causa dall’Università Michel de Montaigne Bordeaux 3 e dall’Università degli Studi di Macerata. Ha scritto e curato numerosi saggi, tradotti in inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese”.

E avanza delle ipotesi per cui Bersani e il suo partito non vogliano votarlo: “Troppo colto? Troppo indipendente? Troppo onesto? Troppo popolare? Troppo presidente di tutti? Troppo pericoloso per i processi di Berlusconi? Troppo intransigente verso scandali come MPS? Io vorrei una risposta da Bersani, non lo capisco, non riesco a capacitarmi del fatto che il suo partito non voti Rodotà”. Gli ricorda che “proviene dalla sua area politica”, che è “un uomo integerrimo”. E conclude: “Se votato da Pd, Sel e M5S dal quarto turno avrebbe la maggioranza necessaria per essere eletto. Perché no? Bersani questo lo devi spiegare al Paese. Perché no? Se non c’è un motivo allora significa che ci sono dei motivi inconfessabili. Perché no Bersani?”.