”L’estate delle stragi, mio padre incontrò a Cortina Licio Gelli. I magistrati hanno trovato anche i riscontri”. Era il settembre del 2009 quando Massimo Cincimino raccontò questo episodio in una intervista. Forse per questo il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi e il pm Roberto Tartaglia hanno interrogato l’ex capo della P2 che ha 94 anni. Un’audizione che si è svolta alla procura della Repubblica di Arezzo. Gelli, accompagnatao da un legale che non ha partecipato, è stato sentito come persona informata sui fatti, quindi non ha potuto avvalersi della facoltà di non rispondere.

”Nel ’92, c’erano dei progetti politici di nuovi partiti, credo – aveva raccontato Ciancimino jr – che si siano confrontati su questo. Ma c’è un’inchiesta in merito” aveva aggiunto riferendosi all’indagine sulla trattativa Stato-Mafia per cui oggi la Cassazione ha disposto la distruzione delle intercettazioni Mancino-Napolitano. Proprio sull’ex ministro dell’Interno Ciancimino aveva detto: ”Non ho nulla da rimangiarmi su Nicola Mancino, che mi ha querelato. Quando si voleva aprire un canale per la trattativa, era stato fatto il nome suo e di un altro ministro. Che poi mio padre non trovo’ in Mancino l’interlocutore che voleva…, infatti sono venuti fuori anche altri nomi, oggetto d’indagine”.

Il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo aveva anche ricordato celle visite del boss Bernardo Provenzano nella loro casa a Roma, della ”necessità del padre di oliare i meccanismi con soldi ai politici, per i suoi affari sul gas”, dell’ultimo messaggio dal carcere di Totò Riina e di alcuni personaggi coinvolti nelle indagini su via D’Amelio. ”Franco-Carlo, uomo delle istituzioni, intensificò le sue presenze da noi nell’estate delle stragi. Mi sembra che si fosse salutato anche con l’uomo dal viso deformato, che frequentava casa mia anche per altre ragioni”.