Minorenni con problemi neuro-comportamentali ricoverati nel reparto di psichiatria per adulti, fianco a fianco con casi da Tso (trattamento sanitario obbligatorio) o altre gravi patologie. Con un rischio grave per possibili episodi di violenza. Tutto questo nonostante la struttura ospedaliera sia dotata di un reparto ad hoc, inaugurato nell’ottobre 2010, ma mai entrato in funzione. Succede all’ospedale San Paolo di Milano. Il caso, clamoroso e inquietante, è stato sollevato da una lettera, sottoscritta da diverse sigle sindacali, inviata, nei giorni scorsi, al tribunale dei Minori, alla giunta Regionale e al sindaco Giuliano Pisapia.

La vicenda è tanto grave quanto paradossale. La richiesta di un reparto dedicato ai minori arriva, infatti, direttamente dall’amministrazione comunale. Palazzo Marino lo chiede alla Regione. E questo nonostante un reparto del genere a Milano già esista, ed è quello del San Paolo. Peccato, però, che pur esistendo i muri, la struttura non funzioni, fatto salvo per un piccolo spicchio dedicato ad attività ambulatoriale. E pensare che nell’ottobre 2010, a pochi mesi dalla tornata elettorale della primavera successiva, al San Paolo arrivò l’allora sindaco Letizia Moratti con tanto di forbici inaugurali. Ci fu il taglio del nastro, e solo questo. Consumato il siparietto di propaganda, il reparto è stato dimenticato. Di più: nel quartiere popolare del Corvetto continua a vivere una struttura fatiscente dedicata ai piccoli pazienti. Struttura che, nei progetti, doveva essere chiusa per dare vita al nuovo reparto del San Paolo. Nulla, naturalmente, è stato fatto.

E così, ora, i sindacati suonano l’allarme. Perché quello che si poteva fare non è stato fatto. Naturalmente gli episodi registrati all’interno del San Paolo, episodi, gravi, di ordine pubblico, sono solo la punta di un iceberg che indica, ciò che a Milano oggi rappresenta una vera e propria emergenza: l’aumento esponenziale di richieste di ricovero di minori affetti da problemi neuro-comportamentali. Fino ad oggi, la storia è rimasta sotto traccia, visto che i vari casi venivano gestiti spostandoli nelle strutture di Monza, Pavia e Brescia, ospedali cioè dotati di reparti adeguati. Ora però la soglia di guardia è stata superata e i sindacati segnalano come da settimane ormai molti ragazzi (anche di età inferiore ai 14 anni) vengano smistati nel reparto psichiatrico per adulti.

Un dato, si legge nella due pagine sindacali inviate alle istituzioni lombarde, che segna almeno tre emergenze: “L’inadeguatezza della struttura per adulti, la mancanza di personale dedicato ai minori, e un’adeguata integrazione terapeutica”. Quindi si fissa il punto “sull’aumento costante di richieste di ricoveri”. Tanto più che “non si può tamponare questa mancanza continuando a ricoverare il minore nelle strutture per maggiorenni” dove, per paradosso, “le tutele previste per la riduzione dello stigma del paziente psichiatrico adulto sono inadeguate per il minore”.

Ad oggi, però, le cose stanno così e pare difficile che possano cambiare a breve. Il motivo è semplice: le caratteristiche ambulatoriali date al reparto non permettono ricoveri oltre le 24 ore. Ma c’è di più: la struttura attualmente è dotata di un primario e appena tre medici. Poco, anzi pochissimo. Anche per l’attuale direttore generale Enzo Brusini che poche settimane fa ha inviato una mail alla Regione chiedendo che il reparto venga dotato da almeno sette medici, dodici infermieri, uno psicologo e un educatore. Insomma, la direzione mette le mani avanti, ma ai sindacati risponde che l’attuale situazione è legata alla spending review. Si taglia. O altrimenti, la Regione non pone ostacoli all’apertura, a patto, però, che l’azienda sanitaria si faccia carico di tutte le spese. E questo nonostante “il reparto psichiatrico per adulti – scrivono i sindacati – è inadeguato dal punto di vista strutturale, ambientale, relazionale e strumentale”, perché “i minori devono essere messi in luoghi a loro dedicati, attenti ai loro bisogni e alla loro sofferenza”. Insomma, la città chiede aiuto, ma, come troppo spesso accade, la politica si gira dall’altra parte. E lo fa, anche quando di mezzo ci sono bambini e ragazzi.