Sanzioni per oltre 5 milioni di euro agli ex vertici del Monte dei Paschi di Siena, collegio sindacale incluso. E’ quanto disposto, riferiscono all’Ansa fonti finanziarie, dalla Banca d’Italia in relazione alle gravi violazioni nella gestione della banca senese. Per l’ex presidente Giuseppe Mussari e l’ex direttore generale Antonio Vigni la multa sarebbe superiore a 500mila euro mentre per l’ex capo finanza Baldassarri ammonterebbe a circa 400mila euro.

In particolare le sanzioni sono state irrogate, rilevano le fonti, a seguito degli accertamenti ispettivi e per la violazione del controllo dei rischi e le carenze degli organismi di controllo. Si tratta di importi particolarmente elevati, anche tripli rispetto alle normali sanzioni, a causa della gravità delle fattispecie. In ogni caso, si tratterebbe di sanzioni per comportamenti individuali.

Il conto più salato, in ogni caso, resta quello della stessa banca. Nell’ambito dell’azione di responsabilità che verrà valutata dagli azionisti alla prossima assemblea, è stata formulata una richiesta di danni per complessivi 1,2 milioni di euro a carico degli ex manager e delle banche controparti delle operazioni di finanza tossica che nell’ultimo bilancio, chiuso in rosso per 3,17 miliardi, hanno comportato perdite per oltre 700 milioni nei conti di Mps. 

Secondo la relazione che accompagna la proposta, Mussari era coinvolto direttamente nella gestione della “finanza allegra” del Monte dei Paschi di Siena, anche se non aveva le deleghe necessarie per gestire la banca. “L’ex presidente si è anzitutto ingerito direttamente nella gestione della banca pur non avendo ricevuto delega dal consiglio e ha violato il canone della diligenza richiesta dall’articolo 2392 del codice civile – tenuto oltretutto conto dello standard di condotta esigibile da un avvocato con vasta esperienza nel settore bancario e finanziario”, recita il documento.

Inoltre l’ex presidente – si legge sempre nella relazione -ha agito perseguendo interessi estranei e contrari a quelli della società – tra cui quello di preservare la propria leadership -, contribuendo decisivamente a realizzare l’operazione con Nomura, allo scopo di occultare la perdita sulle notes Alexandria, che si sarebbe altrimenti riflessa sul risultato dell’esercizio 2009, in misura tale da impedire il conseguimento di un utile d’esercizio”.

Il deus ex machina del confezionamento derivati del Montepaschi, poi, secondo gli attuali amministratori era Vigni e pertanto spetta a lui rispondere di tutti i danni. Vigni, si legge nel documento con riferimento al confezionamento dell’operazione strutturata con Deutsche Bank, ne ha definito “tutti i termini essenziali e ha inoltre sottoscritto i documenti contrattuali principali – gli originari total return swap del dicembre 2008 -. Tali circostanze sono espressive del suo diretto e fattivo coinvolgimento nell’operazione”.