A volte sembra che il Parlamento sia solo un format della mitica “Telecalifornia”, pensata da Nanni Moretti in Ecce Bombo.

Quella alla quale Nanni dice “Vito, intervistate Vito che sa fare molto bene il giovane…”.

Le uniche sedute in streaming che mi incuriosiscono sono quelle di chi crede davvero che far parlare due tizi davanti a una telecamera sapendo che essa li sta riprendendo, equivalga a VEDERE la verità. Paradossi, me ne rendo conto.

Anni di Grandi Fratello e veder ruttare dei nullafacenti non sono serviti a comprendere un concetto chiave della comunicazione: appena accendi quella lucetta rossa, la verità muore e si entra in un’altra dimensione; la più insidiosa, perché non è il falso il nemico del vero, bensì il verosimile.

E così, ci bastava ricordare come i richiusi nella casa del GF, consci di esser ripresi, si lanciavano in  comportamenti del tutto posticci che avevano come unico scopo di apparire personcine intelligenti (meglio ancora “simili”) a quelle che li stavano guardando e di evitare le nomination, per fuggire ad ogni tentativo di riprendere/riprodurre il vero perché semplicemente, nel vero esiste una parte di occulto e di fuori inquadratura che è determinante e, grazie a Dio, fuori dalla nostra portata.

Quanti dei vostri amori, dei vostri posti di lavoro o delle vostre relazioni amicali, sopravviverebbero se, a vostra insaputa, qualcuno vi stesse riprendendo? Ve lo dico io, solo quelle così mature e profonde da capire che molto di ciò che hanno visto, non è Il Vero.

E soprattutto, quanti di voi riuscirebbero a credere che quello che state vedendo nelle immagini sei proprio tu? 

Certo, se lo streaming parlamentare fosse di 24 ore su 24 (notti, ristoranti, scopate e abluzioni incluse) e risultasse talmente insistente da venire dimenticato e diventare una sorta di Candid Camera le cose sarebbero diverse, ma così com’è è inutile.

C’è modo di rimediare, ma la puzzetta di broccolo da riunione di condominio in casa Cecioni (cercatevi la sora Cecioni della grande Franca Valeri)  sommata alla mortificazione dei nostri cervelli, dello streaming fra Bersani e i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle, rimarrà per un po’ nel nostro naso. 

Perché la vera trasparenza non è costringere qualcuno davanti ad una telecamera, ma conoscerlo talmente bene dal non aver bisogno di quella stessa telecamera, e sapere cosa farà del nostro mandato appena la lucina scomparirà.

Ma nel nostro naso c’è anche altro, ben più grave, e non ci è arrivato con lo streaming, ma con la memoria (olfatto e ricordi sono collegati). Ci sono le facce di coloro che in un paio di decenni hanno ridotto l’Italia in questo modo e ci sono quelle di coloro che non lo hanno impedito, per incapacità o malafede è ormai inutile indagare. Io ad esempio non ho votato, non l’ho fatto perché una cosa, una sola, semplice cosa preliminare, da vent’anni chiedevo al centrosinistra e lui non l’ha fatta; ripristinare una condizione di normalità democratica attraverso una legge sul conflitto d’interessi che riesca ad emanciparci dall’interminabile film di Tomas Milian (Tomas lo sai che ti amo, non offenderti) di cui siamo stordite comparse dal 1994.

La stessa cosa che auspicavo come preliminare nel dialogo fra PD e Cinque Stelle, superino – pensavo – questa anomalia tutta italiana di Silvio e procedano (insieme o sfidandosi con programmi diversi) a rimettere in piedi questo posto.

E puntuale ieri vengo trafitto da una domandina di Grillo:“Perché il PD non vota conflitto d’interessi e ineleggibilità di Berlusconi?”. Sono vent’anni che mezza nazione se lo chiede Beppe, alcuni miei amici sono tuoi elettori anche a causa di questo mistero. A questo, caro Bersani, avresti dovuto rispondere anche a telecamere spente, sono vent’anni che promettete di farlo e non lo avete mai fatto; perché?

Ma ormai è inutile, perché le cose stanno così e “nulla è più ostinato di un fatto”. Un altro fatto è che nella nostra vita di ex elettori del centro sinistra c’è il PD, e alla fine della stesura di questo post, apprendo che nei prossimi giorni Matteo Renzi sarà ospite di Amici. Mi alzo di scatto e frugo dietro lo specchio di casa, sperando di essere su Scherzi a Parte.

A questo punto corro a pettinarmi, è evidente che Telecalifornia è di nuovo in agguato e io non so più fare il giovane.