Insomma, suvvia, si tratta di un utile strofinaccio, è solo una foto innocente, non si tratta mica di istigare a delinquere, dove è finito il senso dell’umorismo, quanto clamore, con tutti i problemi che ci sono in questo paese!

Quindi ha fatto male la ministra Fornero a chiedere il ritiro dell’ormai notissima pubblicità dello strofinaccio che esalta i suoi talenti nell’eliminare tutte le tracce usando la raffigurazione di un femminicidio? No, ha fatto bene.

Intento censorio eccessivo, lesivo della pur discutibile libera scelta creativa di chi ha ideato slogan e immagine a corredo?

Per niente, anzi quei cartelloni stanno lì da troppi giorni, nonostante le proteste.

Nella vicina Spagna una pubblicità commerciale di questo genere (non ci dimentichiamo che stiamo parlando di un espediente per vendere, e non di una campagna informativa, culturale o di un attacco artistico) i cartelloni non sarebbero nemmeno stati stesi per le strade: uno degli interventi dei primi anni del governo Zapatero fu quello di istituire, senza suscitare clamori e paura di eccessi censori, un ufficio governativo che controlla che la pubblicità della tv, della radio, della carta stampata e della cartellonistica non sia lesiva della dignità umana, e che in particolare non contenga elementi sessisti, razzisti, omofobi e di strumentalizzazione del corpo.

Non è solo ridicolo che l’azienda del napoletano, e chi la difende, giustifichi la scelta pubblicitaria commerciale citandone il carattere (furbescamente) bipastisan e presuntamente ‘dolce’ vista l’assenza di sangue o di armi nella fotografia.

E’ una pubblicità allusiva, è stato detto dai responsabili. Allusiva a che? Al femminicidio, all’omicidio? Per vendere si può alludere in modo soft alla morte violenta procurata, e rimuovere così la realtà brutale che sta dietro le soffici allusioni.

Giusto: dato che di scherzo ironico alla Hitchcock si tratta (è stato persino scomodato il grande regista per vagheggiare la bontà dell’operazione di immagine, aiuto!) perché autocensurare la creatività dei creativi pagati per i cartelloni e non aggiungere gli schizzi di sangue e cervello, per rendere meno ipocrita e più vivido il messaggio?

Tanto è per scherzare, e offrire un sorriso carico di sense of humor sul triste fenomeno del femminicidio, (130 donne ammazzate nel 2012) ma anche ricordare che l’emancipazione delle donne è compiutamente realizzata in Italia, specie nel sud del paese, visto che si può ritrarre anche una donna che pulisce le tracce di un omicidio.

L’Italia, il paese dove tutto si può rimuovere, e tirare avanti, sorridendo: dignità, intelligenza, educazione, responsabilità, diritti. Chissene.