Partiamo da due constatazioni. Napolitano può conferire l’incarico soltanto a una personalità intorno alla quale esista una ipotesi di maggioranza corroborata dalle intenzioni di voto dei gruppi parlamentari. L’unica maggioranza politicamente sensata che si può formare nell’attuale Parlamento coinvolge centrosinistra e Movimento 5 Stelle.

In questo blog abbiamo più volte sostenuto che Bersani dovrebbe fare un passo indietro e rinunciare all’incarico. Al segretario del Pd va riconosciuto il merito di aver tentato di formare un governo con grande onestà e senso di responsabilità. Ma è giusto che ora si traggano le conseguenze non tanto della campagna elettorale fallimentare e di retroguardia che ha condannato il Pd alla “non vittoria”, quanto piuttosto della linea politica piatta e incerta tenuta dalla segreteria negli ultimi dodici mesi.

Il mesto appiattimento sulla linea Monti su temi che alla sinistra avrebbero dovuto essere cari come l’austerità e il lavoro (basti pensare all’Articolo 18 e all’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione), il corteggiamento quotidiano allo stesso Monti e alla banda di impresentabili riunita attorno a Casini (tra cui, ricordiamolo, anche Fini), la cronica incapacità di intraprendere nuove battaglie di civiltà, eguaglianza e giustizia come la parità di diritti per gli omosessuali e il reddito minimo garantito, le amnesie sui conflitti di interesse, la sostanziale indifferenza per la comunicazione (che ha portato Bersani a concludere la campagna elettorale in un teatro del centro di Roma, lontano dalle aree nevralgiche del voto, mentre Grillo riempiva la piazza storica della sinistra).

Tuttavia, il passo indietro di Bersani avrebbe senso se e solo se fosse chiaro chi, al suo posto, potrebbe assumere l’incarico con successo. Ottenere la maggioranza in Parlamento, certo, ma soprattutto garantire su un accordo di programma tra centrosinistra e M5S, sia pure un programma di corto respiro, cui corrisponda una “fiducia a punti” come la patente, come ha proposto Antonio Nicita su questo giornale. Giova ricordare ancora una volta che, sul piano programmatico, M5S e Pd sono altamente compatibili, lo stiamo dimostrando giorno per giorno nel blog “Programmi in Movimento”.

Il Movimento 5 Stelle dovrebbe indicare chiaramente una (o più) personalità di garanzia che ritiene adeguate a guidare il governo. A tale governo dovrebbe impegnarsi a concedere la fiducia a punti suggerita da Nicita. È pronto il M5S ad assumersi tale, ovvia, responsabilità, e sulla base di essa a cercare il dialogo col Pd? O vuole solo impedire la formazione di un governo, qualsiasi governo, nella speranza che la situazione politica ed economica precipiti, che Bersani si umili nella ricerca dei voti del Pdl e che questo garantisca a Grillo una manciata di voti in più alle prossime elezioni?