I risparmiatori ciprioti sono senza contanti e i dipendenti delle banche dell’isola manifestano perché temono di perdere il posto. Ma dalla crisi di Cipro c’è anche chi ne uscirà sicuramente vincitore: la criminalità organizzata. Il prelievo dai conti – secondo Ranieri Razzante, presidente dell’Associazione italiana dei responsabili anti riciclaggio e blogger del Fattoquotidiano.it – non peserà di sicuro su chi ha depositato denaro sporco, che sarà ancora più interessato a investire nell’isola e sfruttare i vantaggi fiscali perché “la tassazione sui depositi legittima il riciclaggio“. Mentre tutti gli abitanti dell’isola cercano di mandare all’estero i risparmi per metterli al sicuro, infatti, risultano meno sospetti i movimenti finanziari dei malintenzionati, interessati a spostare denaro per ripulirlo.

Il ministro delle Finanze cipriota, Michael Sarris, ha avvertito nei giorni scorsi che le perdite per i correntisti con depositi oltre 100mila euro potrebbero arrivare a toccare l’80 per cento. Un prelievo massiccio, ma che non spaventa chi mantiene denaro sporco nell’isola grazie a prestanome che, secondo Razzante, è già abituato a sacrificare fino al 40-50 per cento per riciclare il denaro occultandone completamente la provenienza (considerando commissioni, intermediari e altre spese).

Alla radice del problema c’è la debolezza delle normative anti riciclaggio cipriote. A tal proposito è intervenuto nei giorni scorsi anche il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, che ha segnalato “preoccupazione” per il tema e ha accolto con favore il fatto che Cipro abbia accettato una verifica indipendente da parte delle autorità europee contro il riciclaggio. “Cipro tutela il segreto bancario“, spiega il numero uno dell’associazione anti riciclaggio, “perché le banche locali non collaborano con quelle estere per la trasparenza dei conti”. Si sono accumulati così circa 70 miliardi di dollari depositati nelle banche di Nicosia, di cui quasi un terzo arriva dall’estero e circa 9 miliardi da Mosca e dintorni.

Ma i guadagni della criminalità organizzata nella bufera cipriota non si limitano ai benefici fiscali e a una più facile circolazione del denaro. Quando saranno sbloccati i depositi non assicurati sopra i 100mila euro, congelati in base all’intesa raggiunta settimana scorsa con la Troika, rischia di scattare una corsa agli affari tra le organizzazioni clandestine che aiuteranno a fare uscire capitali leciti e illeciti in cambio di una percentuale. Viceversa chi ha denaro sporco sarebbe felice di pagare una tassa per ripulirlo spostandolo.

“Il clima di Cipro favorisce quindi faccendieri, commercialisti e colletti bianchi che ripuliscono il denaro delle mafie spostandolo”, riassume Razzante, “creando un circolo vizioso, perché le banche colmeranno le perdite subite facendo entrare senza controlli capitali esteri”. E conclude: “In questo contesto devono fare attenzione anche le banche italiane, controllando i flussi di denaro provenienti da Cipro”.