La politica nuova e libera dagli inciuci passa dallo streaming nelle sale del Palazzo. O almeno, così la pensano i 5 Stelle, promotori della trasparenza nei confronti degli elettori via webcam. L’ultimo incontro sotto i riflettori è stato il faccia a faccia tra la delegazione del Movimento con Roberta Lombardi e Vito Crimi, rispettivamente capigruppo di Camera e Senato, e il presidente incaricato Pierluigi Bersani. Tutto pubblico, tutto online. E se la trasparenza uccidesse la trattativa politica?

A pensarla così è Pierluigi Battista, che oggi sul Corriere ritiene l’incontro in diretta sul web “una recita, pura fiction”. Se i nostri padri costituenti ad esempio, “avessero discusso in streaming sulla Costituzione che stavano preparando, probabilmente non avrebbero discusso in totale libertà”. La riservatezza, insomma, “non è certamente un disvalore” visto che “nella storia i momenti che hanno prodotto anche i migliori risultati, non sono stati trafitti dalle luci abbaglianti dello streaming”. In più, “la trasparenza totale e senza residui contiene paradossalmente un’idea autoritaria della vita e della politica”. Critico verso la “casa di vetro” anche Massimo Gramellini che sulla Stampa scrive: “Sapersi osservati induce a compiere uno sforzo di autocontrollo che sconfina nella finzione. Poiché l’orgoglio ti impone di mostrarti duro e puro agli occhi del mondo, perdi intelligenza, capacità di ascolto, elasticità”. Fino a che non si spengono le telecamere. A quel punto, allora “la casa di vetro abbassa le persiane e si comincia, orrore, a fare politica”.

Non la pensa così Giovanna Cosenza, docente dell’università di Bologna ed esperta di comunicazione politica: “Sono contro la retorica della trasparenza che, però, oggi vince. Non credo che lo streaming sia un bene o un male in assoluto. E’ un mezzo come un altro”. Ma era fiction quella che abbiamo visto? “Quando un incontro è mediatizzato, non c’è spontaneità. Devi credere alle parole che vengono mostrate. C’è da dire, però, che oggi questa modalità è considerata un valore che si contrappone agli intrighi e all’opacità delle istituzioni”. Crede che però uccida la trattativa? “Dipende. L’importante è che venga perseguito il bene comune. In ogni caso, se per raggiungere questo obiettivo è necessario tenere informazioni o incontri riservati, i cittadini capiranno”.

La trasparenza come proposta dai 5 Stelle è un’arma a doppio taglio per Stefano Epifani, docente di tecnologie applicate alla comunicazione alla Sapienza ed esperto di open-government: “Da una parte si rischiano eccesso di voyeurismo e strumentalizzazione per intimidire o ricattare l’avversario politico”. In questi casi, “è facile far passare per una maggiore apertura un atteggiamento parapopulista e demagogico”. A questo si aggiunge tuttavia l’opportunità che lo streaming rappresenti un passo “per incrementare la partecipazione dei cittadini nel processo decisionale”, anche se Epifani sottolinea che i 5 Stelle, dal silenzio stampa chiesto ai neoeletti al caso dei dissidenti per l’elezione di Grasso, sono “i primi” a non presentarsi come “casa di vetro”.

Lo streaming, inoltre, è soltanto un punto di vista, osserva Filippo Sensi, vicedirettore di Europa e blogger di Nomfup, che potrebbe anche “generare fraintendimenti e trasformarsi in un surrogato della politica, suggerendo che basta accendere i riflettori per pulire l’aria. Ma lì non risiede la verità”. Una posizione spiegata anche nell’articolo “Contro il mito dello streaming” pubblicato oggi sul sito del quotidiano: “Senza il web – si legge – l’incontro di questa mattina tra Bersani e la delegazione Cinquestelle sarebbe stato diverso, un’altra rappresentazione. E non solo perché, banalmente, ognuno recita una parte a favore di telecamera. Ma il fatto stesso che la diretta incentivi alcuni comportamenti e non altri contraddice il mito della trasparenza assoluta, figlio in fondo dell’idea che la politica sia una cosa semplice, un linguaggio diretto, un codice senza codice. Non è così”.

Klaus Davi, al contrario di quanto sostengono Battista e Gramellini, ritiene invece che lo streaming non elimini la tradizionale segretezza della trattativa. “E’ vero, c’è la componente della recitazione. Ma la sensazione è che quella ‘vera’ non venga fatta lì. La trattativa segreta infatti non morirà mai”. Certo, possiamo pensare agli esempi di trasparenza e partecipazione in Islanda, ad esempio, “ma culturalmente – prosegue Davi – nel confronto politico in Italia permane un ampio margine di ‘non detto’ ed è ipocrita affermare il contrario”. Un esempio? ” Quando dicono: ‘sul presidente della Repubblica non si tratta’. E invece no, si tratterà eccome. Ma lontano dalle webcam”. La fiction, però, impone limiti di verità. “Lo streaming è diverso dalle telecamere, anche se attutisce la realtà. Vengono commesse gaffe, dette mezze parole significative”. Curioso però, rimarca Davi, che i promotori della trasparenza 5 Stelle abbiano deciso di non trasmettere la riunione dei senatori per la votazione del presidente del Senato. “Hanno ricordato la logica dei partiti, le direzioni del vecchio Pci a porte chiuse. E’ stato un errore, ma conferma quanto abbiamo detto”. Cioè? “Che la ‘vera’ trattativa non si fa online”.