Una lettera di F2i (Fondi Italiani per le Infrastrutture), di cui è entrato in possesso in esclusiva ilfattoquotidiano.it, potrebbe far saltare il progetto per il contestato inceneritore di Parma. Il documento “strettamente riservato e confidenziale”, datato 22 febbraio 2013, è indirizzato a Iren Spa, la multiutility di Parma, ed è firmato da Vito Gamberale amministratore delegato di F2i, il fondo controllato da Cassa e Depositi e Prestiti. Lo stesso fondo che sarebbe pronto ad acquisire il 49% di Iren Ambiente – la società che gestisce gli impianti di smaltimento di rifiuti del Gruppo Iren – per circa 80 milioni di euro. Un’acquisizione condizionata – secondo quanto ha riportato l’agenzia Radiocor – dalle vicende dell’inceneritore di Parma e del PAI (Polo Ambientale Integrato), che “sarà uno dei punti di forza della joint venture tra il gruppo energetico e F2i”. Senza Parma rischia di non concretizzarsi l’accordo Iren Ambiente e F2i e con esso il previsto “abbattimento” dei debiti di Iren, che seguirebbe all’assegno milionario promesso da fondo per le infrastrutture. Un rischio che sembra farsi più concreto.

Nella lettera Vito Gamberale ricorda infatti che l’avvio del procedimento penale in relazione a presunti illeciti connessi alla progettazione e costruzione del PAI “ha comportato l’integrazione e la modifica della struttura dell’accordo di investimento di F2i”. F2i ha richiesto “pareri legali” circa “eventuali rischi di confisca o demolizione del PAI” per tutelare la posizione del fondo dalle “eventuali conseguenze negative derivanti dal citato procedimento penale”. Ma i pareri dei legali di Iren “non hanno escluso o considerato comunque remoto che il PAI possa essere oggetto di confisca o demolizione”.

Il rischio che le vicissitudini giudiziarie dell’inceneritore possano mandare a monte la sua realizzazione è ancora elevato e, conseguentemente, secondo F2i, “non si sono soddisfatte le condizioni dell’investimento”. Anzi, in conseguenza dell’ordinanza del Tribunale del Riesame di Parma del 5 dicembre 2012, i legali di Iren “hanno evidenziato la possibilità di incolpazione con riferimento all’ipotesi corruttiva”.

Nella lettera firmata dall’ad di F2i si evidenzia la possibilità che la vicenda processuale si sviluppi con un aggravamento “della impostazione accusatoria” che porterebbe a non escludere “nuovi provvedimenti cautelari a valere sul patrimonio della società” o provvedimenti sanzionatori in capo a Iren per effetto della legge 231/01 sulla responsabilità amministrativa delle società. A impensierire il fondo F2i e Gamberale sono anche le “incertezze circa le entrata in esercizio del PAI entro la data ultima per beneficiare degli incentivi di legge”.

Le conclusioni che trae F2i sono chiare: “Allo stato, fino a quando non sarà delineata con chiarezza la risoluzione delle criticità relative al PAI, si ritiene opportuno sospendere l’investimento in IAM”. Laddove IAM sta per Iren Ambiente Spa, la divisione rifiuti di Iren. La lettera si chiude con un invito al confronto, “per valutare in buona fede su quali basi possano essere definiti i termini e le condizioni dell’accordo di investimento”. Tutto da rivedere, quindi, e prospettive tutt’altro che rosee per la possibile entrata di F2i in Iren Ambiente. Un accordo dato invece per certo da Roberto Bazzano, presidente di Iren. “Tutti gli atti sono a posto”, ha dichiarato Bazzano il 1 marzo a margine di un incontro dell’Osservatorio Utilities. “Ci prendiamo un mese per chiarire alcuni aspetti. L’obiettivo è chiudere entro metà giugno”.

Lo stesso 1 marzo, con una nota stringata alla stampa, Iren Ambiente aveva comunicato la partenza ufficiale della fase preliminare del Polo Ambientale Integrato (PAI) di Parma, mentre si erano accese le prime fiammelle del contestatissimo inceneritore, uno dei principali bersagli della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle e del neo-sindaco Pizzarotti. Per il momento, come previsto del piano, le fiamme stanno bruciando “solo gas metano”, ma dopo “circa 30 giorni” dall’avvio della fase preliminare Iren prevedeva di “portare a regime le apparecchiature e gli apparati”. Intorno al primo di Aprile, quindi, dovrebbe essere tutto pronto.

In realtà, alla luce dei contenuti della lettera di F2i, la partenza effettiva dell’inceneritore potrebbe essere un clamoroso pesce d’Aprile, che toglierebbe dall’impaccio il neo-sindaco, mettendo ancora una volta a nudo i gravi problemi finanziari della municipalizzata Iren e un modello di business – quello degli inceneritori – che avrebbe non poche ombre dal punto di vista economico.

Intanto, il 25 febbraio il Comune di Parma ha chiuso il bando per la realizzazione di una “Fabbrica dei Materiali“, un progetto che prevederebbe un impianto di trattamento meccanico biologico (TMB) dei rifiuti “al fine di minimizzare il ricorso allo smaltimento e di utilizzare gli stessi materiali come risorsa per fini non solo ambientali ma anche economici e sociali”. La “fabbrica” sarebbe un’alternativa all’inceneritore e seguirebbe un modello di trattamento “tedesco”, con costi a carico dei cittadini attorno ai 60 Euro/tonnellata, contro i 160 euro indicati dal piano finanziario di Iren per il PAI. Il piano di Iren si baserebbe, come è prassi per progetti del genere, su tempi di ammortamento di dieci anni per le opere meccaniche e venti anni per le opere civili con il rischio che la multiutility sia costretta a ricalcolare al rialzo la tariffa (160 euro), visto che l’Unione Europea – come espresso da una risoluzione di indirizzo del Parlamento Europeo alla Commissione dell’Aprile 2012 – sembra orientata a vietare l’incenerimento di rifiuti compostabili e riciclabili entro il 2020.

Un eventuale divieto dell’Unione Europea costringerebbe Iren a ridurre considerevolmente i tempi di ammortamento, cosa che – nella situazione attuale – porterebbe molto probabilmente a un aumento dei costi a carico dei cittadini. Un motivo in più – secondo gli oppositori del PAI – per decidere a favore di un trattamento più sostenibile dei rifiuti. Anche dal punto di vista economico.