Mentre Cipro deve ancora far digerire il prelievo forzoso sui conti correnti delle sue banche isolane, in Europa è già partita la caccia alla prossima vittima. Ed è qui che la maggior parte degli indicatori finanziari guardano alla piccola Slovenia.

Lubiana presenta da tempo tutti i sintomi di un Paese sull’orlo del precipizio: sistema bancario spropositato e precario, debito pubblico in aumento, economia in contrazione, disoccupazione in crescita, interessi sui titoli di Stati in rapido aumento, e, ciliegina sulla torta, corruzione ed instabilità politica. A far più paura è il sistema bancario. In un recente rapporto della Commissione nazionale per la lotta alla corruzione si legge che “le maggiori banche slovene hanno elargito nello scorso decennio enormi somme di crediti, ora ritenuti tossici, che ammonterebbero a un quinto del Pil nazionale”.

Secondo la stampa slovena parliamo di qualcosa come 7 miliardi di euro, circa il 20 per cento del totale dei prestiti concessi (soprattutto ad imprese private che sono cresciute a ritmi insostenibili e che dal 2008 faticano a restituire i prestiti). Nel 2012 le banche slovene hanno registrato una perdita totale di 606 milioni di euro, 67 milioni in più rispetto al saldo negativo dell’anno precedente, ed ecco che nei mesi scorsi la Nova ljubljanska banka (Nlb) e la Nova kreditna banka Maribor (Nkbm) sono state declassare da parte delle maggiori agenzie di rating.

L’austerità non ha di certo aiutato. Colto forse prematuramente dalla febbre del far tornare i conti a tutti costi, il precedente governo di centro destra di Janez Janša si è lanciato nel corso del 2012 in un vortice di tagli che hanno colpito la pubblica amministrazione e la spesa sociale. Corruzione e mala politica hanno fatto il resto. Il Premier, travolto dagli scandali, è stato mollato prima dai suoi alleati di governo e poi mandato a casa la settimana scorsa, sostituito da Alenka Bratuše, 42 anni, leader del partito di centro sinistra Slovenia Positiva, la cui prima promessa è stata quella di badare più alla crescita del Paese che al suo equilibrio di bilancio. Nobile intento ma che ha scatenato un’impennata negli interessi dei titoli nazionali a dieci anni. Per di più il nuovo governo non sembra proprio immacolato. Dopo solo cinque giorni di mandato, si è dimesso il neo ministro per le Infrastrutture e l’urbanistica, Igor Maher, accusato di edilizia abusiva.

Per evitare la tempesta, l’Fmi ha stimato che Lubiana ha bisogno subito di almeno 3 miliardi di euro, un terzo dei quali verrebbero utilizzati per ricapitalizzare i malconci istituti di credito ed evitare effetti domino su economia reale e risparmiatori. Il nuovo governo di centrosinistra dovrà decidere in tempi stretti se istituire o meno una “bad bank” che si addosserebbe i debiti insolvibili per poi ricapitalizzare le banche prima di privatizzarle. Se gli interessi sui titoli a dieci anni resteranno così alti sarà difficile racimolare questa cifra, il che vorrà dire che Lubiana non potrà fare altro che rivolgersi alla Bce, all’Ue o al Fmi. Insomma, un copione già visto.

@AlessioPisano