“L’arresto di Mancini non compromette la mia candidatura al Campidoglio. Non ho avvisi di garanzia”. Gianni Alemanno prende le distanze dall’ex amministratore delegato di Eur Spa: “Non è il mio braccio destro. Siete voi che lo definite così”. Il sindaco di Roma, ai microfoni del FattoTv, scarica Riccardo Mancini, finito dietro le sbarre per corruzione e concussione nell’ambito di un’inchiesta su una mazzetta pagata per l’appalto relativo alla fornitura di 45 autobus al comune. Secondo le indagini, il “braccio destro del sindaco”, come viene definito nell’ordinanza, avrebbe intascato 500mila euro. Non solo: per il Comune di Roma si occupava anche di mobilità e trasporti, ma senza aver alcun incarico. Una condotta, scrive il Gip, che determina “un’illecita confusione tra politica, amministrazione, impresa e interessi privati eletta a sistema di potere”.  La replica di Alemanno: “Aveva semplicemente il compito di tenere qualche relazione, nessun incarico specifico da parte mia”. Quando fu candidato a sindaco, Alemanno promise di lavare Roma dai gruppi di potere. Prima dell’arresto di Mancini, già Francesco Morelli era stato arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, e prima ancora la parentopoli, con seguito di inchiesta e processo, aveva travolto Franco Panzironi. Sono solo alcune tra le inchieste che hanno riguardato uomini di fiducia vicini ad Alemanno. Nonostante tutto il sindaco insiste: “Abbiamo contrastato tutti i poteri forti”  di Nello Trocchia