Bersani potrebbe avere un’uscita di sicurezza, ma per ora non si fida. Dopo l’incarico ricevuto da Napolitano e le ripetute chiusure del Movimento Cinque Stelle l’unica strada per il governo del centrosinistra sembra, paradossalmente, trovare una stampella a destra. Che il Carroccio sia pronta a concedere il lasciapassare al governo si è potuto accertare sin dal mattino, quando è circolata con forza la voce che Berlusconi avesse acconsentito all’uscita dall’aula dei senatori leghisti in caso di fiducia a Bersani. Il segretario Pd, per parte sua, ha chiamato per primo proprio il governatore lombardo Roberto Maroni dal quale ha incassato la disponibilità già paventata. L’accondiscendenza del centrodestra sarebbe intesa a condizionare i destini del governo almeno nei suoi primi giorni. Difatti Berlusconi va ripetendo in tv che “senza il coinvolgimento della nostra parte politica non è possibile creare una maggioranza”.

E’ invece Bersani che vorrebbe ancora sventare questa ipotesi. Il nulla osta diretto o indiretto di Berlusconi alla nascita del governo, infatti, si rifletterebbe immediatamente sulla trattativa relativa all’elezione del nuovo capo dello Stato. Gli sherpa, difatti, sono già all’opera: Giuseppe Fioroni per il Pd e il solito Gianni Letta per il Pdl. Oltre alla conferma di Napolitano, invocata (al limite dello stalking) da politici e organi di informazione, nell’eventualità di un presidente “condiviso” tra centrosinistra e centrodestra salgono le quotazioni di Franco Marini. D’altra parte c’è chi osserva anche che nel caso di un viatico al governo da parte del centrodestra il Pd sarebbe a maggior ragione indotto a cercare di eleggere un presidente agli antipodi dell’intesa col Pdl, tipo Romano Prodi per non dire Stefano Rodotà (il quale, sentito quanto ricorre il proprio nome sulle colonne dei giornali e nei corridoi della politica, ha ritenuto giusto rifugiarsi a Parigi).

La successione a Napolitano è comunque la partita che si sta profilando all’orizzonte anche della nascita del nuovo governo. Bersani prende tempo cercando in tutti i modi di non dover far affidamento sui voti del centrodestra, tuttavia il segretario potrebbe anche essere costretto dal proprio partito a acconsentire al viatico berlusconiano. In ogni caso poi la partita si sposterebbe sul Quirinale. E a quel punto invece è più difficile che il via libera della Lega o di Berlusconi possano aprire la strada a larghe intese sulla successione a Napolitano.

“Ci vuole tempo. Col tempo si può risolvere tutto”. E che Pierluigi Bersani intenda prendere tutto il tempo per trovare una maggioranza in Parlamento non è solo lo schema confidato ai propri fedelissimi. Il segretario del Pd lo dice espressamente anche uscendo dall’incontro col capo dello Stato Giorgio Napolitano. “Mi prenderò il tempo necessario”, dice dopo aver ricevuto l’incarico dal presidente della Repubblica: “Mi metterò al lavoro certamente con un primo necessario riferimento alle forze parlamentari che chiederò di incontrare – spiega – Senza dimenticare il dialogo, il colloquio con i soggetti sociali. Inizierò da subito”. E anzi il segretario del Pd inizierà il suo giro di consultazioni proprio dai sindacati, le forze sociali e l’associazionismo. In modo da allungare ancora i tempi e da costruire il clima di consenso – mediatico e popolare – adatto a trovare una base parlamentare per il proprio governo: una maggioranza, cioè, non condizionata dal lasciapassare diretto o indiretto (tramite Lega) del Pdl e di Silvio Berlusconi.

Cimento arduo, quello del segretario del Pd, che però pare intenzionato a percorrere ostinatamente questa strada. Come già accaduto in occasione dell’elezione dei presidenti delle camere, Bersani pare rinsaldarsi proprio nel momento in cui sembra dover scontare le maggiori difficoltà. Proprio quando pareva messo all’angolo dai dissensi interni è riuscito a risolvere a proprio vantaggio l’elezione dei presidenti delle Camere. Ugualmente adesso, che pareva dover cedere il passo a Piero Grasso per un governo di larghe intese, Bersani ha invece ottenuto l’incarico dal capo dello Stato.

Tuttavia il punto di vista di Napolitano non si rispecchia in quello del segretario del Pd. Per il capo dello Stato l’Italia ha bisogno di “un governo al più presto, per una piena attività del Parlamento e della legislazione”. E il fatto di presentarsi ai cronisti per spiegarlo prima del premier incaricato è un comportamento irrituale attraverso il quale Napolitano ha inteso probabilmente sottolineare la propria posizione. Il capo dello Stato, infatti, ha sì affidato a Bersani l’incarico di “verificare” l’esistenza di una maggioranza a sostegno dell’esecutivo, ma sopratutto gli ha domandato una maggioranza “certa”. Il presidente l’ha detto e ripetuto due volte, in modo da sottolinearlo all’attenzione dei cronisti. Una richiesta, quella di Napolitano, che in apparenza dovrebbe far escludere l’ipotesi circolata nelle ultime ore: quella secondo cui al governo Bersani potrebbe bastare in Senato il voto dei centristi di Monti (oltre ai senatori sudtirolesi, esteri e a vita) in quanto la Lega uscirebbe dall’aula abbassando il numero legale.