Il successo di Odd jobs” e “Odder jobs”, della fotografa americana Nancy Rica Schiff, sta vivendo una nuova curva ascendente: la Schiff, attraverso queste due pubblicazioni, racconta di mestieri così fuori dall’ordinario da non esistere, o quasi, nel nostro immaginario descrivendoli attraverso facce, espressioni e pose di chi li svolge.

GUARDA LA FOTOGALLERY

Ilfattoquotidiano.it ha incontrato Nancy in un bar nel centro di Firenze, dove vive stabilmente da due anni e dove, con cadenza regolare, passa molto del suo tempo fin dal 1970. La Schiff ha l’aria consapevole e soddisfatta di chi ha fatto della propria passione un mestiere, passando per vie non propriamente “usuali”: un’idea, la sua, che certo ha un’originalità marcata, almeno quanto i mestieri che si è divertita a fotografare.

Come spiega questa nuova ondata di successo dei suoi due libri? “In un momento come questo, in cui le difficoltà nel rapportarsi al mondo del lavoro sono moltissime – spiega Nancy – sfogliare questi libri credo sia un modo per sorridere un po’ e per conoscere professioni alle quali non verrebbe mai da pensare: un vero e proprio viaggio tra i mestieri più strani, in cerca di idee o ispirazioni”.

Così, sfogliando insieme a lei le due pubblicazioni, ci soffermiamo a osservare Betty Lions, “annusatrice” professionista di deodoranti, concentrata e seria mentre odora l’ascella di un ragazzo, verosimilmente (e auspicabilmente) appena deodorata. E ancora, su Patricia Patterson, signora dall’appeal borghese, chioma cotonata e manicure prepotente, che appare piuttosto titubante mentre svolge il suo ruolo di “assaggiatrice di cibo per cani”. Gene Rose, dalla sua, stringe orgoglioso i suoi polli di plastica, di cui è produttore, in una posa dagli accenti pulp e Jim Hammer si mostra sorridente e soddisfatto mentre testa le performances di prodotti per l’igiene del bagno, circondato “all day long” da decine di WC.

La passione di Nancy per i volti, con le loro espressioni e le loro storie raccontate da fisionomia, mimica e segni del tempo, è il filo conduttore di tutto il suo lavoro. Ha fotografato molti personaggi famosi, prima di approdare alla gente comune degli “Odd Jobs” e “ancora oggi – dice sorridendo mentre ci mostra una foto del creatore della Factory – è questo ritratto di Andy Warhol quello che mi dà più soddisfazione da un punto di vista economico”.

Chi svolge un “odd job” ha anche una personalità fuori dalle righe?
Non necessariamente. Sono persone molto tranquille, nessuna personalità particolarmente bizzarra. Anzi, alle volte hanno mostrato un certo imbarazzo dopo l’uscita dei libri e il loro successo: Betty Lions, ad esempio, aveva detto alle amiche solo dove lavorava ma non quale fosse il suo compito. Così, appena uscito il libro, mi ha mandato una mail che oscillava tra soddisfazione e imbarazzo.

Quali sono i mestieri che l’hanno colpita di più?
La ragazza “sagoma” del lanciatore di coltelli, per esempio. Aveva il piglio di una “star” e se ne stava serenamente appoggiata al pannello di prova. Oppure John Peterson, “l’Hollywood boulevard star shiner”, che si è inventato un lavoro oggi retribuito dal Comune. Quelli che hanno creato la loro professione sono, senza dubbio, coloro che ho apprezzato di più.

Come è riuscita a mettere insieme una tale quantità di “odd jobs”?
Parlando. Chiacchierando con amici, conoscenti, chiunque e ascoltando le storie di tutti. E poi, naturalmente, viaggiando molto.

In un’epoca di ritocco artificiale a volte portato all’esasperazione si può parlare, nel suo caso, di un approccio “tradizionale” alla fotografia visto che la genialità è affidata al soggetto più che alla post-produzione?
Certo. La prima cosa è l’idea della foto. Poi, ho scattato tutto su pellicola. E’ questo il modo di lavorare che preferisco: la camera oscura, seguire tutto il lavoro dall’inizio alla fine, ti dà una gratificazione molto più grande.

Cosa ne pensa della “democratizzazione” della fotografia: tutti aspiranti fotografi con relativo portfolio sui social network.
Rendere troppo facile l’accesso alla fotografia rischia di “impoverire”, di abbassare la professionalità. Anche perché, ormai, le agenzie comprano da chiunque, senza pagare e così la qualità dei lavori sta cominciando a risentirne.

Qual è la faccia del panorama mediatico italiano che sceglierebbe per un ritratto?
“Probabilmente Berlusconi. E’ così brutto! Non perché mi piace ma è davvero comico, grottesco, la sua strana fisionomia renderebbe bene.