Un’intera notte trascorsa a dibattere e a votare sul piano salva Cipro. Le luci negli uffici di Parliament street a Nicosia si sono spente alle 5,30 con due risultati ottenuti: con una risicata maggioranza passano i tre principi cardine contenuti nei 9 punti e troika semi accontentata. Il primo passo verso l’avvio del piano di risanamento e di ristrutturazione del settore bancario, mentre all’esterno del palazzo la folla radunatasi per protestare contro i 2300 licenziamenti dei dipendenti della Laikì Bank ha resistito fino alla fine. Gli articoli approvati riguardano la creazione di un Fondo nazionale di solidarietà, misure commerciali restrittive in caso di emergenza, consolidamento di altri istituti di credito, le accise sulle banche, la gestione “in stato di emergenza” della crisi finanziaria e la riforma di gestione delle società cooperative con all’interno l’istituzione e il funzionamento del sistema di tutela dei depositi.

La Laikì Bank è ufficialmente definita “bad”. Il tutto verrà presentato oggi a Bruxelles dal Presidente della Repubblica Nikos Anastasiadis ad una troika che ha insistito sul fatto che le nuove tasse dovranno coprire i depositi presso la Banca di Cipro nella misura del 25%. Incerto ancora il prelievo sui depositi superiori a 100mila euro per il 10 o il 15%.

Il Fondo nazionale di solidarietà Act del 2013 prevede l’istituzione di un fondo il cui scopo è rafforzare le istituzioni finanziarie, contribuire alla capitalizzazione o ricapitalizzazione di istituti di credito, promuovendo il finanziamento della Repubblica. Le risorse del Fondo giungeranno dai ricavi derivanti dallo sfruttamento degli idrocarburi, da obbligazioni o titoli. Le misure restrittive nel commercio, contenute all’interno della legge di emergenza del 2013 sono state pensate in una situazione di emergenza per motivi di ordine pubblico, offrendo poteri “globali” al ministro delle Finanze o, in alternativa, al governatore della Banca centrale, circa la possibilità di imporre misure restrittive provvisorie, comprese le restrizioni ai movimenti di capitali. In particolare, conformemente alle disposizioni del progetto di legge, il ministro delle Finanze può, per una migliore applicazione delle misure, attuare restrizioni ai movimenti di aumento di capitale. Lo stesso potere è dato al governatore della Banca centrale, che può emanare una direttiva sugli istituti di credito.

La risoluzione sul debito è stata approvata con 28 voti a favore, 1 contrario e 25 astensioni e prevede la possibilità di adottare e attuare provvedimenti di risanamento in altri istituti di credito a determinate condizioni: per il corretto funzionamento del sistema finanziario e per garantire la promozione dell’interesse pubblico. In particolare il disegno di legge prevede una serie di misure legislative come quelle di consolidamento delle condizioni per salvaguardare gli interessi degli azionisti e dei creditori, le modalità che assicurano qualsiasi danno subito.

Inoltre la nuova legge ha introdotto disposizioni in modo da non influenzare le decisioni processuali adottate dall’Autorità e prevede che, in caso di liquidazione da parte dell’istituto di consolidamento, la priorità sarà quella di coprire i debiti e i crediti. Previsto inoltre che le misure di finanziamento siano attuate pescando nel Fondo di bonifica e in altri istituti di credito come il Fondo di tutela dei depositi, in cui le banche dovranno versare i contributi ai sensi della legislazione contenuta nel pacchetto appena approvato.

Quella che è stata ribattezzata “Amendmet” (ovvero “The special tax credit institution act 2013”), prevede che, la percentuale dei ricavi derivanti dalla imposizione di accise che è andata fuori dal Testo unico fondo di stabilità finanziaria, sia trasferita invece al nuovo Fondo.

La palla passa ora agli euroburocrati che hanno già lasciato intendere che il tempo stringe e una soluzione andrà trovata entro il 26 marzo, quando la Bce chiuderà i rubinetti e la liquidità di emergenza si trasformerà in un drammatico “no money” per tutta l’isola. Come drammatico è il declassamento da parte di Moody’s degli istituti finanziari ciprioti, retrocessi da Caa2 a Caa3.

L’unico a prendere la parola dopo il voto è il vice presidente del partito Disy, Averof Neophytou che ha ammesso mestamente: “E’ una tragedia. Siamo consapevoli delle nostre responsabilità. Chiedo scusa al popolo cipriota per il nostro voto”.

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