In venti giorni l’impresa edile che avevo chiamato per ripavimentare il bagno non è riuscita a completare il lavoro. E’ un classico. In venti giorni un ufficio comunale non riesce a stilare la lista degli aventi diritto all’asilo nido gratuito. Ci vuole almeno un mese. In venti giorni l’Asl non riesce a garantirti la visita medica. E necessita un mesetto, anche in tempi di crisi nera, per ritirare l’auto acquistata di prima immatricolazione. 

Sono passati venti giorni dalle elezioni e il Parlamento ha due persone degne a presiedere Camera e Senato. Hanno conquistato la stima al di fuori della politica, sanno cos’è la vita, cos’è il lavoro. Anzi: hanno un lavoro. E conoscono la passione, la paura, il dolore. Se ci sono loro lì è perché venti giorni fa qualcosa di grande, imprevisto, straordinario è successo.

Dipende sempre da dove ti metti, da come guardi le cose, dall’amicizia che hai con la questione che devi affrontare. Se io fossi un elettore del Movimento sarei felice: quel voto del 24 febbraio ha già prodotto un cambiamento visibile, ha fatto saltare vecchie alleanze, ha trasformato i rapporti di forza ha mandato in panchina almeno a questo giro vecchie cariatidi. Invece si urla al tradimento e il Grillo, titolare della ditta, intima addirittura di dimettersi. E perché? Cosa avrebbero fatto questi mascalzoni di senatori? Se la paranoia, l’ossessione della diversità, il disgusto per qualsiasi confronto, fossero stati messi a tacere dalla testa piuttosto squinternata di chi invece dovrebbe dare buoni consigli, si sarebbe inteso che questi due eletti sono presidenti di tutti, devono garantire a tutti il diritto di ciascuno. Non governano, non devono essere di parte. Dov’è lo scandalo? Qual è questo benedetto scandalo?

Invece a parecchi di voi non va giù proprio che qualcosa, in soli venti giorni, sia potuta cambiare. Questi senatori che alcuni di voi già marchiano a fuoco hanno fatto un regalo alla democrazia, all’Italia, a voi stessi. Magari a vostra insaputa.