“Il bilancio dei primi due anni di amministrazione? Eccolo là, è davanti a te”. La proprietaria di una salumeria di via Belvedere, al Vomero, indica la voragine che qualche notte fa si è aperta davanti al suo negozio. Un buco enorme nell’asfalto, uno dei cinquemila che ogni anno si aprono a Napoli, rendendo la vita impossibile a motociclisti, automobilisti e pedoni. Solo che stavolta, pare a causa di lavori dell’Enel eseguiti male, la voragine si è aperta a pochi metri dalla casa del sindaco. “Non dobbiamo intervenire noi qui”, dice un dipendente della Napoli Servizi, uno dei 47 operai che ogni giorno, armato solo di pala e asfalto, affronta stoicamente l’Idra di Lerna del manto stradale partenopeo: “Il Comune ha intimato all’Enel di provvedere alla riparazione”.

Il risultato è che la buca è stata riparata solo una settimana dopo, la strada è rimasta bloccata per giorni e mezza via Belvedere è rimasta isolata con transenne su cui gli abitanti del quartiere hanno appeso cartelli di protesta e una cassetta con sopra una scritta ironica: “Aiutate il Comune. Offerta a piacere”. Il buco di via Belvedere è l’immagine simbolo dell’ultimo mese di De Magistris, il più difficile da quando l’ex pm è alla guida di Palazzo San Giacomo. Nulla a che vedere con le fasi di crisi politica che pure in questi due anni hanno colpito l’amministrazione: dalla nomina e rimozione di Raphael Rossi a capo dell’Asìa, alle dimissioni dell’ex assessore alla legalità Giuseppe Narducci, dall’addio a Riccardo Realfonzo e a Silvana Riccio, ex direttore generale del Comune, fino al brevissimo matrimonio con Vecchioni, Presidente del Forum delle Culture per poco più di novanta giorni. Gli ultimi venti di De Magistris sono stati infatti un concentrato di eventi più o meno tragici, a partire dalla debacle di Rivoluzione Civile in Italia e a Napoli, dove ha racimolato poco più del 3%, per finire con il crollo di un palazzo alla Riviera di Chiaia e l’incendio di Città della Scienza.

Un mese di passione chiuso dal taglio di Fitch al rating di Palazzo San Giacomo (da BBB a BBB-, complice anche l’abbassamento da parte dell’agenzia americana del rating sovrano dell’Italia) e dal giudizio di Moody’s sui conti comunali che arriva nella tarda serata di giovedì scorso: confermato il rating B1 di Napoli e assegnato un outlook negativo per le “incertezze associate con la capacità di Napoli di consolidare le proprie finanze in linea con il proprio piano”. “Ma non si tratta affatto di una cattiva notizia – si difende l’assessore al bilancio del Comune, Salvatore Palma – Normalmente, le procedure di review si chiudono con un downgrade, con una perdita di uno scalino, quando non di due, nel rating. Invece noi abbiamo mantenuto lo stesso livello, e questo perché è stato verificato l’adempimento puntuale del pagamento dei nostri debiti finanziari e la bontà del nostro piano di rientro, ritenuto concreto, realizzabile e ben articolato”.

La speranza, allora, è che lo stesso giudizio arrivi anche dal Ministero dell’Interno, da quello delle Finanza e dalla Corte dei Conti, chiamati a dare l’approvazione definitiva a quel piano di riequilibrio economico-finanziario che, per ora, ha salvato Napoli dal dissesto ereditato dalle precedenti amministrazioni, permettendo al Comune di spalmare il debito nei prossimi dieci anni. Se tutto dovesse andare liscio, l’ok arriverebbe a maggio e fino ad allora il Comune potrebbe accedere solo a 58 dei 289 milioni di euro di prestito del fondo di rotazione (ma De Magistris ha già denunciato ritardi nell’erogazione delle prime risorse da Roma, arrivando a chiedere direttamente l’intervento di Napolitano). Troppo pochi per aggredire da subito gli 850 milioni di disavanzo e i 650 milioni di debiti fuori bilancio del Comune, ma abbastanza per cominciare a far scorrere la graduatoria, ferma al 2008, dei creditori. Comprese le partecipate, che da sole assorbono la metà del miliardo e mezzo di debiti di Palazzo San Giacomo e che se la passano davvero male.

Napoli Sociale, che si occupa di assistenza e trasporto di minori diversamente abili, sopravvive a stento senza i 7 milioni di euro che dovrebbe avere dal Comune. Un’inezia, comunque, rispetto a quanto vanta l’Azienda Napoletana Mobilità, che aspetta di ricevere da Palazzo San Giacomo circa 270 milioni di euro. Senza quei soldi, quando pure si riusciranno a pagare con regolarità gasolio e assicurazioni, a Napoli continuerà a circolare molto meno della metà dei 500 autobus potenzialmente a disposizione. I pullman hanno in media 17 anni, e le casse sono talmente vuote che i pezzi di ricambio non si comprano, ma si recuperano dai mezzi fermi in deposito. Le cose dovrebbero andare meglio tra qualche tempo, quando ANM, Metronapoli (che gestisce la linea 1 della Metropolitana e le funicolari) e Napolipark, il sistema di parcheggi in città, saranno definitivamente fuse, e il Comune comincerà il processo di cessione di immobili alla nuova società di trasporto. Stessa strategia che l’amministrazione ha in mente anche per Asìa, la municipalizzata dei rifiuti, che vanta crediti per 250 milioni di euro e che con sempre più fatica affronta i costanti ritardi del Comune nel pagamento dei 14 milioni di euro di quota mensile di gestione. In queste condizioni, arrivare al 70 per cento di differenziata promesso da De Magistris subito dopo l’insediamento è pura utopia. La realtà parla, ad oggi, di una cifra vicina per difetto al 27 per cento.

Non è un caso, quindi, che in molti abbiano storto il naso quando la scorsa settimana il Consiglio comunale ha approvato una delibera che prevede di trasformare di fatto l’ACN, la società di scopo nata per la Coppa America di vela e che avrebbe dovuto sciogliersi dopo le regate, in una nuova partecipata del Comune che potrà organizzare e gestire fino al 2020 anche altri eventi. “Ma non è una nuova partecipata – si difende De Magistris – sarà un luogo dove Comune, Regione, Provincia, e Camera di Commercio organizzeranno insieme gli eventi sulla città”. Compreso forse (anche se il sindaco smentisce) il Forum delle Culture 2013, che sarebbe dovuto cominciare ad aprile e che invece, se tutto andrà bene, vedrà la luce in estate. Ad oggi, mentre il sito internet del Forum è ancora bloccato, non si ha un’idea chiara di quali e quanti eventi ci saranno, né di quanto durerà la kermesse, considerato che dei 40 milioni di euro che la Regione avrebbe dovuto stanziare per finanziare la manifestazione, ne arriveranno solo 15. “Il Forum delle Culture era una grandissima opportunità per questa città – commenta Maurizio De Giovanni, scrittore partenopeo di successo – Ha fatto benissimo a Barcellona, ma anche a Monterrey. Qui invece viene vissuto come un problema, come un qualcosa da dover gestire con poche risorse, in tempi che sono risicatissimi perché si è dormito per tutto il tempo”. Soprattutto, va detto, negli anni passati. Ma oggi il sindaco è De Magistris, ed è con lui che i cittadini se la prendono. Anche perché tra crisi economica, dissesto ereditato, difficoltà politiche, l’unico vero successo evidente dell’amministrazione arancione rischia di essere l’aver ripulito le strade dai sacchetti di monnezza. Troppo poco, a due anni dall’insediamento. L”ultima beffa, il Lungomare ‘liberato’ e rioccupato da auto e moto dopo che il crollo alla Riviera di Chiaia ha imposto una deviazione del traffico veicolare.

E così basta passeggiare per la città, incontrare le persone, parlarci, per capire che il credito del sindaco all’ombra del Vesuvio sta via via esaurendosi. E scopri che il cittadino comune, il tassista, l’economista e lo scrittore finiscono per pensarla alla stessa maniera. “Abbiamo sbagliato – dice un abitante del Vomero – perché abbiamo pensato di eleggere una persona onesta, e poi abbiamo capito che non basta essere onesti per amministrare, bisogna essere buoni amministratori”. Il tassista, elettore deluso, se la prende invece con le buche, ma anche con la viabilità in generale “che è stata affidata, sembra un paradosso, a un assessore di Bologna. Brava persona, per carità, ma ci vorrebbe più competenza”. “Forse ci dovrebbe essere una più esplicita ammissione che quello che oggi è fondamentale è l’amministrazione ordinaria, bisognerebbe garantire alla cittadinanza un intervento di mantenimento di questa città”, dichiara Adriano Giannola, Presidente della SVIMEZ, mentre Ugo Marani, docente della Federico II e presidente dell’Associazione di ricerca RESET, dell’esperienza arancione finora salva solo il sindaco e qualche assessore: “A parte qualche lodevole eccezione non mi sembra che la giunta rappresenti un punto di alta capacità tecnica nella città. Ho l’impressione che le buone intenzioni del primo cittadino non si siano tramutate in atti amministrativi di eguale livello”.

Stesso pensiero di Maurizio De Giovanni: “A fronte di una grande onestà personale, non vedo l’umiltà sufficiente per fare ricorso alle energie positive, alle forze che ci sono in questa città. Dovrebbero rivolgersi a persone che sono esperte dei singoli ambiti e dei singoli settori. Qualche elemento di innovazione c’è stato, eppure la qualità della vita qui non solo non è cambiata, ma credo stia toccando i minimi storici”. “Che Napoli – gli fa eco il giornalista e scrittore Antonio Menna – viva più che una rivoluzione civile, una involuzione civile credo sia sotto gli occhi di tutti. Non so però quanto questo dipenda dall’attuale sindaco. Penso che caricare tutto su De Magistris sia un po’ ingeneroso”. Più netta la posizione di Lina Lucci, segretario generale della CISL Campania. “E’ una Napoli che sta malissimo, sta anche peggio di come De Magistris l’ha trovata” dice, per poi affondare il colpo su un altro tema sensibile dell’amministrazione comunale, quello dell’apertura e della condivisione delle scelte con le forze esterne: “Noi ci saremmo aspettati che questo sindaco come prima mossa avesse messo attorno a un tavolo le forze sociali, le forze sane della città per ricominciare a parlare di Napoli”. E invece così non è stato, almeno finora.

“Ognuno di noi ricorda che c’era stato il grande impegno alle assemblee di popolo. Altro che assemblee di popolo, a Napoli non abbiamo più neanche le riunioni di condominio”, dichiara sarcastico l’ex sindaco e governatore campano Antonio Bassolino. Non certo un fan del sindaco arancione. Eppure la stessa critica arriva anche da chi di De Magistris è stato un sostenitore della prima ora, Giuseppe Comella, medico già membro dell’Assise di Palazzo Marigliano e candidato con la lista civica Napoli è tua. “La richiesta è di una maggiore partecipazione dell’amministrazione con le associazioni, la società civile, i partiti”. E pare proprio che nelle ultime, drammatiche ore, De Magistris abbia deciso di raccogliere gli appelli all’apertura. Tutti parlano di un sindaco cambiato, pronto se necessario all’autocritica, ma soprattutto al confronto. Giovedì scorso ha incontrato i sindacati, poi ha annunciato imminenti consultazioni con i segretari cittadini di PD e SEL, anche in vista del rimpasto di giunta annunciato per fine mese. Meno tecnici e più politici, gli chiedono dalla maggioranza. Chissà se stavolta accoglierà le richieste di chi ancora lo sostiene.

di Andrea Postiglione