Silvio Berlusconi è stato contestato da un gruppo di persone al suo arrivo in Senato, mentre era in corso la votazione per l’elezione del presidente, al grido di “buffone”. L’ex premier, che portava un paio di occhiali scuri, sceso dalla macchina e sentite le contestazioni è tornato sui suoi passi, si è voltato verso la folla e ha detto: “Vergognatevi, poveri ignoranti, stupidi”. Poi è entrato a Palazzo Madama. 

Berlusconi, però, non ha votato alla prima “chiama” del ballottaggio tra Pietro Grasso e Renato Schifani. La votazione di oggi è il motivo per cui la Corte d’appello di Milano ha riconosciuto il legittimo impedimento del leader del Pdl rispetto all’udienza in programma al processo Mediaset per frode fiscale, per il quale il Cavaliere è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione. L’udienza era in programma questa mattina al Palazzo di Giustizia del capoluogo lombardo. Ma Berlusconi in Senato non si è fatto proprio vedere, nonostante le votazioni per l’elezione del nuovo presidente siano inizate alle 11. Arrivato a Palazzo Madama soltanto intorno alle 17,30, non ha risposto alla prima chiamata nominale che era già in fase avanzata, e ha votato poi alla seconda chiama intorno alle 18.

L’ex premier aveva fatto depositare un legittimo impedimento nel quale, come illustrato dal presidente del Collegio, Alessandra Galli, si diceva che “Berlusconi sarebbe o sarà impegnato per le votazioni al Senato se si protrarranno nella giornata odierna e ove le sue condizioni di salute lo consentano”. A rappresentare l’ex premier in aula c’era un sostituto processuale, ai soli fini della comunicazione del legittimo impedimento.

Al sostituto procuratore generale di Milano Laura Bertolè Viale, pubblica accusa nel processo d’appello, non bastava la certificazione presentata come legittimo impedimento perché “non si capisce se è per le sue condizioni di salute o perché deve andare a votare”. O Berlusconi è in Senato a votare o si deve disporre la visita fiscale, chiedeva il magistrato. La certificazione dell’impegno per l’elezione del presidente del Senato ha fatto propendere la Corte per il rinvio dell’udienza.