E’ stato un vero e proprio blitz. Aveva detto di voler pensare altri due o tre giorni prima di ufficializzare la sua squadra. E invece con un colpo d’acceleratore il presidente della Regione Nichi Vendola ha deciso la composizione dell’esecutivo che, assieme a lui, guiderà la Puglia per i prossimi due anni. Giusto il tempo di pranzare con il sindaco di Bari Michele Emiliano, mettere insieme le ultime pedine e la risposta alla richiesta di azzeramento della giunta da parte della direzione regionale del Pd è servita.

Rispetto a 24 ore fa il cambiamento si vede. Soprattutto per gli equilibri politici che girano attorno ai 12 – e non più 14 – assessori. Tra loro, infatti, c’è Leonardo Di Gioia. Che tradotto significa Monti. Vendola, infatti, ha confermato quanto era emerso nelle scorse settimane. L’intenzione di allargare la sua maggioranza per uscire dalla faticosa ricerca dei numeri che ha “affievolito la qualità dell’azione di governo”. E Di Gioia è la manifestazione più esplicita di un accordo che si è trovato, anche se – precisa Vendola – “ho pensato solo alla professionalità e alla competenza del consigliere in questione”. Guiderà il Bilancio, una delega che fino a poche ore prima era in capo al Pd con Michele Pelillo, neo eletto in Parlamento.

E non è l’unico dato politico che emerge. Perché il Partito democratico in questo ‘Vendola ter‘ sembrerebbe uscirne dolorante e deluso. Se prima, infatti, poteva contare su cinque assessorati e la vicepresidenza, ora porta a casa un discreto numero di retrocessioni, quattro postazioni in giunta e neanche più il posto da comandante in seconda. Loredana Capone manterrà lo Sviluppo Economico ma cede la vicepresidenza alla tecnica – ma punta di diamante del governatore – Angela Barbanente (che guiderà ancora l’Urbanistica). La delegazione democratica in giunta sarà composta anche da Elena Gentile (oltre al Welfare prende in carica la Sanità, affidata ai tecnici per lungo tempo dopo le inchieste giudiziarie) e Guglielmo Minervini. Quest’ultimo è vittima di retrocessione. Passerà dai Trasporti alle Politiche giovanili, Sport e Protezione Civile. “Non me l’aspettavo” commenta lapidario Minervini, per nulla intenzionato a fare buon viso a cattivo gioco e accettare la scelta senza batter ciglio. A sorpresa al suo posto ai Trasporti entra Antonio De Caro (delfino del sindaco Emiliano che, inserendolo nelle trattative delle ultime ore, lo incorona così suo successore al Comune di Bari). “Grazie, ma devo parlarne con il Partito” commenta a caldo De Caro, precisando che il suo futuro pensava fosse a Montecitorio. Se accetterà, il suo posto alla Camera andrà al primo dei non eletti, ovvero il dalemiano Fritz Massa.

Deluso e non riconfermato Fabiano Amati. Titolare delle Opere Pubbliche, quota Pd e fino a qualche settimana fa considerato uno dei ‘democratici vendoliani’. “E’ un fratello minore che tanto ha ricevuto da questa esperienza e tanto ha dato. Continuerà a dare il suo contributo in Consiglio regionale” commenta Vendola congedandolo. “La scelta l’ho subita, non c’è dubbio, ma forse era giusto così, perché negli ultimi mesi mi sono ritrovato a vivere un’esperienza amministrativa che non sentivo più vicina al mio desiderio di ‘spaccare’ il mondo, magari non riuscendoci ma almeno sognandolo” replica a stretto giro l’ex assessore

 

E quelle dei responsabili dei “ministeri regionali” non sono proteste individuali. Al fianco dei delusi e retrocessi si schiera l’intero Partito democratico pugliese invitando gli eletti in giunta a ritirare le deleghe fino a che non se ne parli collegialmente. “Vorrei comprendere il motivo che ha determinato la revoca della carica di vice Presidente a Loredana Capone l’estromissione degli Assessori Amati e Dentamaro, e soprattutto il cambio di una importante e strategica delega come quella dei Trasporti per Guglielmo Minervini; un assessore che in questi mesi non semplici dal punto di vista personale, non ha mai fatto venir meno la sua dedizione istituzionale e politica”, ha commentato dopo qualche ora di riflessione il segretario regionale Sergio Blasi. E poi l’affondo: “In una fase poi di grande dibattito sull’abbattimento dei costi della casta risulta contraddittoria l’evocazione di una drastica riduzione del numero degli assessori con l insistenza di nominarne ben 5 esterni, provocando inevitabilmente un proliferare dei costi del consiglio regionale”.

Ma il governatore non apre alcun spiraglio e in serata sembra quasi sfidare il Pd. Ai democratici intenzionati a sospendere le deleghe, Vendola ha risposto: “Se il Pd ritiene che questa giunta sia una menomazione delle prerogative del partito di maggioranza relativa e propone di limitare l’autonomia del Presidente della giunta, poco male: al Pd toccherà trovarsi non solo un nuovo governo, ma soprattutto un nuovo Presidente. Le mie dimissioni sono a disposizione”. 

I confermati sono Lorenzo Nicastro (Idv) all’Ambiente, Alba Sasso (esterna) al Diritto allo Studio e Silvia Godelli (esterna) al Turismo. Abbandonano il palazzo presidenziale anche Marida Dentamaro (esterna) e Maria Campese (candidatasi con Ingroia alle passate elezioni). A fronte di numerosi abbandoni, diverse sono le novità in entrata, per lo più in area vendoliana. Faranno parte dell’esecutivo Rosa Stanisci (già deputata Pd – al Personale), Leo Caroli (Sel – Lavoro); Fabrizio Nardoni (Puglia per Vendola – Agricoltura), industriale e presidente del Taranto Calcio. “Si è chiuso un ciclo politico – ha commentato Vendola – e questo è il contesto in cui va ripensata l’organizzazione dell’esecutivo regionale. Era necessario rendere più efficace l’azione di governo e non da meno, considerare l’esito delle elezioni. Siamo ad un rimpasto corposo”. E gli equilibri politici? “Il primo equilibrio che intendo rispettare è il bene della Puglia”. “Parte una nuova fase – conclude il governatore – sarà un corpo a corpo tra la politica e la povertà”. Un corpo a corpo doloroso per tanti. Soprattutto per i tradizionali partiti. Soprattutto per il Pd.