Potrebbe arrivare il prossimo 25 marzo la sentenza nei confronti di Silvio Berlusconi imputato a Milano nel processo Ruby per concussione e prostituzione minorile. I giudici della IV sezione penale hanno aggiunto al calendario, che si fermava al 18 marzo, altre tre udienze e cioè il 20,il 21 e il 25. Lunedì, a meno che il Cavaliere non sia ancora ricoverato, dovrebbe concludersi la requisitoria con la richiesta di condanna del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e iniziata lunedì scorso dal pm Antonio Sangermano. 

Il processo Ruby a carico del Cavaliere è slittato ancora perché i giudici di Milano, dopo aver ricevuto il certificato medico dell’ospedale San Raffaele, hanno deciso il rinvio. Restano i problemi degli sbalzi di pressione e quindi il Cavaliere deve rimanere in ospedale. Il processo riprenderà dunque il 18 marzo e sono state fissate altre udienze il 20, il 21 e il 25 marzo. La decisione del tribunale è arrivata dopo la richiesta di rinvio degli avvocati. Questa volta nessuna “visita fiscale” come avvenuto nei giorni scorsi, ma i magistrati hanno chiesto comunque un nuovo certificato medico per accertare le condizioni dell’ex presidente del Consiglio. 

Niccolò Ghedini aveva spiegato che il suo assistito non è stato ancora dimesso e ha chiesto che “sia riconosciuto l’impedimento stabilito lunedì da questo tribunale. Siamo qui solo per decidere il calendario”. Per la difesa di Berlusconi era sufficiente la certificazione presentata lunedì, certificazione che parlava di 6-7 giorni di prognosi. “Noi –  aveva detto in aula – abbiamo dato per scontato che questo collegio riconoscesse questi sette giorni, quindi dal 18 in poi si potesse disporre il nuovo calendario”.

Dopo la richiesta di chiarimento della presidente del collegio, Giulia Turri, Ghedini e Longo avevano dichiarato che Berlusconi è stato sottoposto ad una Tac coronarica ed è “ancora ricoverato per cercare di sistemare le problematiche che hanno accertato anche i giudici del tribunale”. A questo punto, Turri ha chiesto: “Possiamo procedere in sua assenza?”. E Ghedini ha ribattuto: “No, c’è ancora l’impedimento dei giorni scorsi. Nell’altro certificato (il riferimento alla visita fiscale disposta nell’ultima udienza del processo che aveva accertato “scompensi pressori”, ndr) si era parlato di ulteriori esami da fare”. Il giudice Turri ha quindi parlato di “un equivoco” e ha chiesto un nuovo certificato. 

All’udienza di lunedì 11 marzo il collegio aveva accolto il legittimo impedimento dopo aver disposto la visita fiscale. I medici avevano riscontrato al leder del Pdl uno scompenso pressorio. Sempre lunedì i parlamentari del Pdl avevano invaso il palazzo di Giustizia di Milano per protestare contro le decisioni dei magistrati. Venerdì Berlusconi, invece, era stato ricoverato per una forte infiammazione agli occhi e per questo i suoi legali, a più riprese, hanno presentato istanze di legittimo impedimento. 

Con la fissazione ravvicinata delle prossime udienza del processo Ruby (18, 20, 21 e 25 marzo) i giudici del processo Ruby “fanno esattamente il contrario di quello che ilCapo dello Stato ha auspicato e cioè di dare tempo a Berlusconi di poter esercitare i suoi diritti politici –  afferma Ghedini,- Vengono fissate addirittura quattro udienze consecutive  oggi addirittura ci hanno chiesto se acconsentivamo di procedere in assenza di Berlusconi. Pensavo – continua Ghedini – fosse una battuta da humor inglese e invece era la realtà. Non c’è urgenza di fissare queste udienze di fila in un processo che si prescrive nel 2020, quando ci sono altri processi coi detenuti e con altre problematiche. E’ oggettivamente una cosa fuori dal sistema”. Sulle condizioni di salute del Cavaliere, Ghedini dice: “Sta come stava l’altro giorno, quando i periti hanno detto che ci vogliono 6-7 giorni di riposo e oggi non era necessario un certificato, anche perché il Tribunale aveva detto che avremmo dovuto vederci per fare soltanto il calendario e pensavamo fosse un calendario normale. Berlusconi – prosegue – sta decorosamente ma è ancora in ospedale. Può darsi che domani esca dall’ospedale, magari con un accompagnamento medico”.