Da una parte Bersani che, con tutto il partito dalla sua parte, si avvia a nuovi tentativi perché il suo progetto di governo “di scopo” abbia successo. Dall’altra Renzi che è quasi ritenuto il segretario in pectore, ma che rischia di rimanere al momento l’unica voce isolata sull’iniziativa del leader del centrosinistra: “Sarebbe un errore cercare il consenso con l’inciucione”, attacca il sindaco di Firenze intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa. Il rottamatore, in realtà, a dispetto delle sue parole rassicuranti degli ultimi giorni (“Non accoltellerò Bersani alle spalle”), parla da vera spina nel fianco: rilancia sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (“Lo aggiunga nel programma di 8 punti“), indica la strada se il tentativo del centrosinistra del governo di minoranza dovesse fallire (“Si dovrebbe tornare giocoforza alle urne“), vuole nuove primarie in caso di elezioni anticipate e assicura che la prossima volta saranno aperte, ironizza sulle polemiche suscitate dalla sua uscita anticipata dalla direzione nazionale del Pd di mercoledì scorso (“Rivendico il diritto di stare zitto. Se non ci vado si arrabbiano, se ci vado è uguale”).

Ma non solo. Bersani lunedì riunirà deputati e senatori per la prima volta. Sarà lì che lancerà un appello a tutte le altre forze politiche per condividere le presidenze delle Camere e delle commissioni. Un modo, secondo il leader dei democratici, per stanare i grillini e cercare un canale di dialogo. Ma anche su questo ecco il controcanto del sindaco di Firenze che avverte il partito. “Io credo che sarebbe un errore – afferma – considerare Grillo come tutti gli altri partiti e sarebbe un errore tentare di acquisire il consenso con uno scambio di poltrone alla vecchia maniera, l’inciucione”. Il riferimento è alla discussione in corso nel Pd sull’opportunità di assegnare posti chiave in Parlamento, come le presidenze di commissioni, al Movimento 5 Stelle. “Agli italiani non dobbiamo dire ‘diamo una commissione a Grillo’, ma dobbiamo dire ‘cerchiamo di cambiare rotta noi'”. E l’altro errore è lo “scilipotismo”, cioè “l’arte di cambiare casacca”. Citando l’ex parlamentare dell’Idv Domenico Scilipoti, il cui passaggio nel gruppo dei Responsabili fu fondamentale per il proseguimento del governo Berlusconi, Renzi ha poi aggiunto, con riferimento allo scouting del Pd tra i parlamentari dei Cinque Stelle: “Spero che lo ‘scilipotismo’ non diventi la caccia al grillino, ‘adotta anche tu un grillino che passa’. Lo abbiamo contestato quando lo facevano altri”.

Anche se incontri ufficiali e alla luce del sole tramite “ambasciatori” partiranno lunedì, contatti con gli altri partiti, M5s escluso, sono già in corso. Il presidente della Provincia di Trento, il montiano Lorenzo Dellai, conferma i rumors secondo i quali tra Pd e Scelta Civica si ragiona per l’assegnazione di una delle due presidenze ad un esponente dell’area montiana. In realtà il vero obiettivo di Bersani è incalzare i grillini, invitandoli ad assumersi le proprie responsabilità a partire dai ruoli istituzionali per arrivare ad un possibile governo. E’ per questo che nel Pd ogni ipotesi è in campo e, come avverte un dirigente bersaniano, nessuno dei dirigenti democratici favoriti per le presidenze di Camera e Senato può dare nulla per scontato. Bersani non vuole farsi mettere all’angolo da pretendenti e capi-corrente e per questo ha deciso che saranno i parlamentari, in larghissima parte bersaniani, a decidere quali ruoli e con chi sia meglio condividere responsabilità istituzionali.

Chi non crede che questa strategia possa aiutare un futuro appoggio del M5s ad un governo di scopo è appunto Renzi, che ormai sembra aver rotto gli indugi rispetto ad una linea di non belligeranza verso Bersani. “Tutto il Pd ha detto ‘ok, vai avanti con questo tentativo’, speriamo che ce la faccia – dice – Io non sono molto ottimista, ma spero di avere torto. Io non credo ci sia la possibilità di un governo Pd-Pdl, almeno politico”

E non suona nemmeno come un aiuto al tentativo di Bersani l’invito del sindaco di integrare gli 8 punti con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. “Se agli 8 punti – sostiene Renzi – si aggiunge l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti non sarebbe alcun atto di demagogia ma di serietà”. Messi da parte i rimpianti per la sconfitta alle primarie, perché “a Firenze si dice ‘se mia nonna avesse le ruote sarebbe un carretto'”, il rottamatore si proietta già verso il futuro. “Se non ci sarà il governo Bersani mi sembra naturale che sia giocoforza che si torni a votare”, è la previsione di Renzi, nei giorni scorsi più cauto rispetto all’ipotesi del ritorno al voto su cui insistono di più esponenti bersaniani. E in quel caso il sindaco, pur dicendosi “abbastanza allergico” ai partiti tradizionali e a riunioni come “terapie di gruppo”, non vede altra strada per la scelta del candidato premier che nuove primarie. “I tempi ci sono, sono un passaggio obbligato”, chiede il sindaco che scalda i motori per una nuova corsa. “Io penso che il tema delle primarie sia fondamentale – spiega – Cosa c’è di bello nel Movimento 5 Stelle è che stanno facendo passare il messaggio che il cittadino è importante. Il Pd questa cosa l’ha fatta e poi si è fermato”. 

Renzi ne ha avute anche per i Cinque Stelle, in ogni caso. A Fazio che gli chiedeva come vedrebbe un’eventuale alleanza tra democratici e il Movimento, nel caso in cui Grillo cambiasse idea, risponde: “Se Grillo si leva la maschera e decide di fare un governo con Bersani… Per carità di Dio”. “Magari – ha poi aggiunto  – chiariamoci cosa vuol dire uscire dall’euro, perché la mia opinione è che ci sia poca Europa”.