Quella tessera numero uno con il suo nome stampato per esteso le ricorda il giorno di una grande conquista. Era il 21 luglio del 2001 e Maria Moroni, ora 37enne, diventava la prima donna pugile tesserata in Italia. “Un tassello in più verso le pari opportunità”, dice ripensando a quel momento. Pazienza se ancora oggi qualcuno rimane scettico di fronte a una donna sul ring. Per lei è stata una conquista.

Maria Moroni sul ring

Dal 2001 a oggi oltre 500 donne si sono iscritte alla Federazione pugilistica italiana. Quattordici di loro il 9 marzo, il giorno seguente alla Festa della donna, si sono sfidate in un piccolo comune della provincia milanese, Cassina de’ Pecchi, per la prima edizione del trofeo che porta il nome di Maria Moroni.

Sono passati quasi dodici anni dal suo primo incontro ufficiale “in casa” – in Italia. Fino al 21 luglio 2001 Moroni si allenava per combattere all’estero. “Ho fatto il mio primo match in Croazia, con tessera croata. Il secondo è stato in America, con tessera statunitense”, racconta. Poter gareggiare da atleta in Italia è stata “davvero la fine di una discriminazione. Perché la boxe può piacere o no, ma devi dare alle donne la possibilità di scegliere se vogliono salire sul ring”.

Il merito di un cambiamento atteso per tanto tempo è dell’allora ministro per le Pari opportunità Katia Belillo che insieme a Umberto Veronesi, titolare del dicastero della Sanità, ottenne la modifica di una legge del 1971 che prevedeva controlli sanitari solo per i pugili, escludendo di fatto le donne dalla pratica agonistica. “Chi vuole praticare il pugilato o discipline affini – aveva motivato il ministro Belillo – deve poterlo fare e nella massima sicurezza. Non devono esserci divieti per nessuno. Cresce ancora il numero delle donne che si avvicinano alle attività sportive da ring, non possiamo ignorarle. Si tratta di abbattere un divieto arcaico e ingiusto”. Con il decreto Veronesi la boxe femminile è diventata uno sport ufficiale anche in Italia e, l’anno successivo, Maria Moroni ha partecipato al primo campionato europeo di pugilato femminile aggiudicandosi il titolo.

Vissia Trovato mentre canta

Pugile e lanciatrice del disco con la passione per la pratica forense (è laureata in giurisprudenza e ha terminato il praticantato in uno studio legale), Moroni non combatte più da tempo ma, scrive sul suo profilo Twitter, fatica a definirsi “un’ex atleta”. Segue la boxe come commentatrice tv e guarda con interesse ai talenti emergenti in Italia. Tra tutte, la “combattente” Vissia Trovato, campionessa lombarda in carica con la passione per il canto, che a Cassina de’ Pecchi ha vinto l’incontro con la veneta Valentina Calzavara.

Vissia, 30 anni, ha cominciato ad allenarsi solo tre anni fa. Ha undici incontri all’attivo, di cui otto vittorie e tre sconfitte. La sua vita si divide tra la boxe e la musica: “Sono cantante blues e insegno canto”, racconta in una pausa pomeridiana prima dell’allenamento in palestra. Per lei il ring è come un palcoscenico: “Combattere e cantare sono due attività primordiali e mi danno le stesse emozioni. Stare sul ring è un altro modo di mettermi in mostra e di esprimere ciò che ho dentro attraverso la mia fisicità”. Non crede nella boxe come uno sport per sfogare la rabbia, ma per allenare la propria forza di volontà. “Quando sei sul ring ti confronti con un avversario di pari peso e la differenza la fanno la determinazione e il coraggio, la capacità di metterti in gioco, perché lì sei nuda. Non hai altra scelta che darti da fare”. Le giornate non esistono, ma è il bello della boxe, perché “quando combatti devi fare i conti anche con le tue debolezze, le tue paure, impari ad affrontarle”.

Il pugilato femminile, in Italia, resta uno sport recente, che ha ancora bisogno di tempo per crescere. Aprire il tesseramento alle donne ha significato porre fine a una discriminazione. Ma ne resta un’altra. “C’è ancora una forte disparità tra le borse – i guadagni – delle donne e degli uomini”, osserva Maria Moroni, “le pugili guadagnano anche dieci volte di meno”.