Il Pdl all’attacco. Bersani propone, di nuovo, una piattaforma per un governo “di cambiamento” su cui ritrovarsi, ma il centrodestra sente odore di accordo con i Cinque Stelle (e quindi di ruolo di minoranza per sé) e così affila le unghie. Innanzitutto è il segretario Angelino Alfano che avverte il leader del centrosinistra: “Il Pd dimostra di non avere un’idea chiara su come guidare il Paese – dice – rischia di portare l’Italia allo sfascio. Noi li invitiamo a riflettere perché così portano il Paese a sbattere”. “Non è questo – prosegue il segretario del Pdl – il destino dell’Italia no è questo che milioni di cittadini italiani hanno voluto dire con il loro voto”. Tuttavia anche Mario Monti avverte Bersani: “Ancoraggio critico dell’Italia all’Unione Europea, necessità di continuare nelle riforme. Queste esigenze sono più che mai necessarie. Neanche il Movimento Cinque Stelle è in grado di affrontare questi problemi”. Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, però, avverte: “Tornare al voto sarebbe uno shock e non è realizzabile in tempi ristretti”: farlo poi “con la stessa legge elettorale forse potrebbe non essere risolutivo”. “C’è una tempesta perfetta – rileva – Siamo tutti sulla stessa barca, bisognerebbe cominciare a remare tutti nella stessa direzione”.

Fo: “Ha ragione Grillo. Dal Pd mercato delle vacche”
Ma i Cinque Stelle non stanno in silenzio. E’ Dario Fo a parlare per sostenere la tesi di Beppe Grillo secondo cui la proposta di Bersani è un mercato delle vacche. “Fa bene Grillo a denunciare immediatamente come ha fatto in questi giorni, le manovre giustamente definite ‘il mercato delle vacche’, orchestrate da parte di alcuni esponenti del Pd”. L’intento – insiste Fo – è di coinvolgere persone del MoVimento 5 Stelle con l’intento di offrire loro cariche in un ipotetico prossimo governo. Tentativo giustamente denunciato – sottolinea – come il solito modo puttanesco di fare politica”. “Per attuarlo però – avverte il premio Nobel – bisogna avere a disposizione persone disposte a vendersi e il MoVimento a 5 Stelle, i suoi eletti, i suoi attivisti, i suoi elettori, ahimé non sono in vendita”. E allora, incalza Fo, “questi manovratori centro-sinistri insistono a muoversi fuori dalla storia e non se ne rendono conto”. “Mettetevi bene in testa – puntualizza – che questa, amici miei, non è la solita solfa da sala giochi di lobby del potere e dell’intrallazzo, dove un bell’inciucio con tangente premia la società dei furbacchioni. Questo che sta esplodendo davanti ai vostri occhi è l’inizio di una rivoluzione”.

“Mi dispiace per voi cari maestri dello sberleffo ma stavolta la danza è un’altra, è cambiata l’orchestra, i musici e anche i ballerini e non è più il tango col casqué ma un rock”. Il premio Nobel attacca “i nostri gattopardi indelebili” che “cercano di inventarsi un’altra pantomima, nuova di zecca”, riferendosi all’espressione “smacchieremo il giaguaro” usata in campagna elettorale dal Pd.

Il Pdl: “Bersani morirà di tattica, non arriverà in Parlamento”
Ma l’attacco del centrodestra nei confronti di Bersani è in forze. “Bersani commette – spiega il portavoce del partito Daniele Capezzone – lo stesso errore che lui stesso – in quel caso correttamente – rimproverò a Casini alcuni mesi fa, quando disse che il leader Udc rischiava di ‘morire di tattica”. “Bersani si è arroccato su se stesso con un discorso autoreferenziale – rincara la dose Altero Matteoli – Dice di aver perso ma vorrebbe agire come se avesse vinto. In effetti, continua a inseguire Grillo, apre senza senso politico a Monti che non ha i voti determinanti in Parlamento e chiude al Pdl e a Berlusconi che però ha i voti di un terzo degli italiani. Una strategia senza prospettiva per il Paese”. Secondo Sandro Bondi“la decisione che la direzione del Pd si appresta ad assumere, sulla base della relazione di Bersani, sposta il baricentro della sinistra verso posizioni di astratto e vago estremismo, dettate da pure ragioni di opportunismo. Si tratta di una linea su cui per il momento non si è aperto un confronto reale nel partito, e che probabilmente sarebbe completamente rovesciata nell’eventualità di una nuova candidatura di Renzi”. 

Renato Brunetta taglia corto: “Gli otto punti programmatici di Bersani non potranno mai arrivare in Parlamento (come programma di governo) senza una maggioranza precostituita, disponibile a sostenerli. Il presidente della Repubblica, infatti, in ottemperanza di lettera e prassi costituzionale non potrà far giurare Bersani e il suo governo, lo ripetiamo, senza una maggioranza precostituita, al buio. Né avrebbe alcun senso che il neo presidente Bersani cercasse la sua maggioranza in Parlamento con chi ci sta”.