Pacificazione tra Pd e Pdl, accordo dei democratici con il partito dei Cosentino, degli Arena, degli Scilipoti, cancellare il berlusconismo attraverso l’eliminazione dell’antiberlusconismo. E su tutto: Berlusconi al Quirinale. Lo scrive Libero e questo non è sorprendente. Più sorprendente è che a firmare l’intervento non siano Maurizio Belpietro, Mario Giordano o Filippo Facci, ma Piero Sansonetti. Sansonetti è ricordato da tutti come direttore di Liberazione, quotidiano del Partito della Rifondazione Comunista, per oltre 4 anni. Aveva cominciato all’Unità negli anni Settanta (dov’è stato anche condirettore) e dal 2008 guida Calabria Ora

Cosa scrive, dunque, Sansonetti su Libero? “Se non si trova un modo per fare un governo si torna a votare. Se si torna a votare vince Grillo. Nessuno vuole che vinca Grillo (nemmeno Grillo) e quindi non si torna a votare. Se non si fa in fretta un governo, i mercati travolgono tutti. Non conviene. E poi lo spread, che un anno e mezzo fa ha spinto Monti a Palazzo Chigi, anche stavolta sarà spietato, e siccome ormai tutti abbiamo una paura blu dello spread, dovremo obbedirgli”.

Dove sta la soluzione? “Come si fa a fare una maggioranza che serva a mettere in piedi un governo? C’è una sola via: alleanza tra i due unici partiti solidi di questo Parlamento, e cioè il Pd e il Pdl con eventuali “protesi”. La pacificazione è l’unico modo per uscire dal berlusconismo. Perché per uscire dal berlusconismo (creatura ovviamente di Berlusconi) bisogna anche uscire dall’antiberlusconismo (anche questa è una perversa creatura di Berlusconi). La pacificazione, credetemi, ha un solo nome: Berlusconi al Quirinale. Una soluzione di questo genere salderebbe l’alleanza, garantirebbe i mercati e le potenze straniere, sopirebbe i conflitti nel ceto politico, permetterebbe al Pd di governare con tranquillità il Paese da posizioni moderate e centriste”. La soluzione madre per tutto, insomma, è eleggere il Cavaliere come capo dello Stato. Tutto questo mentre la base del centrosinistra implora i propri rappresentanti di non dare altre opportunità ai berlusconiani.

Il punto di partenza di Sansonetti è che “sul piano dei programmi politici le differenze tra Berlusconi e Bersani” non sono “così grandi”. “Sono due partiti centristi – scrive l’ex direttore di Liberazione – Il Pdl è più populista (e quindi paradossalmente talvolta è meno di destra del Pd), il Pd è più un partito moderato classico, che certamente sul piano delle cose da fare assomiglia più ai repubblicani americani che non a Obama“. Nel senso che il presidente degli Stati Uniti ha proposto “l’aumento del 20% per i salari minimi, ha proposto la sanatoria per 15 milioni di immigrati irregolari, ha proposto i matrimoni gay: il Pd oserebbe mai proporre qualcosa del genere?”.

Quindi bisogna superare due ostacoli, ammette Sansonetti. Il primo: un’alleanza Pd-Pdl comporterebbe un aumento dei voti del Movimento Cinque Stelle. Ma in caso di un’alleanza stabile, che duri 5 anni, si risponde l’ex direttore di Liberazione, il problema Grillo “sarebbe spostato in avanti di cinque anni”. L’altro ostacolo è la “spartizione delle cariche, che pone sia questioni di equilibri simbolici sia di potere”. La soluzione è appunto la pacificazione. “L’unico modo per uscire dal berlusconismo – secondo Sansonetti – Perché per uscire dal berlusconismo (creatura ovviamente di Berlusconi) bisogna anche uscire dall’antiberlusconismo (anche questa è una perversa creatura di Berlusconi). La pacificazione, credetemi, ha un solo nome: Berlusconi al Quirinale”. Conclusione alla quale non era arrivato nessuno, nemmeno il più berlusconiano dei berlusconiani. Vittorio Feltri ridacchiava divertito mesi fa alla sola idea di Berlusconi presidente: “Vi immaginate le escort che vanno al Colle?”.

Ma per Sansonetti è l’unica via anche se alla fine confessa: “Personalmente sono terrorizzato da questa prospettiva, perché sono uno di sinistra: mi piace Obama, mi piace Landini. Sono molto preoccupato, e deluso, per il fatto che le tre destre (Monti, Berlusconi e Bersani) abbiano vinto le elezioni e la quarta destra (GRillo) abbia monopolizzato l’opposizione e che di sinistra in Parlamento non ci sia più traccia alcuna. Ma non è che se uno è deluso può reagire ignorando la realtà”.