“Non vedo elementi sostanziali, che possano emergere dalla campagna elettorale, in grado di cambiare i fondamentali dell’economia italiana”. A pronunciare queste parole, due mesi fa, era il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, di fronte a una platea di banchieri e investitori a New York. Era il tempo delle dimissioni di Monti, e i mercati già si domandavano cosa sarebbe successo dopo. Ma alla vigilia del voto i timori non sono placati. Quello più forte è che, con l’inattesa rimonta di Silvio Berlusconi, dalle urne esca un Parlamento troppo frammentato per garantire stabilità. E, per giunta, con un partito forte “anti-establishment” guidato dall’uomo definito all’estero di volta in volta, da semplice comedian (comico) a foul-mouthed populist (populista dal linguaggio osceno): Beppe Grillo.

Alleanza Pd-Monti? Una necessità
Gli occhi di tutti sono puntati sull’esito incerto del voto al Senato. Da Credit SuisseMediobanca e Morgan Stanley, gruppi finanziari internazionali, cercano di capire i possibili scenari. Morgan Stanley nel rapporto “Italy and the Political Cliff”, diffuso in settimana considera improbabile un Parlamento senza una maggioranza. Infatti, se la presenza del centrosinistra risultasse insufficiente al Senato, “il Pd proverà a governare col supporto dei partiti centristi”. La possibile alleanza tra Bersani e Monti non è considerata da Morgan Stanley solo possibile: “E’ probabile che una simile alleanza si verificherà comunque, almeno su certi temi”.

Tuttavia un fronte tra Bersani e Monti non necessariamente garantirebbe, per gli analisti della banca americana, stabilità al prossimo governo: “Il rischio è che una coalizione così grande sia molto eterogenea e abbastanza instabile, anche se potrebbe suscitare un senso di continuità negli investitori internazionali, (con Monti impegnato in un ruolo attivo)”. Della stessa opinione è Wolfgang Mϋnchau (quello del “Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia”), che ha evocato dalle colonne del Financial Times, in caso di pareggio al Senato uno scenario da Prodi-bis con un governo Bersani compromesso da maggioranze risicate e improbabili.  Anche l’Economist profila un rischio instabilità con nuove elezioni o un Senato al limite, in un articolo di giovedì mette la lente sulle regioni “in bilico” della Sicilia e del Veneto, dove centrodestra e centrosinistra si trovano a competere col Movimento Cinque Stelle.

Il ruolo degli indecisi e l’effetto Grillo
Ma ciò che rende le elezioni italiane un “evento a rischio” per il mondo finanziario e degli osservatori internazionali, sono due fattori: Beppe Grillo e gli indecisi, calcolati in circa il 30%. “Le élites e l’Europa gradirebbero un governo stabile” scrive Joe Weisenthal su Business Insider. “Ma c’è una nuova struttura di partiti con molte forze politiche nuove, incluso il partito di Mario Monti e il Movimento 5 Stelle. Sono preoccupati perché, se fai sondaggi su forze nuove a cui la gente non è abituata, non puoi essere così sicuro dei risultati”.

Il nervosismo tuttavia è montato, specie negli ultimi giorni, proporzionalmente all’ascesa del Movimento Cinque Stelle: “Protest vote could throw up big surprise”, una grossa sorpresa potrebbe arrivare dal voto di protesta, titolava Cnbc riferendosi a Grillo. Se è vero quanto riporta Weisenthal sulla testata economica Business Insider, Grillo sarebbe ormai un nome che fa paura anche ai piani alti delle grandi banche internazionali. “Ho avuto modo di parlare a tre professionisti di livello molto alto sulle elezioni italiane – scrive il giornalista – sono molto nervosi. Se Berlusconi per loro è causa di costernazioni, è Beppe Grillo che li fa apparire con il mal di stomaco”. Grillo, prosegue Weisenthal, “propone idee che piacciono, ma che il pubblico evoluto sa essere fesserie. L’Italia ha troppo debito? Semplice, non pagarlo! E tutti con un iPad e internet gratis”.

La banca americana JP Morgan, riferisce ancora Business Insider, nei giorni scorsi ha rilasciato una nota dal titolo “A crash in course of Grillinomics” dove paragona il M5s a Syriza, coalizione greca che raggruppa la sinistra radicale. Similitudine ripresa anche in un editoriale di Bloomberg, secondo cui potrebbe diventare impossibile la formazione di un nuovo governo e, in quel caso, si andrebbe a nuove elezioni: “Si tratterebbe di un ‘replay’ del danno causato dal partito Syriza nella prima delle elezioni greche dello scorso anno. Pensate al tempo perso e all’instabilità che ne è risultata e poi moltiplicate il casino per otto, in proporzione la grandezza dell’economia italiana”. 

La paura più grande: le riforme mancate
Una certezza però all’estero sembrano averla. L’economia italiana non è ancora uscita dalla recessione in cui si trova ormai da molti mesi, che aggrava le sue debolezze strutturali. Proprio questo per l’agenzia di rating Standard & Poor’s, rende le elezioni un passaggio particolarmente delicato: “Esiste il rischio che le elezioni facciano perdere slancio all’importante processo riformatore destinato a migliorare le prospettive di crescita del paese”, sostiene il responsabile rating dei paesi Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) Moritz Kramer in un report dell’agenzia. Concetto sottolineato su Bloomberg anche dall’editorialista Megan Green, già direttore della ricerca europea della società di analisi finanziaria Roubini Global Economics: “Se gli italiani sceglieranno un governo che non porterà avanti le riforme economiche, o abolirà recenti cambiamenti volti a rendere l’economia più competitiva, la capacità del Paese di ripagare il proprio debito sarà messa in discussione. E sarebbe una notizia terribile per l’Italia e per l’area euro nel suo complesso, che potrebbe non essere disposta, o in grado, di salvare la sua terza economia”.

The day after
Se sul lungo termine le analisi sono tutte orientate su come uscire dal ‘declino italiano’, nel breve le paure sono alla riapertura dei mercati “the day after”, il giorno dopo le elezioni. Dopo un giovedì da dimenticare, venerdì è stata una giornata positiva. E l’opinione generale è che, salvo sorprese clamorose (una vittoria di Grillo?) il meccanismo di europeo stabilità messo a punto da Mario Draghi terrà, mantenendo i titoli italiani al riparo dalla speculazione. Ma sotto la calma apparente, c’è il timore “che le elezioni producano un voto di sfiducia nell’attuale piano di austerity e sulla necessità di ulteriori riforme”, commenta Raj Badiani, capo economista di IHS Global Insight per l’Italia: “Questo potrebbe determinare un’impennata di vendite dei bond all’indomani delle elezioni”. E intanto, Blackrock, la più grande società di investimenti al mondo, ha mandato in Italia i suoi esperti a fare incetta di sondaggi segretissimi.

(LEP – Public Policy)