Proprio ieri Roberto Maroni attaccava l’avversario montiano Gabriele Albertini per l’inchiesta su alcune firme sospette, accusandolo di essere stato preso “con le mani nella marmellata”. E adesso è arrivato anche il turno del candidato leghista alla guida della regione Lombardia. La procura di Monza ha infatti aperto un’inchiesta sulle firme della sua lista. Giuliano Beretta, consigliere provinciale monzese della Lega Nord, è stato indagato per falso con l’accusa di avere falsamente autenticato circa 900 firme raccolte nella circoscrizione Monza e Brianza a sostegno della Lista Maroni.

L’inchiesta è stata avviata dal pm Franca Macchia in seguito alla denuncia presentata qualche settimana fa dai radicali. Gli atti, con l’esito degli accertamenti, sono già stati trasmessi all’ufficio centrale elettorale presso la Corte d’Appello di Milano. Le indagini riguardano circa 1.200 firme raccolte nella circoscrizione brianzola e sono “emerse irregolarità per quanto riguarda le procedure di autentificazione dell’80 per cento delle sottoscrizioni”. Da quanto si è saputo, il pm non solo ha interrogato Beretta ma ha anche sentito a campione, come testimoni, un gruppo di elettori. Alcuni di loro avrebbero raccontato di aver firmato un foglio fatto girare in famiglia. Nel loro esposto i radicali avevano chiesto di indagare sulla sospetta raccolta delle 1.200 firme avvenuta in poco tempo, quattro o cinque giorni.

Nei giorni scorsi la Procura di Cremona ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di falso in atto pubblico materiale e ideologico in relazione a una trentina di presunte firme false raccolte a sostegno della Lista Albertini e della Lista Monti in vista delle prossime elezioni regionali. E alla fine di dicembre il gup di Milano Stefania Donadeo ha deciso che il presidente della provincia di Milano Guido Podestà dovrà affrontare un processo per la presunta falsità di 926 firme che sarebbero state poste a sostegno del listino di Roberto Formigoni e della lista del Pdl per le elezioni regionali del 2010.

Un’indagine della procura di Lodi ha invece fatto luce su una vera e propria rete specializzata nel fornire firme false ai movimenti politici intenzionati a presentarsi alle elezioni regionali e politiche. In diversi appartamenti e in uno studio legale di Milano sono stati trovati a gennaio 83 timbri con i nomi di giudici di pace di diverse regioni, elenchi di firme e moduli in bianco. Tutto materiale necessario per produrre la documentazione richiesta per presentare le liste. L’inchiesta era partita da un elenco di 500 sottoscrittori de La Destra di Storace, “firmato” da un giudice di pace che in realtà non l’aveva mai visto.