Inizierà il 18 maggio il processo per il crac di Alitalia avvenuto nel 2008. Gli ex amministratori delegati Giancarlo CimoliFrancesco Mengozzi sono stati rinviati a giudizio insieme ad altri 5 ex manager della compagnia di bandiera. Lo ha deciso il Gup del Tribunale di Roma, Vilma Passamonti, dopo che la settimana scorsa l’udienza era stata rinviata. Il giudice, che contesta ai sette la responsabilità del crac, ha anche chiesto di accertare il ruolo svolto dai governi che si sono succeduti nel fallimento che ha riguardato l’azienda sollecitando all’ufficio del pubblico ministero l’accertamento di una eventuale omessa vigilanza compiuta dal collegio dei sindaci della compagnia. Già lo scorso 20 gennaio la Corte dei Conti ha chiesto un maxi-risarcimento da 3 miliardi di euro a 17 ex funzionari di Alitalia, tra cui Cimoli e Mengozzi.

Agli imputati il procuratore aggiunto Nello Rossi e i sostituti Stefano Pesci e Maria Francesca Loy, contestano, a seconda delle posizioni, i reati di bancarotta sia per distrazione sia per dissipazione, per il periodo compreso tra il 2001 e il 2007. Francesco Mengozzi ha ricoperto la carica di amministratore delegato di Alitalia dal febbraio del 2001 al febbraio del 2004, mentre Giancarlo Cimoli dal maggio 2004 al febbraio del 2007. A processo anche Gabriele Spazzadeschi, ex direttore del dipartimento amministrazione e finanza, Pierluigi Ceschia, ex responsabile del settore finanza straordinaria, Giancarlo Zeni e Leopoldo Conforti, ex funzionari, e Gennaro Tocci, ex responsabile settore acquisti. Secondo l’accusa si sarebbe trattato di una “dissipazione” della compagnia di bandiera con “operazioni abnormi sotto il profilo economico e gestionale” che avrebbero causato perdite per oltre 4 miliardi di euro fino al 2007. Cimoli deve inoltre rispondere dell’ipotesi di reato di aggiotaggio per la diffusione di presunte notizie false al fine di ottenere variazioni del titolo Alitalia sui mercati.

Cimoli è noto anche per le sue ingenti buonuscite. Quella che si è autoattribuito per Alitalia da 3 milioni di euro ha suscitato non poco clamore visto che l’ammontare è molto più alto rispetto agli stipendi dei funzionari di altre compagnie aeree europee in utile: corrisponde al triplo di quello che guadagna il capo di British Airways e a 6 volte quello di Air France. In precedenza, anche quando aveva lasciato le Ferrovie dello Stato, aveva ricevuto una generosa buonuscita: 6 milioni di euro.