Caro Giovanni,

ricordo quando mi trovavo in città e improvvisamente sentivamo le sirene. Ci fermavamo tutti aspettando che passassi tu o Paolo con la scorta, per nulla infastiditi dal frastuono o dall’inattesa fermata. Cercavamo di vederti al passaggio attraverso i vetri dell’auto e dicevamo tra noi: “è Giovanni!!”, seguendoti con lo sguardo. Tu e Paolo eravate come dei familiari che ogni tanto incontravamo con piacere, sapendo che lavoravate per noi, e ci sentivamo protetti, come in una famiglia.

Per questo il lutto è stato grande. Adesso, sono rimasti quelli che erano giovani magistrati forgiati da voi, che hanno i vostri stessi ideali, perciò sono ancora fiducioso, se li lasceranno fare.

Grazie per il tuo impegno e per il tuo amore per questa Nazione ancora incompiuta.

Ruggero Serevi