I bilanci dell’Istat preoccupano la Corte dei Conti. Nel 2010 e nel 2011 le gestioni dell’Istituto nazionale di statistica hanno presentato un disavanzo rispettivamente di 23,8 e 11,4 milioni. Una situazione di criticità che ha spinto la Corte a un richiamo ufficiale. “L’ente – si legge nella relazione sul controllo eseguito sulla gestione finanziaria – è invitato ad assumere iniziative tese a ricondurre la gestione, in particolare quella corrente, su di un piano di equilibrio finanziario“.

Secondo il rapporto della Corte, nei bilanci dell’Istat pesa l’incertezza “in sede di programmazione delle risorse disponibili attraverso i trasferimenti statali che hanno risentito dei contenimenti disposti dalle leggi finanziarie, il che ha comportato il rinvio di alcuni progetti riguardanti sia rilevazioni statistiche sia in investimenti”. “Solo in corso di esercizio – prosegue il documento – sono intervenuti contributi straordinari a reintegrare le risorse disponibili”. In calo anche il personale assunto stabilmente: esclusi i contratti a tempo determinato, gli impiegati nell’Istituto di statistica sono scesi da 2.120 a fine 2009 a 1.997 a fine 2011. Con i dipendenti a tempo determinato, invece, il saldo è positivo: da 2.124 a 2.393. La Corte dei Conti, tra l’altro, ricorda anche che dal 2000 l’Istat “ha riconosciuto la necessità di dotarsi di una nuova sede”, e sottolinea che a “distanza di dodici anni” è “ancora attuale tale esigenza”, e “occorre un nuovo impulso in questa direzione anche il considerazione del fatto che l’Istituto risulta proprietario di un terreno, acquisito per quello scopo, con la spesa di circa 14 milioni di euro” e che “in questa fase è inutilizzato e produce ulteriori spese”.

La sezione controllo enti della Corte ha comunque preso atto che l’Istituto ha ultimato il processo di riordino con il quale il legislatore ha sottolineato la rilevanza della crescente domanda d’informazione statistica che costituisce la base per la impostazione e la definizione delle politiche pubbliche a livello di sistema Paese, di Unione Europea e di contesto internazionale. Dal riordino è emerso un assetto, organizzativo e funzionale, rispondente al mandato legislativo e alla missione dell’Istituto.

Il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, dichiara che “il problema è alle spalle” e l’Istat oggi può contare su “un finanziamento di circa 200 milioni di euro l’anno sufficienti per le nostre nostre esigenze”. Secondo il presidente il rapporto della Corte “fotografa una situazione molto difficile che ha poi spinto governo e parlamento, con la legge di stabilità 2013-2015, ad aumentare in modo consistente il finanziamento all’Istat riconoscendo l’insostenibilità della situazione precedente”. Resta invece apero il problema della nuova sede, attesa da 12 anni. Giovannini spiega che il progetto “per il momento è stato sospeso dal consiglio dell’Istat in attesa di un chiarimento sul futuro dell’area” in cui è stato acquistato il terreno. Area, destinata al progetto di un centro direzionale nella zona orientale di Roma, “che doveva coinvolgere ministeri ed enti locali”, e che “invece non si è mai sviluppato”, mentre “recenti decisioni del Comune vanno verso la direzione di abbandonare l’idea di trasferire ministeri e strutture pubbliche verso quella zona”.