L’amministratore di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, arrestato per corruzione, gli chiedeva “un intervento” per calmierare gli attacchi ai suoi danni da parte del Sole 24 Ore. Ora è lui a chiedere un intervento, ma al mondo della politica. Il presidente di Confindustria, Giorgi Squinzi, interviene telefonicamente alla “Giornata della collera dei costruttori” e lancia un appello ai partiti, ma non fa cenno della vicenda che lo riguarda direttamente. Un silenzio che fa rumore, quello del patron della Mapei. Tanto più alla luce del fatto che sulla questione si è espresso anche lo stesso sindacato interno dei giornalisti del quotidiano degli industriali, che sulle colonne del Sole, che ha voluto sottolineare l’indipendenza del giornale nella trattazione della vicenda. In particolare il comitato di redazione ha sottolineato in un comunicato che “neppure dopo le telefonate registrate dalla Procura è mai arrivata fino alla redazione alcuna interferenza volta a condizionarne il lavoro sull’inchiesta a carico dei vertici di Finmeccanica”. L’intervento “promesso” da Squinzi a Orsi, stando a quanto dichiarato dal giornale, non sarebbe dunque mai avvenuto.

Nella telefonata di Squinzi alla giornata organizzata a Milano da una ventina di associazioni del mondo dellle costruzioni, invece,  non c’è alcun riferimento a Finmeccanica. Ma c’è un accorato appello ai partiti: “Non servono annunci e promesse – dichiara mr Vinavil – chiediamo interventi concreti e coraggiosi da parte della politica per uscire dalla crisi”. Squinzi ricorda poi che lo stato d’animo delle imprese “non può essere benevolo” e che il suo è “un grido d’allarme per riportare la politica al dovere di arrestare il declino e rilanciare la crescita”. “Non si può non capire lo stato d’animo degli imprenditori”, ha spiegato Squinzi, che ha ricordato che “la crisi ha bruciato miliardi di euro di Pil”. “Per le nostre imprese serve una vera e propria terapia d’urto che tagli loro i costi e ne aumenti la produttività”. “Siamo retrocessi di otto punti rispetto al 2007 perdendo il 25% di attività manifatturiere. Per quanto riguarda il settore delle costruzioni – ha sottolineato Squinzi – si sono persi, dal 2008 al 2012, 43 miliardi di euro. Occorre fronteggiare ingiustizia e abusi che non possono più essere tollerati”.

“Dobbiamo ricostruire il paese attaraverso le nostre imprese che sono un bene comune – ha aggiunto il numero uno di Confindustria – e la crescita è indispensabile per difendere la democrazia. Le nostre imprese meritano un sistema che le sostenga e non che le mortifichi attraverso oneri non degni di uno stato civile. Il paese – ha concluso – si aspetta di mettere la testa fuori da questa cappa di piombo che ci sta sopra da ormai troppo tempo”.