“Questo progetto è formato da un edificio costruito e da una lettera aperta. Per favore leggete la lettera in fondo alla pagina.”

Così comincia la spiegazione della sua ultima opera – intitolata Fire Shelter :01 2013 – il danese Simon Hjermind Jensen, architetto e artista, alla voce Projects del suo sito. Perché voglio parlarne? Come succede spesso sono state le foto viste transitare in rete a incuriosirmi, si tratta di una specie di tenda degli indiani a forma di uovo, o ancora meglio un incrocio tra una tepee e un igloo, placidamente immerso nella natura. Il paesaggio attira lo sguardo, come pure l’immagine di una struttura ispirata alle costruzioni artigianali dei popoli nomadi, ma palesemente contemporanea (si nota dalla cima in policarbonato trasparente che di notte lascia la passare la luce interna). Ma non basta, mi chiedo cosa sia per davvero.

E leggendo la spiegazione ho pensato che molto difficilmente qui in Italia potremmo avere la fortuna di incrociare una sorta di Fire Shelter durante la nostra passeggiata domenicale. Per tanti motivi sommati che tento di riassumere in poche parole: questo progetto è un riparo temporaneo situato a circa 20 minuti di distanza in bicicletta dal centro di Copenhagen, a Sydhavnstippen, una ex discarica bonificata, ora habitat per una grande varietà di flora e fauna.

Ma quello che conta di più, è che si tratta di un luogo aperto e pubblico, realizzato con due specifici intenti: aggregare le persone e, contemporaneamente, poter usufruire e celebrare insieme il paesaggio circostante. Il rifugio, alto 4,7 metri, è costruito con elementi di legno e strisce di policarbonato; il pavimento è in compensato e al suo interno ospita un punto per fare il fuoco circondato da una panca riempita con materiale recuperato in loco. Il progetto, nato spontaneamente e senza interpellare le autorità, secondo l’autore dovrebbe poter resistere almeno un anno: la sua intenzione era proprio quella di sensibilizzare il più persone possibile, privati e non, a proposito delle altissime potenzialità di quest’area. Simon Hjermind Jensen, comunque, assicura che l’edificazione si è svolta nel pieno rispetto dell’ambiente e che non rimarrà nessuna traccia del suo passaggio il giorno in cui dovrà smantellare il rifugio.