Un prestito da 2 miliardi di euro che Bankitalia ha concesso al Monte dei Paschi di Siena a ottobre 2011 perché era “a secco di liquidità”. Ma “pubblicamente i suoi dirigenti rassicuravano che la posizione finanziaria della banca più antica del mondo era adeguata”. Il Wall Street Journal scrive che Via Nazionale accordò il prestito a Mps “perchè la banca non aveva più gli strumenti per continuare a chiedere fondi alla Banca Centrale Europea“. Tuttavia “per timore che si potesse creare panico sui mercati”, raccontano le fonti al Wsj, “nè Mps nè la Banca d’Italia resero pubblico quel prestito”. Da ricordare inoltre che “nell’autunno 2011 il debito pubblico italiano era sotto pressione da parte degli investitori – un panico dei mercati che alla fine portoò la caduta del governo [Berlusconi, ndr] a novembre dello stesso anno“.

E proprio oggi alcuni ispettori dell’unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia hanno incontrato questa mattina a Siena i pm impegnati nell’inchiesta su Mps. Secondo quanto ha riferito una fonte giudiziaria, gli ispettori hanno consegnato del nuovo materiale alla Procura, come già avvenuto in passato. La consegna dei nuovi documenti, sembra relativi sempre all’operazione di acquisizione di Antonveneta, si svolge nell’ambito del rapporto di collaborazione, che dura ormai da mesi, tra la Procura senese e l’istituto di via Nazionale.

Il quotidiano finanziario prosegue spiegando che secondo la normativa vigente non vi è l’obbligo di comunicare le operazioni come quella del prestito accordato da Via Nazionale a Mps, previste per tutte le banche dell’Eurosistema, al mercato. E “in una conference call con analisti ed investitori, subito dopo aver ricevuto il prestito, i dirigenti di Mps affermavano che la posizione finanziaria della banca era solida e che le necessità di raccolta per il 2012 erano state coperte”. Mps restituì il prestito secondo i tempi prestabiliti, aggiungono le fonti al quotidiano americano. Ma, secondo gli analisti, “non aver divulgato il fatto che la banca non avesse più abbastanza strumenti da offrire come garanzia per ottenere fondi Bce e il ricorso al prestito, hanno contribuito a nascondere la gravità dello stato finanziario della banca”.

“Se si fosse venuti a conoscenza di questa transazione, avremmo potuto avere un quadro più chiaro sulla liquidità a disposizione del gruppo”, dice l’analista di Fidentiis Fabrizio Bernardi al Wsj. “Questo prestito insolito” di Bankitalia ad Mps, sottolinea il giornale a stelle e strisce, evidenzia anche “la pressione” a cui era sottoposta Via Nazionale, mentre cercava di “contenere i danni che avrebbe potuto provocare una banca sull’intero sistema finanziario” del Paese, soprattutto in un periodo in cui lo spread dell’Italia segnava record storici.