C’era una “banda del cinque per cento” che prendeva una percentuale illecita su ogni operazione e c’erano “pagamenti riservati” ai vertici di Mps. La conferma arriva dal super testimone Antonio Rizzo, ex funzionario della banca d’affari Dresdner, sentito a Roma dalla Gdf. Nel frattempo anche l’ex presidente dell’Abi e del Monte dei Paschi, Giuseppe Mussari, è arrivato in procura a Siena per essere sentito nell’ambito dell’inchiesta sull’acquisizione di Antonveneta. Ma c’è stato per poco. L’ex numero uno della banca ha infatti chiesto ai pubblici ministeri il rinvio dell’interrogatorio e ha lasciato la procura dopo soltanto 15 minuti.

“Mussari ha riferito ai pubblici ministeri la propria intenzione di rispondere a tutte le domande che gli verranno poste ma non in data odierna in considerazione dell’impossibilità dell’altro difensore, l’avvocato Tullio Padovani, a seguito di un impedimento dichiarato già in data 2 febbraio con apposita istanza di differimento”, ha spiegato Fabio Pisillo, avvocato dell’ex presidente dell’istituto. A preoccupare gli ex vertici della banca senese sono le affermazioni di Rizzo, che prima di essere interrogato ha detto di avere in mano i nastri con le conversazioni che proverebbero l’esistenza di una “banda del cinque per cento”, formata dall’ex direttore dell’area finanziaria, Gianluca Baldassarri, e dal responsabile delle filiali di Londra, Matteo Pontone, che avrebbero preso una “stecca” su tutti gli affari gestiti dala banca senese.

Il comitato di presidenza del consiglio superiore della Magistratura ha deliberato intanto l’apertura di una pratica per valutare modifiche alle norme che riguardano la competenza territoriale in relazione alle inchieste su Mps. “Preso atto del dibattito in corso in ordine alle iniziative giudiziarie di uffici del pm e delle perplessità da più parti sollevate in ordine alla sovrapposizione di plurimi interventi giudiziari”, si legge in una nota, “il comitato di presidenza delibera l’apertura di una pratica aventi ad oggetto eventuali modifiche della disciplina processuale di cui all’articolo 9 del codice di procedura penale”, che contiene appunto le regole suppletive a quelle generali sulla competenza territoriale. A tal riguardo il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, interpellato sul filone d’inchiesta aperto a Trani su Mps, ha avvertito che ”c’è qualche iniziativa estemporanea dettata più dall’esigenza di inseguire la notorietà che da un coerente e responsabile esercizio dell’azione penale”.

Nell’arco della settimana saranno sentiti anche gli altri principali protagonisti dello scandalo Mps. Mercoledì prossimo sarà il turno dell’ex direttore generale Antonio Vigni, fra gli indagati eccellenti della vicenda, mentre sempre nella prossima settimana dovrebbero essere sentiti – tra gli altri indagati – anche gli ex revisori dei conti, Tommaso Di Tanno, ex presidente del collegio, e gli ex sindaci effettivi, Pietro Fabbretti e Leonardo Pizzichi. Da Mussari, Vigni e gli altri i pm senesi si attendono risposte utili a circostanziare la fase delle indagini condotta fin qui dalla guardia di finanza su due filoni diversi e complementari: l’operazione per l’acquisto di Antonveneta e le operazioni sui cosiddetti derivati. L’attenzione degli inquirenti per il capitolo derivati si incrocia con un appuntamento della banca il prossimo 6 febbraio, cioè mercoledì, quando si terrà un Cda dedicato proprio a esaminare questi contratti finanziari – tra cui Santorinì e Alexandrià – e i loro riflessi sul bilancio.

Gli investigatori starebbero esaminando anche alcuni conti correnti aperti allo Ior e intestati a dirigenti della banca senese. Conti dove potrebbe esser transitato denaro a premio delle operazioni finanziarie finite sotto inchiesta. Su questo filone verrebbe contestato il reato di associazione per delinquere. La procura di Roma potrebbe verificare se allo Ior esistano conti “coperti” riconducibili a dirigenti del Monte Paschi di Siena ed accertare se, sempre presso lo Ior, si siano svolte “delicate riunioni” per definire l’operazione di acquisto di Antonveneta. I pm della capitale indagano infatti da tempo sulla banca vaticana per violazione della normativa antiriciclaggio. In generale, l’inchiesta prende in esame a vario titolo le accuse di truffa, turbativa, ostacolo agli organi di vigilanza, false comunicazioni, aggiotaggio.

I passi avanti nell’inchiesta sulla banca di Siena hanno scatenato le vendite a Piazza Affari, dove il titolo dell’istituto ha terminato una giornata critica in calo del 4,83% a 0,22 euro, proseguendo il rosso delle ultime settimane e trascinando gli altri titoli bancari.