Il sostituto pg di Milano, Piero DePetris, ha chiesto una condanna a 12 anni di reclusione per Nicolò Pollari e una condanna a 10 anni per Marco Mancini nel processo d’appello ‘bis’ sul sequestro Abu Omar a carico degli ex vertici del Sismi. La Cassazione, il 19 settembre scorso, aveva annullato i proscioglimenti degli 007 italiani a causa del segreto di Stato e aveva ordinato un nuovo processo. Secondo i supremi giudici agirono “singoli agenti” e quindi sulla vicenda non poteva essere apposto il segreto di Stato. Che, nel corso degli anni era stato confermato dal governo Prodi e Berlusconi, e nei giorni scorsi anche dal governo Monti. 

Questa mattina i due imputati lo hanno confermato ribadendo l’innocenza rispetto al rapimento dell’imam (17 febbraio 2003) per cui sono stati condannati in via definitiva solo gli agenti della Cia. “Confermo la mia assoluta estraneità e quella del Sismi ai fatti contestati. Un’estraneità provata negli atti e conosciuta dalle autorità di governo e dagli organi parlamentari” ha detto Nicolò Pollari, ex capo del Sismi, nelle sue dichiarazioni spontanee nel processo d’appello bis. Pollari ha ricordato che per lui è “obbligatorio il segreto di Stato, già confermato da tre governi”, ma si è anche chiesto se “esiste un organo che possa sciogliere il segreto per darmi la possibilità di difendermi”. Anche Marco Mancini ha ribadito la sua innocenza. Rendendo dichiarazioni spontanee ha spiegato di dover “opporre il segreto di Stato” perch^é apposto da tre governi. Segreto di Stato che, secondo Mancini, non gli garantisce la possibilità di difendersi “perché dovrei parlare delle mie attività e di quelle degli appartenenti al Sismi cioè dovrei riferire fatti coperti da segreto”. 

I due ex funzionari hanno presentato, tramite la difesa, una lettera a firma del direttore dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), Adriano Santini per cui le attività degli uomini del Sismi devono “ritenersi coperte da segreto di Stato anche in quanto inquadrabili nel contesto delle attività istituzionali del Servizio di contrasto al terrorismo internazionale di matrice islamica”. Nella lettera, datata primo febbraio scorso, si legge che “il Dipartimento informazioni per la sicurezza (Dis, ndr) ha segnalato la necessità di comunicare alla signoria vostra (ossia agli ex vertici Sismi, ndr) che le attività del personale del Sismi risultanti dagli atti ammessi nel processo (…) sono da ritenersi coperte da segreto di Stato anche in quanto inquadrabili nel contesto delle attività istituzionali del Servizio di contrasto al terrorismo internazionale di matrice islamica”. L’imam Abu Omar, che fu consegnato agli americani che lo spedirono in Egitto dove fu imprigionato e torturato, sarebbe stato arrestato dalla polizia italiana perché su di lui pendeva una ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al terrorismo. Tre giorni fa i giudici della corte d’appello di Milano, nel processo stralcio, hanno condannato a sette anni l’ex capo della Cia in Italia, Jeff Castelli.

Secondo l’accusa: il rapimento fu “un crimine che ha violato anche il diritto umanitario” e venne realizzato anche grazie alla collaborazione degli ex uomini del Sismi, tra cui Pollari e i quali agirono “in un quadro opaco e al di fuori delle istituzioni”. Nella sua requisitoria il magistrato ha ricostruito il sequestro di Abu Omar, spiegando che l’ex imam, dopo essere stato rapito in Italia, venne “portato in Egitto” e “sottoposto a torture”. Crimini di tortura “vietati dall’ordinamento internazionale”. Il sostituto pg, inoltre, ha fatto più volte riferimento alla sentenza della Cassazione dello scorso settembre, che aveva in sostanza inquadrato le responsabilità degli ex vertici del Sismi in attività “non istituzionali” e quindi al di fuori del ruolo del servizio segreto militare, ‘bocciand0’ parzialmente dunque la copertura del segreto di Stato per quelle azioni. “Qui ci si muove – ha spiegato De Petris – in un quadro opaco di azioni non istituzionali, nel quale gli uomini del Sismi hanno dato collaborazione alla Cia per il sequestro”.

Abu Omar, attraverso il suo legale, l’avvocato Carmelo Scambia, ha chiesto “10 milioni di euro” di risarcimento danni a carico di Pollari, Mancini e altri tre ex appartenenti del Sismi imputati per il sequestro dell’ex imam di Milano nel processo d’appello ‘bis’. “Il mio assistito – ha spiegato l’avvocato – dopo il rapimento ha subito torture e vessazioni, per usare un eufemismo, che si sono spinte fino alla violenza sessuale, come è agli atti”.