Attacca a muso duro la Lega e Maroni, corteggia Ambrosoli ma si dice contrario agli inciuci. Propone di istituire un albo delle lobby sanitarie, ma tiene fuori Comunione e liberazione. Eccolo Gabriele Albertini, l’ago della bilancia di una regione soffocata dagli scandali politici e tuttavia decisiva, con i suoi 49 seggi, per l’esito delle elezioni nazionali. Non corre per vincere, corre per sparigliare due coalizioni in parità. Largo dunque, tra centrodestra e centrosinistra, alla lista Albertini per “la riscossa della borghesia riformista lombarda”. In origine si chiamava “Onestà al potere” e nella capriola tra le braccia di Monti diventerà Lombardia Civica. Non cambia, invece, l’elemento di partenza: sotto la Madonnina, a 20 anni da Tangentopoli, si ricomincia dalle mani sporche dei politici. E Albertini, che sognava di fare il magistrato e s’è trovato in un’aula di giustizia da imputato, schiera il massimo degli anticorpi che gli restano dopo vent’anni di fede berlusconiana. E la linea legalitaria, a tratti, tentenna.

In Lombardia si fatica a trovare un candidato senza un avviso di garanzia in tasca. E’ sicuro dei suoi?
Guardi, abbiamo fatto sottoscrivere ai candidati una lettera di intenti che fissa regole di condotta precise: l’incandidabilità o la sospensione di fronte a rinvii a giudizio e sentenze penali anche di primo grado per reati non colposi. Ci siamo spinti anche oltre, estendendo il principio agli indagati per mafia e criminalità. Nessun altro l’ha fatto.

Non si legge però un rigo sui reati contro la pubblica amministrazione. Cosa pensa dei rimborsi facili?
I nostri candidati si sono impegnati a rendicontare scrupolosamente ogni spesa. Quelle contestate oggi dai pm ad altri consiglieri e candidati non penso rientrino nella casistica del nostro codice etico che si rifà a fattispecie di gravità più significativa.

Non è grave quello che è successo? Consiglieri da 9mila euro netti al mese che si fanno rimborsare sigarette, nutella e regali ai parenti?
Considerando i criteri generali e l’assoluta discrezionalità dei criteri di spesa della legge regionale ci rimarrà per sempre il dubbio che quegli illeciti siano stati compiuti in modo del tutto consapevole o doloso. Certo che alcune spese come il pranzo di nozze della figlia del consigliere leghista si commentano da sole. Io mi impegno a portare in Regione Lombardia una legge che riordini la materia e una cultura della trasparenza e dell’etica pubblica che si basi sugli standard che ho visto e praticato in Europa, dove l’ufficio III valuta ogni spesa e non è un’emanazione dei partiti ma organo terzo.

Come finirà l’ennesimo scandalo lombardo?
Non sarà facile per i magistrati dimostrare l’estraneità delle spese all’attività politica che ha, di per sé, confini incerti. Potrebbe finire in nulla, con una raccomandazione alla Regione di emanare un nuovo regolamento, ma ci troveremmo di fronte a un conflitto tra organo giudicante e legiferante.

Lei è stato al centro dell’inchiesta sugli emendamenti in bianco e poi dei derivati. Per alcuni, forse, sarebbe un’impresentabile.
Nel primo caso l’accusa si era inventata un reato e infatti la Cassazione mi ha dato ragione dichiarandolo tecnicamente “impossibile”. Per l’insistenza degli organi inquirenti mi sono anche rivolto al Parlamento Europeo che ha riconosciuto contro di me un caso di “persecuzione giudiziaria”, esprimendosi con una deliberazione votata quasi all’unanimità. E guardi che io volevo fare il magistrato, sono un giustizialista fuori area incappato, mio malgrado, nella persecuzione dei giudici.

Vicenda derivati: con l’affaire Mps quanto le sono fischiate le orecchie? Ha anche accusato i pm di aver fatto sparire le carte…
Intanto chiariamo che se per alcuni, come pare di capire Mps, i derivati sono stati una voragine per noi sono stati una montagna da 950 milioni di euro tutti guadagnati. Se poi le banche hanno commesso scorrettezze è un’altra storia.

Che fine ha fatto la carta che dimostrava la convenienza del suo “investimento” in derivati?
Non si sa. Quando ho saputo dal pm che non risultava agli atti la valutazione di convenienza economica dell’operazione mi sono stupito e ho dichiarato che era impossibile. Così ho chiesto al pm di o incriminare tutto il comune per abuso d’ufficio e falso ideologico o di avviare un’indagine interna per furto di documenti, per non incorrere egli stesso nel reato d’omissione. Ho, in seguito fatto pervenire un documento scritto, al Giudice monocratico Maggi, che il Procuratore Capo ha trasmesso alla Procura di Brescia, competente per materia.

Propone di istituire in Regione un registro delle lobby sanitarie. Per fermarle, legittimarle o disporne?
Non solo in ambito sanitario, le lobby in quanto tali non sono un male. Lo sono quando agiscono nell’ombra. Come accade negli altri paesi, voglio portarle alla luce e legittimarle nel loro rapporto con le istituzioni rappresentative che oggi è segnato dall’opacità. Così si può realizzare il compromesso più alto della politica che sintetizza il bene comune, non l’interesse di una parte che scambia potere con potere in danno alla comunità.

Comunione e liberazione non è una lobby?
Scusi? No, francamente in non metterei Cl nell’albo perché è un’organizzazione ecclesiale. Alcuni dei loro membri cementano interessi comuni, attività di lavoro e di impresa che sono espressi e rappresentati dalla Compagnia delle opere. Ecco, teoricamente quest’ultima potrebbe rientrare nel registro.

Si impegna a fermare il meccanismo di nomina politica dei direttori degli ospedali e delle asl da parte della giunta?
Una responsabilità politica ci deve essere sempre sui ruoli che gesticono realtà importanti e delicate come le aziende sanitarie. Tuttavia penso si possa uscire dalle logiche di occupazione affidando la selezione preventiva dei curricula a soggetti terzi e indipendenti. Al cittadino che si deve operare interessa che il chirurgo lo sappia fare, non tanto che abbia la sua stessa fede politica. La meritocrazia nel pubblico può funzionare come nel privato. L’ho sperimentato come sindaco portando i valori dell’impresa con 6 miliardi di opere pubbliche.

Ma a Milano ci sono ancora aperte le ferite del suo piano parcheggi, gli ultimi bloccati pochi giorni fa.
 Lo scasso lo ha fatto la Moratti, non io. Se avessi potuto mandare avanti il mio incarico di commissario straordinario li avrei terminati con grande beneficio per la città, a partire dalla Darsena che a quanto pare non si farà più e secondo il nostro piano, premiato anche in sede europea, avrebbe potuto dare 700 posti ai residenti che non ne trovano e 300 per i frequentatori della movida a costi a carico dei privati.

Il suo sito dichiara contributi privati alla campagna elettorale per 170mila euro, perché non dire subito da chi li ha ricevuti?
Spero intanto che salgano perché abbiamo stimato una spesa di circa 400mila euro. La legge impone di rendicontare i contributi una volta chiusa la campagna elettorale. Non lo faccio ora anche perché non vorrei che qualche sostenitore, vedendo che ho ricevuto aiuti da un concorrente, mi negasse il suo. Ma alla fine sarà tutto rendicontato.