“La Cassazione sta dimostrando molta più attenzione al fenomeno del consumo di sostanze stupefacenti rispetto a una legge nata non dall’analisi della questione ma da una pura ideologia repressiva”. Achille Saletti, criminologo e presidente dell’associazione Saman, non ha dubbi nell’accogliere con soddisfazione la sentenza della Suprema Corte, secondo cui l’uso di droga in gruppo non è reato.

Eppure l’ex sottosegretario Carlo Giovanardi è convinto che la sentenza non scalfisce in nessuna maniera la legge che porta il suo nome (e quello di Gianfranco Fini, ndr).
Si sbaglia. Dopo la depenalizzazione della coltivazione della piantina di marijuana in casa, questa decisione rappresenta un altro, duro colpo alla credibilità della Giovanardi-Fini, una norma che ancora una volta dimostra di essere completamente staccata dalla realtà. Sono proprio questi i casi che lo confermano.

Cosa si dovrebbe fare ancora per permettere alla legge in questione di aderire a ciò che succede ogni giorno in Italia?
Ad esempio si potrebbero correggere le tabelle riguardanti il principio attivo delle sostanze stupefacenti, con parametri troppo bassi che non fanno altro che ingolfare la giustizia. Urge una regolamentazione dell’uso sociale della droga.

Il punto centrale della Giovanardi-Fini è l’equiparazione tra droghe leggere e droghe pesanti: con la decisione della Suprema Corte, quindi, è depenalizzato non solo il consumo di gruppo di cannabis, ma anche quello di eroina e cocaina.
Il ragionamento è corretto.

Quindi paradossalmente si tratta di una sorta di effetto collaterale della Giovanardi-Fini?
Quando parlo di norma scollegata dalla realtà intendo proprio questo: il mondo della droga non è popolato solo da illegalità diffusa, ma anche da ragazzi che magari acquistano uno, due grammi di erba e decidono di consumarli insieme. Magari in casa, dove non si verifica nessun reato, non c’è nessuno spaccio, né alcun spacciatore. E’ la società italiana, ma evidentemente chi dovrebbe rappresentare il popolo vive in un altro mondo.

La sentenza della Cassazione è arrivata a poche ore dalla pubblicazione di uno studio Eurispes che dice una cosa assai precisa: sui diritti civili, sui temi etici e sulle questioni sociali gli italiani sono molto più aperti della classe politica, anche in campagna elettorale.
Sono dati che non mi sorprendono. La gente vive la quotidianità e ha una visione molto attenta di cosa succede. La politica, al contrario, è una forma di astrazione che violenta con le proprie decisioni le idee delle persone che crede di rappresentare.

Un cortocircuito sociale.
Più che altro un ritardo strutturale sui mutamenti sociali. E ciò è dovuto al fatto che i politici sono autoreferenziali e poco umili: vivono in tv e non capiscono cosa realmente accade nel Paese.