Dimissioni se i consiglieri del centrosinistra eletti finiranno a processo. Lo ha chiesto il candidato alla presidenza della Regione Lombardia Umberto Ambrosoli alle personalità in lista coinvolte nell’inchiesta per peculato sulle presunte “spese folli” con i rimborsi elettorali. Una richiesta avanzata ai ai candidati delle altre liste, spiega, “perché il problema non riguarda la mia lista civica”. “Le lezioncine non le prendiamo da nessuno – ha proseguito Ambrosoli -, e penso che “chi sa, fa e chi non sa, insegna”. ”Il codice di comportamento che abbiamo già presentato impegna i candidati consiglieri a un cambiamento dei sistemi di rimborso – ha sottolineato – che prevengono in termini definitivi il rischio di cui oggi stiamo parlando”. Ambrosoli ha sottolineato che “non aspetteremo i tre gradi della giustizia, e spero che anche Formigoni voglia fare altrettanto in relazione alle indagini che lo riguardano”.

“Quando siamo di fronte a comportamenti illeciti dobbiamo reagire senza nessuna differenza tra i soggetti – ha concluso il candidato del centrosinistra -, ma sappiamo che c’è una differenza incredibile tra l’ipotesi ora al vaglio della magistratura sulle spese del centrosinistra e quella di pranzi di nozze e cartucce per la caccia di Pdl e Lega”. Secondo Ambrosoli “chi fino ad oggi ha avuto la possibilità di governare regione Lombardia non ha neanche lontanamente provato a prevenire questo fenomeno, e oggi si frega le mani dicendo mal comune mezzo gaudio quando non c’è niente di cui gioire”.

Ma Ambrosoli punta i piedi e il dito contro l’opposto schieramento politico sul fronte dei rimborsi ai gruppi consiliari al vaglio della Procura di Milano. Da un lato, infatti, l’avvocato precisa che non farà sconti a nessuno, perché, ha spiegato, “nel momento in cui ci si trova di fronte a comportamenti illeciti, bisogna reagire senza nessuna differenza, quale ne sia il valore”; dall’altro, invece, Ambrosoli chiama in causa i distinguo del caso, invitando PdL e Lega a “non sfregarsi le mani dicendo ‘mal comune, mezzo gaudio'”. “Sappiamo che c’è una differenza incredibile – ha spiegato Ambrosoli – tra le ipotesi al vaglio della magistratura per i partiti del centrosinistra e quelle di pranzi di nozze e cartucce per la caccia di PdL e Lega, ma io di questo non mi accontento. Io non mi fermo sulla differenza, seppur fortissima; io voglio prevenire, altrimenti continueremo ad arrivare dopo che i problemi si sono verificati. Se vogliamo cambiare, dobbiamo farlo partendo da questo punto di vista”.

Nessun “garantismo di convenienza”, piuttosto una crescente consapevolezza della necessità di prevenire. Ambrosoli vuole marcare, ancora una volta, la distanza che lo separa dal centrodestra: “Noi non abbiamo parlato di giustizia a orologeria, né abbiamo avuto un atteggiamento di garantismo di convenienza. Non ho difeso una parte. Al verificarsi di una situazione di rischio, al percepire un problema abbiamo agito per risolverlo. Non ci interessa dire che siamo meglio degli altri, ci interessano i cittadini lombardi”.

Per il Partito Democratico parla il capogruppo uscente Luca Gaffuri che risulta indagato insieme a una trentina di consiglieri di opposizione. “Siamo tranquilli, perché le risorse messe a disposizione dei gruppi sono state utilizzate per spese inerenti all’attività politica e in conformità con le leggi regionali”. “Quando arriveranno gli avvisi di garanzia ci renderemo conto meglio degli elementi – ha proseguito – Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura”. Secondo il capogruppo dell’Idv Stefano Zamponi, anche lui indagato, “la decisione della magistratura è non dovuta ma doverosa perché non si può chiudere gli occhi sull’opposizione quando si è indagato sulla maggioranza”. “La responsabilità dei fondi regionali è dei capigruppo – ha sottolineato – ed è giusto che siamo i primi a dover rispondere. Sono tranquillo perché ho sempre gestito i fondi nel rispetto di quella che da 40 anni è la norma in Regione Lombardia”.

Roberto Formigoni intanto attacca il sindaco di Milano Giuliano Pisapia: “Non è piacevole parlare di queste cose, restiamo garantisti per tutti: per noi vale sempre la presunzione di innocenza, ma devo dire che questo atteggiamento è usato quasi soltanto da noi del centrodestra”. In particolare ha chiesto coerenza a Pisapia, che a dicembre era stato piuttosto duro con gli esponenti di Pdl e Lega finiti sotto indagine. “Chiedo al sindaco Pisapia di ripetere parola per parola i suoi giudizi molto chiari e pesanti” a proposito dei consiglieri di centrodestra indagati, ha detto ai giornalisti, “rivolgendoli però alla sua parte politica: o Pisapia è un doppiopesista o mi attendo entro stasera che emetta gli stessi giudizi”.

Il governatore se la prende con l’attenzione che in generale la stampa ha rivolto a questo nuovo filone di indagine sui rimborsi del centrosinistra. “Mi permetto di rivolgere un invito a tutti i giornali che hanno dedicato le prime pagine alle indagine sul centrodestra di rimediare e di dedicare anche le prime pagine al centrosinistra – ha sostenuto Formigoni – E sono anche certo che i tg nazionali della Rai, cioè il servizio pubblico, dedicheranno lo stesso spazio”, riservato tempo fa agli indagati di centrodestra.

Formigoni ha sostenuto che “quando furono sottoposti a indagine per gli stessi motivi esponenti della maggioranza, la questione fu cavalcata dalla stampa: vogliamo vedere se le stesse parole valgono ancora oggi e se vengono ripetuti gli stessi giudizi da un vasto schieramento mediatico colpevolizzatore verso il centrodestra”. Il presidente uscente ha poi detto di “non condividere” l’intenzione di Ambrosoli di chiedere le dimissioni di quei suoi consiglieri, se fossero eletti, saranno condannati. “Questa è la profonda differenza tra la nostra cultura garantista e la loro cultura giustizialista”, ha osservato. A fianco di Formigoni, in conferenza stampa a Palazzo Lombardia, sede della giunta regionale, c’era anche il capogruppo del Pdl Paolo Valentini, coinvolto nell’inchiesta, che ha sostenuto che “era chiaro fin dall’inizio che sarebbe finita in questo modo”, con il coinvolgimento dei gruppi di opposizione. “Le leggi regionali erano uguali per tutti”, ha aggiunto, offrendo comunque la sua “solidarietà generalizzata, perché sono finiti come noi nel tritacarne”.