Passo avanti per il salvataggio del Montepaschi travolto dallo scandalo dei titoli “tossici”. Il direttorio di Bankitalia, riunitosi in giornata, ha dato il proprio via libera ai Monti bond. E così dopo il placet arrivato ieri dall’assemblea degli azionisti all’aumento di capitale a servizio dei 3,9 miliardi di aiuti di Stato, necessari a tamponare l’emorragia-derivati, la banca senese si è di fatto immessa nella carreggiata del risanamento.

Adesso quindi, via Nazionale dovrà inoltrare al ministero dell’Economia il proprio parere sull’adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica della banca. Questo passaggio sarebbe previsto già per domani. In questo modo Via XX settembre potrà completare l’iter previsto dalla legge e permettere al Monte l’emissione dei bond. Il passaggio successivo spetterà poi al consiglio d’amministrazione della banca che dovrà varare l’operazione.

All’orizzonte quindi si intravede non più una ma due riunioni del consiglio d’amministrazione. Quella d’inizio febbraio (data ancora da fissare) in cui si dovrà mettere nero su bianco l’ammontare dei danni provocati dal ‘portafoglio titoli e derivatì. E un’altra a metà mese per l’emissione vera e propria dei Monti-bond che garantiranno allo Stato un rendimento del 9% l’anno per poi salire negli anni successivi fino ad un tetto del 15%. Gran parte del rimborso è previsto nel 2015 e i vertici del Monte sono intenzionati ad evitare la conversione dei bond in azioni della banca.

Nel corso della prossima settimana, quindi, il presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato Fabrizio Viola proseguiranno il lavoro di scandaglio del fondo interno alla banca in cui sono confluite tutte le operazioni in pronti contro termine a lunga scadenza su Titoli di Stato dai nomi esotici come Alexandria, Santorini, Patagonia e Nota Italia. Un esame che, come confermato ieri dallo stesso Viola, dovrebbe comportare una maxi-perdita per il 2012 che supererebbe i 700 milioni di euro.

Per risanare il ‘rossò torneranno utili proprio i Monti bond, che serviranno al rafforzamento del capitale di vigilanza (Core Tier 1) e a garantire al Monte di continuare a fare la banca, ovvero a erogare credito a imprese e famiglie. L’emissione vera e propria è attesa dunque per metà febbraio (il termine ultimo è il primo marzo).

Intanto, resta da vedere come reagirà Mps in Borsa lunedì prossimo. Dopo una settimana sulle montagne russe con una tre giorni costata una perdita del 20% della capitalizzazione, le azioni del Monte sono tornate a crescere venerdì in concomitanza dell’assemblea. Secondo Viola si è trattato di un rimbalzo fisiologico anche se per alcuni analisti il titolo del Monte è addirittura sopravvalutato.

E sulla bufera derivati è intervenuto oggi anche il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini. “Se guardiamo i dati internazionali – ha detto – le banche italiane hanno una quota di strumenti derivati minima rispetto a quella delle banche in Europa e nel mondo. Singole situazioni per altro tutte da chiarire non mutano il modello delle banche italiane la cui prerogativa è sopratutto erogare finanziamenti a imprese e famiglie”.