Ancora una giornata di passione in Borsa per il Monte dei Paschi di Siena, all’indomani della notizia dell’ennesimo derivato tossico nascosto nei conti della banca rivelata da un’inchiesta del Fatto Quotidiano. Dopo le perdite di ieri, il titolo è sprofondato in Borsa anche oggi e ha chiuso la seduta con un crollo complessivo dell’8,43% a 0,25 euro. E mentre gli analisti si sono persi nei calcoli delle potenziali perdite che la più antica banca del mondo potrebbe segnare nel bilancio 2012 e sulle reali possibilità di restituire i 3,9 miliardi di euro di aiuti di Stato, lo scaricabarile sull’ex presidente Giuseppe Mussari, che ieri sera si è dimesso dalla presidenza dell’Abi davanti alla presa di distanza della banca dalle sue scelte gestionali, è diventato un fenomeno collettivo.

LA FONDAZIONE MPS. In mattinata, infatti, anche l’ente che controlla il Montepaschi – l’omonima fondazione i cui vertici nominati dalla politica locale negli anni hanno appoggiato la banca e le sue strategie al punto da arrivare a strangolarsi di debiti per sostenerla – ha fatto sapere di essere pronta a proporre un’azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici di Mps. A partire, ovviamente, dallo stesso Mussari che prima di passare alla presidenza del Monte nel 2006, era stato alla guida della fondazione per un quinquennio.

In particolare, hanno fatto sapere fonti vicine all’ente, l’azione verrà valutata non appena saranno disponibili tutti gli elementi e la dinamica dei fatti nonché l’effettivo impatto sui conti della banca. Un’analisi puntuale sullo stato dell’arte dell’esposizione su strumenti tossici sarà fornito alle Autorità di vigilanza e al mercato entro metà febbraio, in occasione del cda chiamato a esaminare la struttura del portafoglio titoli e derivati.

IL PARTITO DEMOCRATICO. Prende le distanze anche il Pd, nonostante il ruolo degli enti locali toscani nella nomina dei vertici della Fondazione Mps e lo storico supporto a Mussari da parte di pietre miliari del partito come Giuliano Amato e Franco Bassanini, per quanto riguarda Roma, mentre a Siena l’ascesa dell’avvocato calabrese fin dall’inizio è stata sostenuta dall’ex responsabile locale del Pd, Franco Ceccuzzi, già sindaco della città fino al commissariamento e attuale candidato per riprendersi la poltrona.

“Nessuna responsabilità del Pd, per l’amor di Dio: il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche. Il problema è capire cos’è successo lì”, ha detto oggi il leader dei democratici, Pier Luigi Bersani, a margine di una manifestazione per la campagna elettorale nel Lazio che ha risposto con un “non lo so” alla domanda del Fatto Quotidiano su “chi ripianerà i conti della banca?”. “Francamente il Pd non c’entra un accidente. Posso dire – ha aggiunto – che prima di andare via il sindaco (Ceccuzzi, ndr) ha promosso il rinnovamento”. Banca Mps è controllata dalla Fondazione Mps, la cui deputazione è formata da 16 consiglieri, 13 dei quali vengono nominati dal Comune e della Provincia di Siena, da anni governati da amministrazioni di centrosinistra.

Ammette invece le responsabilità, ma solo per la politica locale, l’ex rottamatore Matteo Renzi. ”Ci sono delle responsabilità evidenti di chi ha governato la città di Siena, c’è una responsabilità della politica”, ha detto davanti alle telecamere di La7. “Da fiorentino, da toscano, ho visto che 15 anni di cattiva politica rischiano di affossare il Monte dei Paschi di Siena. Spero che il governo Bersani che verrà sia un governo in cui sarà molto chiara la distinzione tra il potere politico e le banche”, ha aggiunto.

LA LEGA E L’EX MINISTRO TREMONTI. Amnesie anche da destra, dove il segretario federale della Lega, Roberto Maroni, via twitter invita “Monti e Bersani subito in Parlamento per spiegare i favori a Mps e le responsabilità del Pd nella disastrosa gestione della banca”. Colpo di spugna, quindi, sul ruolo giocato dal campione del Carroccio al Senato per le prossime elezioni, Giulio Tremonti, nella recente storia del Monte dei Paschi di Siena. E non solo per la concessione alla banca di 1,9 miliardi di euro di aiuti di Stato ribattezzati Tremonti bond dal nome dell’allora ministro del Tesoro, che l’istituto non ha ancora restituito dato che metà dei 3,9 miliardi di sostegno pubblico in arrivo a Siena è in realtà costituito da una rinegoziazione dei vecchi bond.

Porta la firma del professore di Sondrio anche un’autorizzazione piuttosto delicata e anomala concessa nel 2011 alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena: il via libera a indebitarsi per 600 milioni di euro per finanziare l’aumento di capitale da 2,1 miliardi di euro della banca senese di quell’estate, che sarebbe dovuto servire anche a rimborsare i Tremonti bond. Cosa che però non è avvenuta, mentre l’ente bancario è a sua volta sprofondato in una profonda crisi proprio a causa di quel debito, complice lo stato di salute di Mps i cui titoli erano stati dati in pegno a garanzia del prestito. A pagare il conto sono stati ancora una volta i cittadini, che hanno dovuto fare a meno di buona parte delle erogazioni al territorio della fondazione, la quale è venuta meno al suo scopo statutario – svolgere attività filantropiche – per cercare (senza successo) di continuare a fare una cosa che non era tenuta a fare, l’azionista di maggioranza di una banca. Scelta che le è costata l’azzeramento del patrimonio.

LA VIGILANZA DI DRAGHI. Del resto ad avere la memoria corta è lo stesso Tremonti che sempre su twitter ha invece chiamato in causa direttamente Mario Draghi. “Data consuetudine scrivere lettere apostoliche e vecchia vasta competenza derivati, stupisce mancata lettera vigilanza Draghi a Siena”, ha postato in riferimento alle responsabilità dell’ex governatore della Banca d’Italia che all’epoca del disastro all’origine di tutti i mali di Mps, l’acquisizione di Antonveneta del 2008 a 9,5 miliardi, 3 in più rispetto alla valutazione che ne aveva fatto 3 mesi prima il venditore spagnolo Sabtander, diede il via libera all’operazione effettuata in tutta fretta e con le relative analisi (in gergo due diligence) fatte a posteriori.

In effetti sul tema Mps Draghi è stato particolarmente parco di parole, fino a quando, il 17 dicembre scorso, in veste di presidente della Bce e, quindi, di futuro titolare della vigilanza unica bancaria europea, ha tirato le orecchie al governo di Mario Monti e, implicitamente, alla stessa Banca d’Italia, per la soluzione scelta di permettere a Mps di pagare con nuovi debiti verso il Paese gli interessi (circa 550 milioni) sui 3,9 miliardi di aiuti di Stato in arrivo. 

L’AUTODIFESA DI BANKITALIA. ”La vera natura di alcune operazioni riguardanti il Monte dei Paschi di Siena riportate dalla stampa è emersa solo di recente, a seguito del rinvenimento di documenti tenuti celati all’Autorità di Vigilanza e portati alla luce dalla nuova dirigenza di Mps”, è la versione dei fatti della Banca d’Italia in linea con quella fornita martedì dallo stesso Monte dei Paschi.

”Le operazioni di Mps sono ora all’attenzione sia della Vigilanza sia dell’Autorità giudiziaria, in piena collaborazione – continua la Banca Centrale – Gli approfondimenti e le indagini sono coperti da segreto d’ufficio e da segreto istruttorio. Nei mesi scorsi i vertici di Mps sono stati rinnovati e i nuovi amministratori stanno cooperando con l’autorità giudiziaria e con la Banca d’Italia per accertare le passate circostanze”.

LA BANCA RINCARA LA DOSE. In serata, poi, è arrivata una bordata dai nuovi vertici della banca ora nelle mani di Fabrizio Viola e Alessandro Profumo, in passato grande sostenitore di Mussari. “Non risulta che alcuna delle operazioni in oggetto sia stata sottoposta all’approvazione del cda della Banca, in quanto ciascuna rientrava nei poteri delle strutture preposte alla gestione operativa”, ha fatto sapere Mps confermando la posizione di martedì in una nuova nota in riferimento alle operazioni denominate Alexandria, Santorini e Nota Italia, diventate di dominio pubblico solo grazie alla stampa.

“Nella misura in cui ci saranno gli estremi per tutelare il valore patrimoniale della banca certamente noi ci muoveremo. Ad oggi stiamo facendo tutte le analisi che sono necessarie per capire chi ha fatto che cosa”, ha poi detto Profumo ai microfoni del Tg1 sull’ipotesi di un’azione di responsabilità contro i precedenti vertici. “Sono certo che con il lavoro che stiamo facendo torneremo ad avere la reputazione che ci meritiamo”, ha aggiunto.

I CONTI COL PASSATO. E mentre la banca continua a sostenere di essere in grado di assorbire le conseguenze delle operazioni di finanza strutturata che hanno truccato i bilanci del passato, per il presente l’orientamento degli analisti è una previsione per la banca di una perdita 2012 vicina ai 2 miliardi di euro. Escluso l’impatto dei derivati, che secondo alcuni contribuirà a rendere sempre più difficile la restituzione degli aiuti di Stato. Per altri, come Equita sim, l’impatto delle operazioni di finanza tossica starebbe pesando soprattutto sull’immagine della banca, mentre dal punto di vista contabile la situazione sarà tamponata proprio con la sottoscrizione dei 3,9 miliardi di Monti bond.