Ha colpito e commosso la storia di Sara Zanin, raccontata da “Le Iene” il 20 gennaio: 24 anni, dieci dei quali passati a combattere contro l’anoressia. Una vicenda dal risvolto tragico, visto che la ragazza si è suicidata, ma che almeno ha riacceso i fari sul problema. E pensare che ultimamente la moda sta tentando di rilanciare le forme generose: la riscossa delle curvy – celebrata anche da Vogue – oggi è una realtà. Però, nonostante le forme botticelliane vengano venerate e prese a esempio, ogni donna fa quotidianamente i conti con il cibo. E se gli stereotipi sono duri a morire – e la moda molto spesso si ferma alla taglia 44 – la perfida equazioncina “magrezza = felicità” si fa pericolosamente strada nella mente di molte donne.

Una modella sfila a Milano moda donna 2012

Arriva da Oltreoceano l’ultima “mania” psicofisica e ha già fatto scattare l’allarme tra dietologi e nutrizionisti: si chiama “Thinspo” – abbreviazione di thinspiration, dalla contrazione di thin (magro) e inspiration (ispirazione) – e indica il fenomeno che ha preso piede sul web (1.920.000 risultati su Google) e sui social network in cui gli utenti vengono esortati alla “magrezza a tutti i costi”. La Thinspo nasce come “superamento” del concetto di anoressia mentale per fare una correlazione “positiva” con le scelte sane e salutari di un buon regime alimentare. Di fatto però fa capolino nei siti e blog “pro-Ana”, quelli – per intenderci – che istigano all’anoressia. Navigando in rete ci si imbatte facilmente in blog e siti in cui adolescenti (ma non solo) si auto-incoraggiano alla magrezza assoluta. «Se non sei magra non sei attraente ed essere magri è più importante che essere sani», si legge nel “decalogo pro-Ana”. Si scambiano “consigli” e “ricette”: «Oggi ho mangiato 1 cucchiaio di aceto, 4 bicchieri d’acqua e mezza mela: niente male!» scrive Atmana; «Dopo la “battaglia” – annuncia Roxy – di me resterà solamente Rox (da Roxanne, simbolo di autocontrollo, perfezione e autostima, ndr), la vecchia me beffarda e perfetta riderà in faccia al vecchio cadavere che puzza di grasso e imperfezione».

Ma per questi blog non si può far nulla? “La polizia ha le mani legate – confessa un funzionario di Polizia postale – Ogni tanto riusciamo a oscurarne qualcuno, ma poi rispuntano come funghi velenosi. Non possiamo far nulla, manca una normativa a riguardo». Proprio così, perché mentre negli Usa ci pensa il Primo emendamento e in Francia è stata varata una legge che ha trasformato (al pari della pedopornografia) in un reato penale la pubblicazione di siti pro-Ana, in Italia le bozze di legge per dare alla Polizia postale la facoltà di agire si arenano costantemente in Parlamento. La proposta nr.1965 del 28 novembre del 2008 presentata dalla deputata Pdl Beatrice Lorenzin – introduzione dell’articolo 580-bis del codice penale riguardante il reato d’istigazione al ricorso a pratiche alimentari idonee a provocare 
l’anoressia o la bulimia, nonché disposizioni in materia di prevenzione e di cura 
di tali patologie e degli altri disturbi del comportamento alimentare – è al vaglio della Commissione giustizia della Camera da oltre un anno e mezzo. Il testo, se venisse approvato, fornirebbe alla Polizia postale uno strumento operativo visto che prevede un anno di reclusione per chi incita o promuove tutte quelle pratiche, spesso e volentieri letali, che conducono all’anoressia e alla bulimia.

Anoressia e bulimia, nonostante apparentemente possa sembrare un paradosso, sono le due facce di una stessa medaglia. Le cause di questi disturbi, che negli ultimi decenni stanno crescendo in maniera esponenziale soprattutto nei paesi industrializzati, è stata individuata in un mix di fattori genetici, psicologici, familiari e sociali. Ma il dato più allarmante, constatato negli ultimi 4-5 anni, è quello che si legge nella ricerca pubblicata sull’International journal of eating disorders e da Usa Today, secondo i quali questi disordini alimentari non sono esclusivo appannaggio delle adolescenti. Si legge infatti che a soffrirne il 13 per cento delle donne che ha superato la mezza età e oltre il 41 per cento del campione intervistato ha dichiarato di controllare il proprio peso ogni giorno o di aver seguito più di una dieta negli ultimi 5 anni.

Conferma questi dati anche la dottoressa Elisabetta Spinelli, psichiatra del dipartimento di salute mentale di Roma, che ogni anno segue più di 100 persone affette da questo tipo di disturbi. «L’adolescenza e la mezza età sono due età molto particolari per le donne – afferma il medico – dal momento che il corpo cambia, e cambia anche il rapporto con se stesse e con la propria fisicità». «Alcune signore – continua – sembra vogliono tornare adolescenti, hanno comportamenti infantili, vestono con gli abiti delle figlie dodicenni (pur consapevoli di apparire ridicole). Anoressia e bulimia sono disturbi che portano chi ne soffre a giocare borderline tra la vita e la morte, a cercare un senso di onnipotenza: da un lato c’è il desiderio di staccarsi da tutto e da tutti, di essere indipendenti (dal cibo in questo caso) ma dall’altro è forte la voglia di dipendere da qualcosa, quasi come fosse una droga». E proprio su questa ambivalenza che ogni giorno si combatte l’eterna lotta tra come si è, come si vorrebbe essere e come si vorrebbe apparire.