No allo stop del processo. I giudici della Corte d’Appello di Milano hanno respinto la richiesta della difesa di Silvio Berlusconi, tra gli imputati per il caso Mediaset, di sospendere il processo a dopo le elezioni. Il dibattimento prosegue quindi. Dopo il processo Ruby (rinvio per la campagna elettorale negato), dopo il processo sul nastro Fassino Consorte (rinvio per elezioni accettato), la difesa di Silvio Berlusconi questa mattina aveva presentato una medesima istanza per la sospensione del processo Mediaset. L’avvocato Piero Longo nel proporre l’istanza aveva spiegato che “è un fatto notorio che l’ex premier sia un politico, presidente di partito” e che pertanto in questo periodo è “impegnato nella campagna elettorale”. L’istanza di sospensione avanzata riguarda anche i termini di prescrizione. I legali avevano proposto la sospensione per legittimo impedimento e più in generale la sospensione del processo fino a dopo il voto del 24-25 febbraio. I legali, riguardo all’impedimento di oggi, avevano spiegato che il leader del Pdl è impegnato in una riunione a Roma relativa alle liste elettorali. 

Alla richiesta si era opposta l’avvocato generale Laura Bertolè Viale, che rappresenta la pubblica accusa, la quale aveva osservato che Berlusconi “è capo di una lista ma non è ancora candidato”. E’ sulla stessa linea l’avvocato dello Stato, Gabriella Vanadia, che rappresenta lo Stato. E proprio l’Agenzia delle entrate, come ha fatto sapere l’avvocato Niccolò Ghedini, l’altro difensore del leader del Pdl, il 4 gennaio scorso ha inviato al suo assistito la richiesta di pagamento di 10 milioni (più gli interessi) entro 30 giorni. Si tratta della provvisionale da versare in solido con altri due imputati stabilita mesi fa dal Tribunale quando venne emessa la sentenza di condanna a 4 anni di reclusione per Berlusconi accusato, con altre persone, di frode fiscale per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv Mediaset, vicenda per cui oggi è appunto iniziato il processo di secondo grado. 

I giudici: “Ragioni generiche e sentenza dopo le elezioni”. Secondo i giudici, le ragioni addotte dai legali di Berlusconi “appaiono generiche” e, quindi, non consentono di capire come la continuazione del processo possa influire sulla campagna elettorale. Inoltre, il Tribunale ha sottolineato che il processo d’appello in cui Berlusconi è imputato per frode fiscale arriverà a sentenza dopo le elezioni e, dunque, viene meno la preoccupazione della difesa sull’eco mediatica che potrebbe avere il processo. Infine, i giudici hanno respinto il legittimo impedimento presentato per l’udienza di oggi dai legali di Berlusconi, i quali avevano riferito che il leader della coalizione del Pdl è impegnato in una riunione politica. “L’istanza non è tata comunicata per tempo”, hanno detto i giudici, e non sono state spiegate le ragioni per cui non era possibile tenere la riunione in un’altra data. La requisitoria è attesa per venerdì prossimo, 25 gennaio. Al momento la chiusura del dibattimento è stata fissata per il primo marzo.

L’ira di Ghedini: “Situazione insostenibile“. La decisione dei giudici hanno scatenato l’ira dell’avvocato Ghedini: “La situazione a Milano nei processi al presidente Berlusconi è ormai insostenibile e fuori da ogni logica. Al di là della storica prevenzione nei suoi confronti di parte della magistratura e della continua e reiterata compressione della possibilità di difendersi al di là di sentenze palesemente ingiuste, fra l’altro sempre riformate in Cassazione, al di là di provvedimenti che hanno determinato gravi crisi politiche, quali la nota informazione di garanzia del 1994 che causò la caduta del Governo, risoltasi anch’essa in una assoluzione in Cassazione solo dopo molti anni, quanto meno si era sempre consentito di svolgere serenamente la campagna elettorale”.

“Infatti – continua Ghedini – sempre negli anni passati erano stati sospesi i processi durante la campagna elettorale. Nell’arco di pochi giorni su tre collegi diversi ben due hanno statuito che i processi, guarda caso i più delicati e sensibili anche mediaticamente, debbano continuare, di fatto incidendo pesantemente sulla possibilità di svolgere efficacemente e liberamente la campagna elettorale sia al presidente Berlusconi, capo della coalizione di centro destra e candidato in tutte le circoscrizioni del Senato, sia ai suoi difensori anch’essi candidati al Parlamento. Tali decisioni di inusitata gravità dimostrano la impossibilità di difendersi serenamente a Milano. Si ricordi che si sarebbe trattato di rinviare, sospendendo la prescrizione, processi che durano da svariati anni, di poco più di un mese. Non vi era quindi nessuna ragione giuridica per non rinviare i processi così come sempre si era fatto. Dovranno quindi essere valutate tutte le iniziative processuali volte a consentire di poter esplicare liberamente i diritti politici costituzionalmente garantiti, oggi gravemente compromessi. Rimane comunque un’unica domanda a cui le alte cariche dello Stato e l’organo dell’autogoverno della magistratura dovrebbero rispondere: perché si vogliono continuare i processi al presidente Berlusconi durante la campagna elettorale? Per chi conosce la storia la risposta è facile”.