L’idea era quella di creare una pagina Facebook per discutere di politica ma poi, quando a maggio il terremoto ha devastato l’Emilia e lo Stato si è dimostrato “lontano dai cittadini, dal territorio”, hanno deciso di formare un movimento. Sono dodici ragazzi della bassa modenese, tutti giovani, età media 25 anni, ciascuno con una storia diversa ma accomunati dalla terra d’origine. Quell’area che oggi è definita ‘cratere’ e che fino a qualche mese fa era quasi completamente transennata come ‘zona rossa’, la provincia di Modena.

Tra loro c’è chi studia al liceo e chi all’università, chi è precario e chi, a 30 anni, ha una famiglia da mantenere ma già fa fatica ad arrivare alla fine del mese. “Tra noi c’è chi votava a destra e chi a sinistra – spiega Mattia Meschieri, uno dei fondatori – ciò che ci accomuna è che tutti oggi ci sentiamo privi di punti di riferimento. E se la politica ci aveva già deluso prima, circa un anno fa quando abbiamo aperto la pagina su Facebook, il ruolo dello Stato durante il terremoto è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso: ci ha dato la spinta a darci da fare, rimboccarci le maniche e costruire un’alternativa”.

L’associazione, che nel 2014 parteciperà alla tornata elettorale che riguarderà Modena e diversi comuni della provincia, tra cui Sassuolo e Carpi, si chiama ‘Alzati Italia’. “Il nome l’avevamo già scelto prima del terremoto – spiega Mattia – ma poi ha acquisito un significato in più perché alzarsi significa ‘riprendere’, esprime tutto il bisogno di ripartire che chi ha vissuto quell’esperienza terribile prova”. Un bisogno che però fa i conti con una realtà, quella del ‘cratere’, fatta di disoccupazione, di case, fabbriche, città intere da ricostruire senza denaro ma con molti debiti.

“Il 10 gennaio la Regione ha detto che i 6 miliardi per la ricostruzione sono finalmente arrivati, ma la burocrazia rallenterà tutto – spiega Mattia – finora sono state presentate poche domande e il motivo è semplice: le procedure sono complicate e i tecnici non vogliono firmare le perizie finché tutto non sarà formalizzato dalle istituzioni. Molti, tra l’altro, non hanno quel 20% da versare, hanno usato i risparmi per vivere in questi mesi. Intanto i debiti della gente crescono”.

Lo sa bene Enea Gasperi, titolare della Teloneria Welding di Medolla, un’azienda che dà lavoro a 10 dipendenti e che da mesi ormai sta lottando per non chiudere. “A questo punto non ho più le risorse per andare avanti, il primo prestito che la banca mi ha concesso per ricostruire è finito e non me ne vogliono dare un altro, quindi non ho più liquidità e se i soldi dello Stato non arriveranno presto, beh si chiude”. Gasperi ha già speso 200.000 euro per tenere aperta la fabbrica che produce teloni in pvc, “solo per demolire il tetto lesionato dalle scosse ho speso 26.000 euro, più 70.000 per ricostruirlo – racconta – altri 10.000 euro se ne sono andati per pagare i tecnici che hanno preparato il progetto per l’adeguamento sismico e la documentazione da presentare insieme alla domanda per ottenere i rimborsi pubblici”. Per lui, come per molti altri piccoli e medi imprenditori, “il governo doveva fare di più. Dopo il terremoto sono venuti tutti a vedere le macerie, poi non si è visto più nessuno. Dov’erano quando ci si arrangiava tra vicini di casa perché altrimenti gli anziani, per trovare un pezzo di pane, avrebbero dovuto percorrere 50 km?”.

Per questo l’imprenditore di Medolla, una delle città collocate sull’epicentro del terremoto del 29 maggio, ha deciso di partecipare alla presentazione di ‘Alzati Italia’, il 12 gennaio a Modena. Per raccontare la sua testimonianza e ricordare uno dei punti principali del programma che il gruppo porterà alle elezioni amministrative del prossimo anno.

Oltre alla ricostruzione, poi, le priorità che il movimento ha scritto nero su bianco comprendono tematiche sia di centrodestra, sia di centrosinistra. Si va dalla ristatalizzazione dei servizi primari, acqua, luce, gas, alla patrimoniale sui grandi capitali, dalla tutela dell’occupazione da parte dello Stato all’istruzione pubblica gratuita per i meritevoli. Un programma ampio e dettagliato di respiro nazionale, al quale si aggiungerà un elenco di punti tutto ‘locale’ che verrà elaborato nei prossimi mesi, rigorosamente con la collaborazione dei cittadini. “Aggiungeremo i loro problemi alle nostre idee perché chi si unisce a noi non vuole arrendersi alla politica attuale” sottolinea Matteo, che sta già lavorando a un calendario per la prossima primavera, fitto di incontri e banchetti per far conoscere l’associazione.

“Alla preoccupazione per le aziende chiuse, che qui nel cratere significano niente soldi per ricostruire le case, per l’Italia, la crisi e l’incapacità della destra e della sinistra di trovare una soluzione noi abbiamo deciso di rispondere con il nostro impegno – conclude – vogliamo essere indipendenti quindi non sarà facile, ma ce la metteremo tutta”.