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Una politica in Europa simile a quelle nazionali? Monti: “Dio ce ne scampi”

Il premier uscente è intervenuto all'assemblea dei liberal del Pd a Orvieto parlando dei populismi e dei conservatorismi dei partiti sia di destra che di sinistra, i cui schemi politici sono sempre più inadeguati, soprattutto in un'ottica europea. Poi l'appello all'unione dei riformisti: "Deve avvenire qualunque sia l'esito delle prossime elezioni"

“Una politica europea che assomigli di più quelle nazionali? Dio ce ne scampi…”. Lo ha detto Mario Monti intervenendo all’assemblea di Libertà Eguale a Orvieto. Davanti alla platea dei liberal del Pd, il Professore sottolinea “la crescente inadeguatezza degli schemi politici a livello nazionale”, anche quella “quasi assorbente di destra e sinistra”. Anzi, secondo lui ”la radice di una certa crisi della politica europea risiede negli stati membri con il riferimento spesso fuorviante all’asse destra-sinistra“.

E ha continuato: “Quando mi interrogo sui populismi in Europa, sono portato a dare più rilievo alle policies condotte dall’Unione Europea e a come le leadership presentano l’Europa alla loro opinione pubblica”. Infatti “il ruolo del parlamento europeo ha assunto una importanza crescente spesso decisiva, prova pragmatica ne sia il ridispiegarsi di varie attività di lobbing dalla commissione al parlamento europeo”. E ci tiene a precisare di “aver individuato elementi populistici di rigetto dell’integrazione europea già prima della crisi economica, in anni di forte espansione economica”.

L’ex rettore della Bocconi ha poi parlato di politica interna sottolineando l’importanza della cooperazione tra i partiti: “Qualunque sia l’esito delle prossime elezioni auspico che si faciliti la cooperazione tra i punti riformisti che sono in ogni partito”. Il presidente Monti ha poi aggiunto che nei partiti “si ritrovano esplicite forme di conservatorismo“, ma si è detto “non completamente d’accordo” con Antonio Funiciello, presidente dell’associazione Libertà Eguale, che aveva collocato Fassina, Vendola, Fini e Bocchino tra quanti hanno ostacolato le riforme. Secondo il premier uscente infatti bisogna fare le adeguate distinzioni: ”Casini e Bocchino hanno costituito quella componente che, forse per ragioni tattiche, ha creato meno problemi alle riforme iniziate e che ha trovato limiti seri perché conservatori da una parte e l’altra del parlamento hanno posto dei limiti”. Su Vendola ha invece dichiarato: “Non l’ho potuto vedere all’opera in Parlamento” e su Fassina: “Ah, ma quindi non è onorevole? Questo dimostra che i laureati alla Bocconi sanno far sentire la propria voce anche in quelle sedi in cui non sono presenti”.


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