Luciano Moggi torna in campo, questa volta per una partita diversa. Sarà capolista alla Camera in Piemonte per i Riformisti italiani, la nuova formazione politica guidata da Stefania Craxi.

“La candidatura di Moggi è per noi il simbolo di una battaglia politica contro il circo mediatico-giudiziario che in Italia rovina le carriere”, con queste parole Andrea Spiri, portavoce di Stefania Craxi, spiega la decisione a Ilfattoquotidiano.it. Una lista, quella dei Riformisti, con cui la rediviva galassia berlusconiana si presenterà agli elettori alle prossime politiche di febbraio.

Luciano Moggi, “Lucianone” come viene soprannominato, radiato dalla Federcalcio, condannato in primo grado per associazione per delinquere, e in appello per violenza privata, inizia così una nuova primavera alla rispettabile età di 75 anni. È stato uno dei più potenti dirigenti sportivi del calcio italiano, per le squadre di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus, fino a quando nel 2006 è stato travolto dallo scandalo sportivo di Calciopoli. Prima di diventare per i media e l’opinione pubblica italiana il simbolo stesso di un calcio malato, sempre più piazza d’affari che sport.

Non che alla sua carriera, che lo ha portato ad essere uno dei dirigenti calcistici più celebri d’Italia, siano state risparmiate macchie e ombre sin dagli esordi. Basta scorrerne il profilo su Wikipedia per scoprire quanto i suoi meriti, come quelli di aver scoperto, come talent scout, il sedicenne Paolo Rossi nel 1972, o i trionfi di casa Juventus, e persino l’aver portato nel nostro paese un ancora poco conosciuto Zinédine Zidan, siano oscurati dalle vicende giudiziarie che ancora lo vedono protagonista.

Era il 1979 quando l’allora presidente della Roma Dino Viola lo cacciò dalla squadra perché, alla viglia di una partita con l’Ascoli, si era fatto beccare al ristorante con l’arbitro e i due guardalinee che avrebbero diretto l’incontro. Il 1991, quando, mentre è al Torino, viene inquisito con il suo collaboratore Luigi Pavarese per un giro di prostitute fornite agli arbitri in occasione delle partite di Coppa Uefa della sua squadra (poi prosciolto). Sono quelli anche gli anni in cui probabilmente si avvicina al Psi, attraverso l’allora presidente del Torino calcio Gian Mauro Borsano, poi eletto nel 1992 come parlamentare (prima dell’inizio, a sua volta, di una serie non ancora conclusa di guai giudiziari).

Oggi su Luciano Moggi, espulso dalla Figc (provvedimento confermato dal Tar del Lazio lo scorso agosto), pende una condanna in secondo grado di un anno per violenza privata (per la questione Gea) e una condanna in primo grado a 5 anni e 4 mesi per associazione a delinquere nel processo Calciopoli. Alla notizia della sentenza aveva commentato “Era già scritta. Ora devo continuare a combattere”. Lo farà con i Riformisti italiani, per i quali la sua storia è l’esempio di quel che non funziona in Italia.