“Io non faccio polemica, sono molto rispettoso, ho rapporti ottimi con Monti. Adesso ha scelto di essere una parte politica e quindi io pongo delle domande politiche: perché quando si va davanti agli elettori ci vuole chiarezza”. E’ il messaggio lanciato al premier dal candidato alla presidenza del Consiglio del centrosinistra Pier Luigi Bersani, che ha così risposto ai giornalisti, al seggio delle primarie per la scelta dei parlamentari a Piacenza. In merito all’impegno politico di Monti, “ho obiettato anche attorno all’esigenza di essere molto rigorosi nella distinzione tra politica ed istituzioni. Poi arriveremo al merito, per sapere cosa pensa dei diritti civili, cosa pensa degli esodati”. “Pongo a Monti delle domande politiche – incalza Bersani – Vuol mettersi in Europa nello stesso posto dove è Berlusconi o dove altro? Monti e il centro pensano che il bipolarismo non vada bene, vogliono smontarlo? E se non vogliono smontarlo da che parte si mettono?”.

Il segretario dei democratici ne ha anche per Enrico Bondi, commissario del governo per la revisione della spesa pubblica ma anche – da poco – “gran giurì” per la formazione di liste pulite tra quelle che sosterranno il capo della coalizione, Monti: “Io ho molta stima e rispetto di Bondi, ma sta facendo un altro mestiere, non può farne un altro”. 

Sul punto risponde il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini: “Quando Piero Grasso, procuratore nazionale Antimafia, si candida con il Pd risponde a ‘un imperativo morale’. Quando Enrico Bondi accetta di contribuire a un lavoro di accertamento sulla trasparenza delle candidature commette ‘un vulnus istituzionale’. No, caro Pier Luigi, questa doppia morale non mi convince e mi induce a più amare riflessioni: il Pd non vuole un’area centrista competitiva e scomoda perché preferisce il vecchio ed eterno scontro con Berlusconi, diventato avversario di comodo”. C’è da dire che Grasso ha dato le dimissioni, mentre Bondi sarà in carica (anche se senza compensi) almeno fino a quando non si insedierà un nuovo presidente del Consiglio.  “In realtà le parole di Bersani – aggiunge Casini – confermano che siamo sulla strada giusta. Le persone e le situazioni non possono essere valutate diversamente, secondo le convenienze politiche”.

Primarie: “Dati impressionanti, arriveremo a un milione di votanti”
Quanto alle primarie “dai dati che stanno arrivando vedo delle cose francamente impressionanti: di questo passo arriveremo sicuramente a un milione di partecipanti e questo la dice lunga sulla volontà di militanti ed elettori di partecipare”. Bersani è anche tornato sullo slogan presentato ieri, “L’Italia giusta”: “E’ bellissimo, l’ho scelto perché credo che mi corrisponda. L’Italia giusta per bene, che fa le cose perbene, dove chi ha di più ci mette un po’ di più, dove c’è moralità, legalità, equità”.

Bersani ha votato in tarda mattinata al seggio allestito alla circoscrizione numero due di viale XXIV maggio, alla prima periferia di Piacenza, accompagnato dalla moglie e dalle figlie. “Quando chiamiamo la gente a partecipare va benissimo – ha detto – in politica bisogna avere coraggio, noi avremo un sacco di gente che va a votare per queste nostre primarie per i parlamentari ed è una novità assoluta nella storia di questo paese, siamo l’unico partito che le fa: ci abbiamo messo del coraggio a farle in questo periodo, però sta andando tutto bene”. 

“Parlamentarie? Vedrete quanti giovani sbucano”
La partecipazione è buona, anche se, ha precisato “ovviamente non sono il grande fatto delle primarie per la scelta del candidato leader. Però avremo una grandissima parte della rappresentanza parlamentare espressione autentica dei territori, cercheremo poi con la parte che deve essere decisa nazionalmente di mettere in equilibrio la rappresentanza e la competenza, perché poi i gruppi parlamentari hanno una loro vita e una loro logica. Ma sono orgoglioso di essere a capo di un partito che ha fatto questa scelta”. “E’ giusto che chi ha macinato lavoro abbia anche risultati: vedrete quanti giovani sbucano” ha assicurato Bersani. “Ma basta vedere una certa Angelica di Salerno – ha aggiunto – una ragazza di un piccolo comune che ha preso 9mila voti: la gente ha buon senso, non fa un fatto puramente anagrafico, ma se può incoraggiare una donna o un giovane lo fa sempre e i risultati diranno questo. Naturalmente chi ha lavorato ha avuto il suo premio, però se lo è andato a cercare”. Ha glissato, invece, sulla probabile esclusione di Giorgio Gori, uno dei fedelissimi di Renzi, indietro nel suo collegio di Bergamo. “Non conosco – ha detto – le dinamiche ed il radicamento che ognuno ha sul territorio, bisognerebbe andarlo a chiedere a Bergamo: io voto il mio deputato a Piacenza”.

“Con Di Pietro non cambia nulla. Ora facciamo noi la strada”
Il segretario democratico precisa che la “salita in politica” di Monti non cambia nulla sulle strategie e sulle allenza. Di Pietro, per esempio, “ha fatto le sue scelte,ora tocca a noi indicare la strada. Ormai ognuno ha fatto le sue scelte. Di Pietro ha fatto le sue quindici giorni dopo il governo Monti. Pur correndo dei rischi, noi siamo una forza politica che ha tenuto alla sua coerenza. Perché penso che alla lunga questo serva al paese e paghi anche politicamente. Credo che a questo punto tocca a noi, senza arroganza e con grande umiltà, prenderci la responsabilità di indicare la strada. Gli altri valutino, pensino, dicano, propongano, noi saremo amichevoli, però tocca a noi adesso indicare la strada, è una responsabilità che dobbiamo prenderci”.

“Pdl e Lega? Sono arrivati alla resa dei conti”
Il quadro è chiaro, secondo Bersani, anche su cosa sta accadendo a destra, con i continui fallimenti di accordi e alleanze. “Pdl e Lega mi pare che abbiano dei guai, la destra è in difficoltà perché arriva alla resa dei conti di dieci anni di un governo disastroso, questa è la realtà e l’origine dei problemi”. “Non voglio dar consigli a nessuno – ha detto – ma dopo un’esperienza così, dopo il governo Berlusconi, possibile che non ci fosse una riflessione da fare, per chiedersi se avessero sbagliato qualcosa. Questa è l’origine dei guai, non prendere atto di una cosa che è avvenuta e quindi l’esigenza di un ricominciamento, di un’analisi critica di quello che si è fatto. Così si va contro un muro, è uno sport che può anche piacere”.