Dopo il caso di Alberto Vecchi, il consigliere regionale del Pdl rinviato a giudizio perché accusato di avere intascato indebitamente 85 mila euro per le spese di viaggio da Porretta Terme a Bologna, creando una residenza fittizia, nell’Appennino bolognese, ora c’è un altro “caso rimborsi”.

La Procura del capoluogo emiliano ha infatti spedito nei giorni scorsi gli avvisi di garanzia per la storia del segretario comunale di Camugnano e Castel di Casio, Giorgio Cigna, che secondo il pubblico ministero Giuseppe di Giorgio, avrebbe percepito in 18 mesi rimborsi chilometrici non dovuti per oltre 23 mila euro. Di fatto in quel lasso i due comuni, che insieme non arrivano a 6 mila abitanti, erano arrivati a spendere 110 mila euro lordi l’anno per il funzionario. Anche i due sindaci di marca Pd, sono stati sentiti dai Carabinieri come persone informate sui fatti.

Il dirigente infatti non riceveva solo il rimborso del viaggio tra un comune e l’altro, 10 chilometri appena, ma anche quello relativo al tragitto casa-lavoro. Così Cigna, residente a Forlì, in 18 mesi è arrivato a quelle cifre. Da qui l’esposto in Procura con la denuncia del consigliere regionale Andrea Defranceschi: “Il caso è semplice nella sua gravità – spiegò nel novembre 2011 il rappresentante in Regione del Movimento 5 stelle a ilfattoquotidiano.it –  La legge dice chiaramente che lui ha diritto alle spese di viaggio tra i due comuni, ma esclude categoricamente che possa venir rimborsato per il percorso dalla residenza alla sede di lavoro. È assurdo che da gennaio 2010 a luglio 2011 abbia intascato, mediamente, oltre 1.200 euro al mese solo per benzina e pedaggi autostradali”.

Giorgio Cigna però non ci sta: “Rispetto il lavoro della Procura che ha il diritto di accertare i fatti. Quell’avviso di garanzia è stato firmato tre giorni dopo la trasmissione di Report, che ha amplificato il caso a livello nazionale ed è stata costruita  per condannarmi. Giustamente i magistrati, vedendo che cosa usciva da quel servizio, hanno voluto vederci chiaro”.

L’accusa dei magistrati, spiega il segretario comunale, è quella di violazione di un articolo del DPR 465: “Si tratta però di una norma che è stata superata dall’applicazione del nostro contratto nazionale di lavoro. E su questo – prosegue il funzionario – è intervenuto anche il parere a favore di quel contratto dell’Agenzia nazionale dei segretari comunali e provinciali. Io non ho imposto niente per venire a lavorare qui. Abbiamo trasmesso tutti gli atti alla Corte dei conti in attesa di avere anche un suo parere, intanto io ho messo da parte quei 23 mila euro in attesa che sia fatta luce sulla questione”.

Insomma per Cigna, che oggi non percepisce più i rimborsi dalla montagna sino a Forlì, ma solo quello tra i due paesi, il suo è un caso montato ad arte: “Non ho rubato niente e non voglio essere accostato a quei politici che in questi giorni stanno ricevendo avvisi di garanzia per abusi di tutti i tipi. E poi – continua il segretario che ancora non è stato sentito dal magistrato – quei 110 mila euro all’anno di cui si parla, erano comprensivi di contributi e tasse. Io non guadagno 10 mila euro al mese, ma 3 mila”.

Il sindaco di Castel di Casio, Mario Brunetti ha difeso Cigna:”Se c’è stato un errore nel riconoscergli i rimborsi dei viaggi, allora il denaro verrà restituito. La decisione è mia e del sindaco Verardi, io non mi tiro indietro. Ma a nostro giudizio tutto è stato fatto secondo le regole e in buona fede“.