Prima elencherà le cose fatte, poi ricorderà in che condizioni aveva ereditato il Paese. Infine leggerà il suo memorandum con i provvedimenti che il prossimo governo dovrà adottare nei primi cento giorni di governo, dalla legge elettorale alle liberalizzazioni. Ma non annuncerà se si candiderà o meno, anche se tra le righe si intuisce l’orientamento per un no alla discesa in campo diretta. Sarà questo il contenuto della conferenza stampa di fine anno che Mario Monti terrà oggi. L’ex presidente del Consiglio ha anticipato ciò che dirà in un lungo colloquio con Eugenio Scalfari su Repubblica. Dopo che avrà esposto “gli impegni che ci hanno ridato credibilità e che non possono essere smantellati senza ripiombare nel precipizio che abbiamo evitato”, il Professore si rivolgerà poi direttamente “al Paese, alla pubblica opinione e alle forze sociali e politiche” per leggere “un messaggio, un memorandum”.

Monti lo chiama così, ma sembra più una lista della spesa da fare nei primi cento giorni di governo insieme a chi vincerà le elezioni. I punti chiave? Legge anticorruzione ‘vera’, provvedimento sulle liberalizzazioni, riforma elettorale è altro. E’ l’ex rettore della Bocconi a spiegarne i dettagli a Repubblica: “Una legge aggiuntiva contro la corruzione; quella varata poche settimane fa è stata di fatto concordata con la cosiddetta ‘strana maggioranza‘, ma è manchevole, consapevolmente manchevole di alcuni punti importanti. Bisogna completarla”. Per quanto riguarda gli altri punti della sua agenda, invece, secondo Monti “bisogna rendere più penetrante l’azione antitrust in favore della libera concorrenza (liberalizzazioni, ndr). Portare a termine l’impegno di abolizione delle Province. Cambiare la legge elettorale basandola sui collegi. Dimezzare il numero dei parlamentari. Portare avanti la riforma fiscale. Difendere fino in fondo la riforma delle pensioni. Cambiare il welfare e creare un sistema generale di ammortizzatori sociali. E soprattutto investire nelle scuole superiori, nell’università e nella ricerca”. Molti punti sono in comune col Pd, secondo l’ex premier, che dice di considerare “indispensabile” un’alleanza post elettorale con i democratici. Sul suo futuro politico, però, l’ex presidente del Consiglio non ha detto se sarà in prima persona leader del Centro. O, meglio, ancora non lo sa, non ha deciso: “So che Napolitano preferirebbe che io, pur incoraggiando la parte politica a me più congeniale, restassi in panchina. Vedrò. La notte porta consiglio”.

Per quanto riguarda lo scenario politico generale, a sentire il Professore il centro va rafforzato soprattutto per un motivo: per “fare muro e limitare il riafflusso alla destra populista“. Chiaro il riferimento a Berlusconi, che Scalfari invita a non sottovalutare. Monti è scettico su una possibile vittoria del Cavaliere. “Per la sesta volta? – ha detto – Dopo aver visto quali danni ha fatto all’economia italiana e alla credibilità del Paese?”. Poi il fondatore del quotidiano di Largo Fochetti e l’ex capo del governo ragionano sui numeri. Secondo Monti il centro attuale, con Casini, Fini, Montezemolo e il ministro Riccardi ma senza di lui è stimato dai sondaggi “tra il 9 e il 12 per cento”.

E con lui? “Vedo che i sondaggi su di me mi danno intorno al 40 per cento; alcuni anche di più”. E all’ipotesi di un blocco del Centro con Berlusconi risponde che “non lo farà mai”. E dal Pdl qualcuno potrebbe fare il percorso inverso e migrare al Centro? “Alcune persone per bene, sì, vorrebbero venire al Centro e io non sarei contrario”. Oltre a Pisanu, aggiunge, “ce n’è qualcun altro”. Poi una considerazione sull’appeal non eccezionale dell’attuale movimento centrista del Paese. Se Casini oscilla tra il 6 e il 7 per cento e Fini con il 2, prosegue – è il ragionamento di Mario Monti – è perchè “sono politici fin da ragazzi e la gente non sopporta più i politici professionali. Si parla ormai di esperti e di società civile. E’ questo che non fa decollare il Centro”. Montezemolo, dice, “rappresenta in qualche modo le imprese. Riccardi è il fondatore di Sant’Egidio“.

Poi Scalfari chiede se intende ridar vita alla Dc: “Nessuno di noi pensa questo e io non mi propongo un obiettivo del genere”. Allo stabilimento Fiat di Melfi, Monti si è “commosso” davanti agli operai, ma si è anche “dispiaciuto” per quelli rimasti fuori: “Ma non spettava a me di aprire i cancelli”. Monti oggi illustrerà gli impegni presi che hanno hanno ridato credibilità all’Italia, “purtroppo”, osserva, oltre a Grillo e ai berlusconiani “li contestano anche la Camusso e Vendola. Questa è una forte differenza tra il Centro e il Pd”. “Camusso, Vendola e molti altri nel Pd – sottolinea – vogliono e dicono di voler smantellare quello che è stato fatto. Io sono del parere di Ichino – aggiunge – che del resto è uno dei più fedeli a quel partito e credo nell’onestà intellettuale di Bersani”.