Questo presidente della Repubblica ha idee davvero confuse sui più elementari principi di diritto costituzionale. In particolare, sul sempre più scomodo insegnamento di Montesquieu, la separazione dei poteri. D’altra parte, per uno che ha resuscitato lo Statuto Albertino ed è convinto di essere “sacro e inviolabile” (sarebbe questo il motivo per il quale il codice di procedura non si applica alla distruzione delle sue telefonate), sostituirsi alla magistratura e al Parlamento è una bazzecola.

Sia chiaro, non si tratta di malevole insinuazioni. Napolitano ha spiegato chiaramente quali sono le ragioni per cui ha concesso la grazia a Sallusti.

“…nel rispettare le pronunce dell’autorità giudiziaria in applicazione dell’attuale normativa…” sono state considerate “le dichiarazioni già rese pubbliche dalla vittima della diffamazione …” e la circostanza “che il giornale sul quale era stato pubblicato l’articolo giudicato diffamatorio dopo la condanna del suo ex direttore ha riconosciuto la falsità della notizia formalizzando con la rettifica anche le scuse”. “Rispetto”? Le dichiarazioni del magistrato diffamato, conosciute dai giudici, non furono evidentemente considerate rilevanti per evitare la prigione a Sallusti; l’ammissione della menzogna è avvenuta a distanza di anni dal fatto, dopo la condanna definitiva; e le scuse, per piacere… Nessuno ha detto a Napolitano che Sallusti ha più volte ingiuriato i magistrati della Corte di Cassazione dicendo che erano “in malafede” e chiamandoli “infami”? Questo sarebbe il rispetto dovuto alle sentenze della magistratura? Ipocrisia bella e buona. E incoerenza, anche. Comunicato del Quirinale 12/1/2008: “La grazia, qualora applicata a breve distanza dalla sentenza definitiva di condanna assumerebbe il significato di una valutazione di merito opposta a quella del magistrato, configurando un ulteriore grado di giudizio che non esiste nell’ ordinamento e determinando un evidente pericolo di conflitto di fatto tra poteri”. Ma, per Sallusti e la casta di appartenenza (così servile nella sua gran parte), conflitto più, conflitto meno…

“La decisione di commutare la pena raccoglie gli orientamenti critici avanzati in sede europea rispetto al ricorso a pene detentive nei confronti di giornalisti”. Jan Malinowski, capo della divisione Media e Società dell’Informazione del Consiglio d’Europa al 50° congresso annuale dell’Associazione Giornalisti europei, ha spiegato che il problema consiste nel rimuovere ostacoli e impedimenti alla libera circolazione delle notizie e delle opinioni e nell’opporsi attivamente agli abusi e alla censura. Napolitano dovrebbe essere in grado di distinguere tra informazioni vere e informazioni false; tra opinioni e diffamazioni; mi consta che sia un giurista, un professore di diritto ecclesiastico. In ogni modo gli offro un’occasione di riflessione. Tale Christopher Chaney, blogger, che ha pubblicato le fotografie di alcune attrici nude, qualche giorno fa è stato condannato, in Usa, a 10 anni di prigione. È più grave offrire gratuitamente le bellezze di Scarlett Johansson e Christina Aguilera (se si paga va tutto bene, le riviste specializzate pubblicano quotidianamente foto del genere) o far credere ai lettori che un magistrato ha violato la legge e ha assassinato un bambino (feto) violentando la volontà di sua madre?

Per finire. “Si è anche valutato che la volontà politica bipartisan espressa in disegni di legge e sostenuta dal governo, non si è ancora tradotta in norme legislative per la difficoltà di individuare, fermo restando l’obbligo di rettifica, un punto di equilibrio tra l’attenuazione del rigore sanzionatorio e l’adozione di efficaci misure risarcitorie”. Cioè, il Parlamento non si è trovato d’accordo e la legge non è stata emanata. Ragion per cui il Re ha pensato bene di anticipare i tempi. Lo diceva anche Napoleone: la salmeria seguirà.

Però, signor Presidente, ci aspettiamo da lei un minimo di coerenza: la grazia per tutti i giornalisti che saranno condannati in futuro a pene detentive a seguito di non importa quale articolo, per quante menzogne abbiano scritto. Le preannuncio fin da ora che, se riuscirò a mettere le mani sul testo delle sue telefonate con Mancino, le pubblicherò con adeguati commenti. Maestà, l’art. 3 della Costituzione sarà ancora in vigore? Sarò graziato anche io? Tenga conto che, tra me e Sallusti, ci sarà una grande differenza: io avrò detto la verità…

Il Fatto Quotidiano, 22 dicembre 2012