Lunedì scorso il Parlamento filippino ha raggiunto un risultato storico. Dopo oltre un decennio di ostruzione da parte della Chiesa cattolica locale, la discussa proposta di legge sulla contraccezione ha passato il vaglio di Camera e Senato ed entro la fine dell’anno, dicono i più ottimisti, sarà controfirmata definitivamente dal presidente Benigno S. Aquino III, uno dei suoi più strenui promotori.

L’arcivescovo di Batangas, Ramon Arguelles, alla vigilia del voto, ha paragonato il presidente Aquino all’assassino della scuola di Newton. Secondo Arguelles, come Lanza ha massacrato 20 bambini nella sparatoria della scorsa settimana, così Aquino, quando firmerà la legge, decreterà la morte di milioni di bambini. La legge in questione faciliterà l’accesso ai contraccettivi alle donne ed obbliga il sistema scolastico statale ad introdurre lezioni di educazione sessuale.

Edwin Lacierda, portavoce del presidente Aquino, ha definito il voto di lunedì come un evento “storico”, mentre la senatrice Miriam Defensor-Santiago, una delle promotrici della bozza di legge, ha spiegato che nonostante l’opposizione della Chiesa “non c’è nulla di più potente di un’idea il cui tempo è ormai giunto”. L’influenza della Chiesa cattolica nel Paese – su 100 milioni di abitanti, secondo le stime, almeno l’80 per cento è di fede cattolica – ha sempre contribuito ad osteggiare le pratiche contraccettive, creando nelle Filippine un caso più unico che raro nella regione del sudest asiatico.

Nelle Filippine, secondo i dati del 2010, ogni madre ha in media 3,1 figli– cifra più alta della regione – mentre secondo una ricerca del governo tra il 2006 e il 2010 la mortalità delle madri durante il parto è cresciuta del 36 per cento. Statistiche imputabili alla grave condizione economica in cui versa il Paese – che nel tentativo di uscire dalla crisi del 2008 ha siglato accordi di supporto economico con Usa, Asean e Banca per lo sviluppo dell’Asia per centinaia di milioni di dollari – ma soprattutto, sostengono i promotori della legge, dall’ingerenza della Chiesa nel controllo delle nascite.

Nonostante un sondaggio del 2011 condotto dalla Social Wather Stations indichi che il 68 per cento dei filippini è favorevole a fondi governativi per metodi contraccettivi naturali ed artificiali, per 13 anni la proposta di legge è rimasta bloccata in Parlamento, bocciata ripetutamente dai partiti conservatori allineati ai dettami della religione dominante nel Paese.  

Alla notizia del voto favorevole del Senato, secondo la stampa locale, molte donne e sostenitori della legge si sono riversati in strada a festeggiare. Una delle firmatarie della proposta di legge, Pia Cayetano, ha dedicato la legge a “tutte le donne povere del Paese, per coloro che non sanno nemmeno di avere il diritto di non essere malmenate dai propri partner”, spiegando che non è ancora il momento di festeggiare, “questo è solo il punto di partenza”. 

Le ha fatto eco la deputata Santiago, descrivendo l’errore della Chiesa nel non appoggiare la proposta di legge come un ripetersi della Storia, paragonandola alla persecuzione di Copernico. “La Chiesa cattolica ha compiuto molti errori perché è un’istituzione umana” ha dichiarato Santiago. Ma la Chiesa non si è data per vinta. Il vescovo Gabriel Reyes, parlando con la stampa, ha spiegato: “La Chiesa continuerà ad istruire la nostra popolazione, spiegando i mali della contraccezione”.

di Matteo Miavaldi